sciopero-generale12 marzo: sciopero generale CGIL, in piazza per ‘Lavoro, Fisco e Cittadinanza’

Ore 9.00 concentramento in Via Casali (IVECO) e conclusione in Piazza Garibaldi.

partecipiamo allo sciopero generale:

La crisi non è finita. A dispetto delle menzogne degli uffici studi, degli organismi internazionali, del governo Berlusconi, la crisi economica globale non è finita e gli effetti drammatici su lavoratrici
e lavoratori sono appena iniziati.
Ma cos’è questa crisi? Ci hanno raccontato che è tutta colpa di banchieri cattivi che hanno messo in difficoltà la “sana” economia e gli imprenditori produttivi con le loro speculazioni finanziarie.
La realtà è un po’ differente. Non ci sono imprenditori “buoni” e speculatori “cattivi”: la finanziarizzazione dell’economia e le speculazioni borsistiche sono state uno strumento che il capitale nel suo insieme ha utilizzato per aumentare i profitti attaccati negli anni ‘60/’70 dalle conquiste operaie e sociali e dalle diverse condizioni di scambio internazionali.
Per abbattere quelle conquiste il padronato ha utilizzato tutti i mezzi per imporre il proprio dominio: ristrutturazioni e delocalizzazioni
produttive, distruzione delle tutele giuridiche del lavoro, precarizzazione, divisione tra
lavoratori nativi e migranti…
Oggi la crisi continua, e continua l’uso della crisi da parte dei padroni che espellono migliaia di lavoratori dalla produzione, riducono i diritti e aumentano lo sfruttamento di chi lavora. La speculazione sulle aree è lo strumento più diffuso dell’uso padronale della crisi, favorito dalle
politiche governative – che dagli Stati uniti all’Europa (e all’Italia)hanno iniettato ingenti aiuti finanziari proprio alle banche e agli stessi responsabili della crisi – e dalla sostanziale acquiescenza della minoranza parlamentare.
E sono proprio i Marchionne di turno – salutati anche a sinistra come imprenditoria “progressista”
– a fare il lavoro più sporco e a insegnarci cosa sia il capitalismo italiano: acquisire nuove imprese
senza tirar fuori un soldo; chiudere stabilimenti interi scaricandone i costi sociali sul bilancio
dello Stato; aumentare comunque carichi e ritmi di lavoro negli stabilimenti ancora in funzione; utilizzare cassa integrazione insieme a straordinari in nome della flessibilità; e distribuendo cospicui
dividendi ai propri azionisti utilizzando i finanziamenti pubblici.
Così sono capaci tutti di fare gli imprenditori!
E intanto continuano le appropriazioni private dei beni comuni e pubblici, e anche la pesante e
pericolosa crisi ambientale diventa occasione di nuovi profitti con il “capitalismo verde” e il mercato delle emissioni.
Decisamente questo sistema economico e sociale che sfrutta senza pietà lavoratrici e lavoratori, che
crea milioni di disoccupati, lavoro nero e una precarietà dilagante, che taglia la spesa sociale e che usa le risorse dello stato per garantire i profitti ai privati e socializzare le perdite, non è accettabile.

Davvero le nostre vite – sempre più a rischio – devono valere più dei loro profitti!