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Venerdì 12 marzo, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL, siamo scesi in piazza per protestare contro la riforma Gelmini varata dal consiglio dei ministri nelle scorse settimane.

In un centinaio abbiamo sfilato per le vie della città, cercando di bloccare il traffico nonstante i limiti imposti dalla questura di Mantova. Tali limiti rappresentano un chiaro attacco al diritto di manifestare pacificamente per esprimere il proprio dissenso, diritto garantito dalla costituzione. Impedire agli studenti di sfilare davanti al provveditorato agli studi e impedire durante il corteo soste superiori a cinque minuti è un tentativo per sminuire l’efficacia della protesta. Di fronte a tale provvedimento abbiamo scritto un apello, ottenendo la solidarietà del Coordinamento Precari Scuola Mantova, di Sinistra Critica Mantova e di alcuni esponenti della FIOM.

Noi, per opporci a questo, forti della solidarietà ottenuta, abbiamo bloccato il traffico in viale Risorgimento con un sit-in durato una decina di minuti. La manifestazione è poi proseguita ricca di contenuti ed interventi.

Di fronte al proprio comitato elettorale, abbiamo contestato il PD. Non ci dimentichiamo infatti della riforma Fioroni, che, continuando il processo di privatizzazione di scuola e università, ha rafforzato l’autonomia scolastica (strumento per lasciarle senza soldi in mani ai finanziatori privati), ha dato più poteri nel consiglio di classe ai professori di religione e ha inasprito il recupero dei debiti, mentre tagliava risorse pubbliche. Non dimentichiamo nemmeno quanto sia costata la presidenza del PD nel consiglio comunale per la nostra città: siamo stufi di assistere a continue colate di cemento sul nostro suolo, utili a riempire soltanto le tasche di rampanti imprenditori locali e a rendere dormitori i quartieri popolari.

Poco più in là, in sit-in davanti al comitato elettorale di Lucchini, abbiamo gridato il nostro sdegno nei confronti del PDL, della sua politica di privatizzazioni di beni comuni, e soprattuto nei confronti della riforma Gelmini, che non fa altro che creare una scuola basata su tagli economici e disugualianze tra gli studenti, negando un futuro a chi non può permettersi economicamente di studiare.

Il corteo è poi proseguito verso l’università, dove si è parlato del processo di Bologna, proprio in occasione del suo decennale e della contestazione a Vienna. Questo processo, promosso dai ministri dell’istruzione dei paesi europei, porterà alla standardizzazione delle università europee, all’insegna di un sapere nozionistico dovuto all’ingresso dei privati negli atenei e alla scolarizzazione delle facoltà.

La sede locale della Lega Nord dietro l’angolo, richiedeva una sosta. Mentre veniva denunuciata la politica xenofoba e razzista portata avanti da questo partito anche solo in ambito scolastico (basti pensare al comune di Goito o o alla proposta del tetto del 30% per gli studenti migranti), abbiamo attaccato adesivi e cartelloni intorno alla vetrina leghista.100_4480

Questo è stato poi riportato dai media con servizi e articoli fantasiosi che corrispondono a ricostruzioni falsate, utili in tempo di campagna elettorale. Dalla Voce di Mantova e dal Tg Mantova siamo stati accusati di aver assaltato la sede della Lega con lanci di bottiglie e uova, un modo un po’ bizzarro per descrivere una pacifica ‘sanzione’ con adesivi. Chiaramente i giornalisti del quotidiano e dell’emittente televisiva, oltre che non essere essere presenti alla manifestazione, non si sono preoccupati di sentire la versione del collettivo.

Il corteo, conclusosi poi in piazza Erbe, è stata anche l’occasione per portare avanti due importanti iniziative del collettivo: la lotta per uno spazio assembleari e le ‘RiPop!’. Per la prima è iniziata una raccolta firme con la richiesta per la Provincia di provvedere alla mancanza di uno spazio dove poter esercitare il nostro diritto d’assemblea. Le scuole cittadine, infatti, non hanno aule sufficientemente capienti per assemblee d’istituto e noi studenti siamo quindi obbligati a sborsare soldi per il noleggio di una struttura privata. Nemmeno il modo in cui lavorano comune e provincia però ci piace: non vogliamo che la costruzione di questo spazio si trasmormi nell’ennesima colata di cemento, all’insegna della speculazione edilizia ed ai danni della collettività. Vogliamo quindi la riqualifica di una struttura già esiste ed inutilizzata. Le ripetizioni popolari (RiPop!) sono invece un servizio concreto fornito dal collettivo e dal Coordinamento Precari Scuola. Le ultime riforme, infatti, hanno privato quasi totalmente gli studenti di avere una possibilità di recupero gratuito delle materie insufficienti. Spariti i corsi di recupero scolastici, l’unico modo per ricevere un’istruzione qualificante è quello di affidarsi a delle costose ripetizioni private. In questo modo però l’istruzione diventa un provilegio di pochi, lasciando gli studenti di famiglie meno agiate costretti ad accontentarsi del poco che ricevono in lezioni sempre più approssimative. Le RiPop! Consistono quindi in lezioni tenute da professori del Coordinamento Precari Scuola agli studenti in difficoltà, in cambio di una libera e volontaria sottoscrizione per finanziare il progetto.

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La protesta di venerdì è stato un segnale di come anche gli studenti mantovani, vedendosi negare il proprio futuro, non deisderano altro che smantellare questa vergognosa riforma scolastica, basata solo su privatizzazioni e tagli, riprendendosi ciò che gli spetta.

-collettivo acatoro

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Prove tecniche di repressione

1984comunicato del Collettivo Studentesco ‘Aca toro

In occasione del corteo studentesco che abbiamo indetto per venerdì 12 marzo, in concomitanza con lo sciopero generale indetto dalla Cgil, ci sono arrivate dal questore di Mantova prescrizioni e limitazioni alla nostra manifestazione che giudichiamo molto gravi.  Il questore prescrive soste durante il corteo di durata non superiori ai 5 minuti, giustificando tale presa di posizione con la limitazione dei disagi causati al traffico veicolare. Un provvedimento che lede l’efficacia stessa della manifestazione. Un viale o una strada che vengono attraversati da un corteo, causano per forza un blocco della circolazione. Un discorso al microfono, davanti a un luogo simbolico necessita di un tempo variabile a discrezione dell’oratore: non si può decretare per direttiva che l’articolazione di un pensiero non possa superare i 300 secondi.
A chi riferisce del proprio operato il questore di Mantova? Alla Polizia Locale o al Ministero dell’Interno?
Un’altra prescrizione che ci è stata notificata riguarda l’itinerario del corteo, che ha subito numerose modifiche rispetto la richiesta che avevamo inoltrato alla Digos di Mantova. Per la prima volta la questura decide quale deve essere il percorso più diretto per un corteo, senza accogliere le richieste di svolgimento della manifestazione stessa in luoghi che gli stessi organizzatori giudicano importanti o significativi.  Ci siamo visti negare il passaggio per il provveditorato agli studi, luogo decisivo e simbolico per le mobilitazioni e le vertenze studentesche, per quelle dei docenti precari e del personale ATA, e la notificazione di terminare la manifestazione in Piazza Mantegna invece che in Piazza Virgiliana.  Si tratta di episodi molto gravi che non hanno precedenti nella storia recente. Ci immaginiamo se a un corteo di operai che manifesta contro il trasferimento della propria azienda dove la manodopera costa meno, fosse vietato di sfilare davanti alla sede di Confindustria o se la questura vietasse lo svolgimento di manifestazioni davanti alla Prefettura, istanza territoriale dello Stato nella nostra città. Anche l’accettazione del principio di contingentare i tempi di una manifestazione rimane senza senso, se non quello di aprire inquietanti scenari sulle modalità di rilasciare le autorizzazioni per i cortei.  E cosa ci si dovrebbe aspettare la prossima volta? Un corteo da svolgersi solo in Z.T.L.? Un corteo che attraversi solo i vicoli del centro in modo da evitare l’interruzione dello shopping? Una manifestazione che non superi i 14 minuti di interruzione del traffico veicolare? Una manifestazione che si tenga ma che non sia visibile?
In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo e che stiamo pagando a caro prezzo, lanciamo un appello a lavoratori, organizzazioni sindacali, organizzazioni politiche e associazioni per costruire un elemento di democrazia e di solidarietà contro questa ingiustizia che subiamo noi oggi, ma che rischia di riguardare tutte e tutti.

Aderisci all’appello, lascia un commento o invia una mail a i486@anche.no

Una riforma 3D: Disoccupazione, disegualianza, diseducazione

3dstudentsOggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio dei ministri non fa’ altro che rafforzare l’idea già esistente. È vero, come si continua a sentire ai media, che è necessaria una riforma delle scuole superiori (l’ultimo riordinamento risale al 1923 con la riforma Gentile), ma non la si può basare su tagli economici. Il taglio epocale di cui si parla, attuato senza un minimo confronto con le organizzazioni sindacali, prevede la riorganizzazione degli istituti, sfoltendo indirizzi e riducendo gli orari, con l’ovvia conseguenza di   un aumento della precarietà tra gli insegnanti: spariranno circa 17mila cattedre.
In realtà, però, la riforma non si riduce solo a questo : dietro c’è il tentativo di separare il sistema scolastico in due categorie. Da una parte ci saranno i licei, che vengono toccati meno dalla riforma subendo solo un accorpamento. Dall’altra, frequentati per la maggiore da migranti e da studenti appartenenti alla fasce subalterne della società, gli istituti tecnici e professionali, per i quali è prevista una nettariduzione dell’orario scolastico con la ‘promessa’ di più laboratori nei quali trascorrere le ore che non si passano imparando la teoria sui libri. Per queste scuole le ore giornaliere saranno di 60 minuti, e quindi non più divise in moduli da 50, inoltre passeranno da 36 (40 per i professionali) a 32 le ore settimanali.
Grazie a questa divisione in terza in media si dovrà compiere una sceltaancor più difficile: il divario tra i due “settori” rende ancor più complicato il passaggio da un tipo di scuola ad un altra, favorendo la dispersione scolastica. Scegliendo il proprio futuro in questo modo si costruisce una società classista, in cui le forbici tra i figli dei benestanti e quelli degli operai o dei migranti si allargano sempre di più, segnando il proprio futuro già dall’infanzia.La riforma non è altro che il proseguimento del percorso iniziato con Berlinguer e portato avanti sia da centrodestra che da centrosinistra. Noi ci opponiamo a questo taglia e cuci delle riforme precedenti e, decisi a riprenderci il nostro futuro, continueremo a riunirci, a costruire socialità e a lottare dentro e fuori dalle nostre scuole.

MANIFESTAZIONE STUDENTESCA
venerdì 12 marzo
stazione apam, viale Risorgimento – concentramento ore 8.30