simboloacatoroQuest’anno scolastico è iniziato nel peggiore dei modi: la Riforma Gelmini ci ha consegnato tagli enormi all’istruzione e un diritto allo studio umiliato. Edifici fatiscenti, aule sovraffollate, insegnanti precari e presidi vacanti diventano la nostra quotidianità nella scuola pubblica, con in più la beffa di vedere regalati sempre più fondi alle scuole private.
Il
diritto alla mobilità versa in condizioni anche peggiori: con il contributo della riforma Gelmini, che ha diversificato gli orari degli istituti, il servizio di Apam, già dequalificato negli ultimi anni, è letteralmente esploso, costringendo gli studenti ad attese interminabili sotto le“stazioni passanti”, che altro non sono che semplici pensiline fatte per colmare il danno provocato dalla chiusura della autostazione unica di Piazzale Mondadori, venduto dalla Provincia per far cassa.
Sono stati anni in cui
i biglietti e gli abbonamenti hanno continuato a crescere e il numero delle corse a diminuire, al solo scopo di ottenere profitti sempre maggiori, senza contare il costante e ignobile sfruttamento dei lavoratori nel settore dei trasporti. Per questo non sopportiamo le uscite degli stessi partiti politici che comandano Apam seduti nel C.d.a. o come azionisti pubblici da anni e ora cercano di smarcarsi per guadagnare voti sulla pelle dei lavoratori di Apam e sulle nostre tasche. I politici locali affermano che non ci sono soldi, dopo aver tagliato per anni e venduto sul mercato il diritto alla mobilità. Pensano che ci arrenderemo credendo a ciò, mentre vediamo sperperare miliardi per progetti speculativi come il tunnel sotto i laghi o la realizzazione di un’inutile autostrada tra Mantova e Cremona.
Ci vorrebbero robotizzati, muti, studenti diligenti che pensano solo alla scuola, che pranzano a metà pomeriggio, fanno i compiti e poi tutti a letto che la sveglia del giorno dopo è alle 5. Si ripetono così le giornate passando da
autobus da sardine a classi sovraffollate.
E poi il ministro Gelmini, con la pancia piena e la faccia rilassata ci vorrebbe parlare di
qualità e meritocrazia mentre taglia 8 miliardi di euro e 70mila insegnati, di un rigore che scompare di fronte a piani didattici creativi: si usa il verbo migliorare per ridurre l’ orario delle lezioni e dei laboratori.
Gli studenti e le studentesse di ‘Aca Toro da anni lottano per una scuola più giusta e accessibile a tutti. Dalla lotta al caro-libri col mercatino estivo alle manifestazioni contro le riforme che i governi di entrambi gli schieramenti hanno votato negli anni a danno del mondo della scuola.
Quest’autunno prepariamoci a scendere in piazza per riprenderci tutto prima che sia troppo tardi: vogliamo una scuola pubblica di qualità per tutti e tutte e rivendichiamo un trasporto pubblico che garantisca il diritto alla mobilità.