I centri commerciali, gli outlet e i megacenter sembrano, nonostante il loro grigio e i loro neon, i luoghi da cui può cambiare la direzione in cui soffia il vento. L’ immediata risposta dei lavoratori del fashion district, alla proposta dirigenziale di estendere l’orario e i giorni di apertura, sfruttando la legge 214/11 del governo tecnico, fa emergere un’indisponibilità a sacrificare ulteriormente i propri tempi di vita.

I luoghi in cui lavoriamo sono moderne cattedrali, del consumo, che sintetizzano varie contraddizioni di un sistema economico che ha scelto di uscire dalla crisi aumentando lo sfruttamento a livello mondiale.

Nonostante negli ultimi anni siano aumentate le ore di lavoro, con la favola dell’impegno per aumentare le vendite, abbiamo visto diminuire salari (non pagamento degli straordinari) , tempo per vivere, diritti e libertà sindacali.

La situazione sembra in costante peggioramento, basta osservare come il governo dei “tecnici” sia obbediente alle indicazioni della Banca Centrale Europea o ai suggerimenti di Confindustria, per favorire i licenziamenti e privatizzare i beni comuni.

Il calo dei consumi è un fattore non eliminabile a livello mondiale, in quanto è parte e conseguenza della crisi economica.

Questa è esplosa dopo anni in cui, per continuare ad aumentare inutilmente la produzione e il consumo, famiglie e stato si indebitavano mentre i più ricchi vedevano diminuire le tasse attraverso sgravi fiscali.

Il debito pubblico, creato per salvare le banche e le imprese che delocalizzano, è il mezzo attraverso cui stanno giustificando le liberalizzazioni e la creazione di un mercato del lavoro selvaggio.

Per alzare la testa dobbiamo sognare di più della pasqua e del ferragosto.

Il lavoro, le nostre vite e i nostri sogni non sono una merce, per la libertà possiamo solo contare sul nostro pensiero e sulla solidarietà tra chi è oppresso , per tutto il resto, non c’è neanche più mastercard.

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Mantova Rivolta il Debito