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Verso l’ #11ottobre studentesco
il #12 ottobre dei movimenti ambientali
il #15 ottobre della lotta contro il pagamento del debito

il #18 ottobre sciopero generale dei sindacati di base
il #19 ottobre manifestazione per casa, reddito e difesa del territorio

Non è colpa dell’eccessiva spesa pubblica, dell’ “aver vissuto sopra le proprie possibilità” o di qualche squalo di Wall Street. È una crisi strutturale del modello di sviluppo che governa i processi politici ed economici globali. Eppure la crisi colpisce forte e quotidianamente ogniuno di noi.
Non si è più solidali per non perdere il posto di lavoro, oppure non si sa dove sbattere la testa nel cercarlo. Si fatica ad arrivare a fine mese, a pagare l’affitto, si risparmia sul cibo.
La sanità è sempre meno garantita, chiudono gli ambulatori, i presidi medici e vengono precarizzati i dipendenti.
I prezzi dei trasporti aumentano quanto quelli delle richieste di sgombero. Nel mentre si esaudiscono le richieste delle banche centrali europee, svendendo il patrimonio immobiliare e cementificando inutilmente quello agricolo.
Con il mito del progresso e dell’interesse nazionale vengono militarizzati i territori per fare grandi opere, inutili dal punto di vista dei servizi offerti alla società, ma utili ad ingrassare con soldi pubblici le grandi imprese. Così cresce un debito illegittimo.
Proprio con Confindustria CGIL, CISL e UIL hanno siglato un accordo il 31 maggio che nega la libertà sindacale e di sciopero. Un patto per anestetizzare con casse integrazioni (soldi pubblici) la rabbia di licenziati ed esodati, un modo per far pesare sulle famiglie le revisioni di spesa del Fiscal Compat.
Il governo di larghe intese prova a creare “distrazioni di massa” sull’ineleggibile Berlusconi, mentre sostenendosi a vicenda PD e PDL lanciano un nuovo piano di privatizzazioni che brucerà denaro pubblico e posti di lavoro.