Questo breve contributo a cura di Favilla-CommuniaMantova vuole essere uno strumento orientativo per le studentesse e gli studenti di Mantova che si stanno opponendo al progetto della settimana corta che entrerà in vigore il prossimo anno a causa dei tagli al trasporto pubblico. Seppur in modo un pò scolastico speriamo possa orientare gli studenti nella fitta rete di responsabilità e scelte che, con la privatizzazione dei servizi pubblici, sono sempre meno nette e comprensibili.

Introduzione: il capitalismo è il sistema economico dominante a livello mondiale, si basa sull’investimento di ricchezza in un’arena concorrenziale, per ottenerne un volume maggiore rispetto quella di partenza.
Nel momento in cui si diffuse dall’Inghilterra, a partire dalla metà del ‘700, vennero distrutti diversi legami sociali tradizionali e gli individui divennero forza lavoro da acquistare nel mercato.
Le conseguenze furono il lavoro minorile, lo spostamento dalle campagne alle baraccopoli malsane ai margini delle città, l’eliminazione di qualsiasi forma di solidarietà sociale per i più sfortunati (vecchi, invalidi, donne e bambini). Dalla seconda metà dell’ 800 nascono varie forme di redistribuzione (minima) della ricchezza chiamate WELFARE (pensione) e forme di servizi sociali (scuola, trasporti, sanità) che nel corso del ‘900 saranno estese a tutta la popolazione.
A partire dagli anni ’80 (’90 in Italia) diventano egemone la teoria economica neoliberista, che sollecita un capitalismo libero da qualsiasi obbligo di redistribuzione e la privatizzazione dei servizi sociali (oltre che dei territori e dei beni comuni).

1) APAM nasce nel ’49 per volontà del sindaco Giuseppe Rea che riteneva indispensabile il servizio di trasporto pubblico per una società come Mantova. Nel ’73 le lotte del movimento studentesco ottengono di integrare le agenzie di trasporto private che si muovevano in provincia in APAM. A fine anni ’90 inizia il passaggio da consorzio pubblico a società per azioni.

2) come e chi privatizza? Il decreto Burlando del 1997 (D.lgs. n. 422 del 18 novembre 1997) trasferì la competenza del TPL (trasporto pubblico locale) dal governo nazionale agli enti locali (la provincia è responsabile del trasporto su gomma). L’obiettivo della riforma era quello di passare da una gestione monopolistica del pubblico ad una concorrenziale tra imprese private. Nel 2009 l’ approvazione dell’art.4 del Decreto Legge n. 78/2009 che obbliga l’ente che affida direttamente ad un’impresa (come il nostro caso tra la Provincia di Mantova e APAM) ad appaltare il 10% del servizio oggetto dell’affidamento ad altri soggetti.
Queste leggi obbligano i consorzi che gestivano il trasporto pubblico a trasformarsi in società
di capitali, a creare un mercato in cui il vostro diritto alla mobilità diventa una merce.
 

3) chi decide i tagli? Dal 2008 Apam esercizio Spa è una società per azioni di proprietà di Apam
Spa. Questa è controllata per il 54,92% dalla Provincia e dai 66 Comuni, mentre il 45% lo
detiene NTL Srl  (partecipata al 50% da ATB Mobilità Spa e Brescia Trasporti Spa).
La regione riceve la quota stabilita dal fondo nazionale per il TPL e la gira a ciascuna provincia.
Per il 2015 è stato deciso un taglio di 50 milioni dal fondo del TPL in linea con le richieste della BCE e della Deutsch Bank, poiché nei mercati finanziari dell’economia neoliberista sei affidabile se crei un sistema di concorrenza anche nei servizi pubblici. Più privato = Più punti nei mercati.
In questa situazione la Provincia è allo stesso tempo azionista (detiene delle quote di Apam) e “castrata” da alcune funzioni gestionali che non le competono più in relazione alla legge per l’accorpamento delle province.

4) chi paga? Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un peggioramento dei servizi del trasporto pubblico. Sono aumentate le tariffe e la “razionalizzazione” si è tradotta non in una pianificazione nazionale, quanto in un taglio di tutto ciò che non creava profitto, negando il diritto alla mobilità per chi abita nei posti meno raggiungibili. La Lombardia ha investito (in realtà debito pubblico) 2,4 miliardi di euro per l’autostrada inutile BeBreMi, ma non ha soldi da investire sui servizi socialmente indispensabili come trasporti, scuola e sanità. Paghiamo 2 volte: per l’assenza di servizi sempre meno finanziati e quindi sempre più costosi; per le speculazioni sulle grandi opere infrastrutturali.

5) Quali Alternative? Innanzitutto i servizi pubblici non devono essere considerati merce e l’accordo economico segreto tra Europa e Stati Uniti denominato TTIP/TISA peggiorerà questa mercificazione dei bisogni. Non è possibile che qualcuno faccia l’imprenditore su un bisogno sociale senza il quale non si può vivere nelle società contemporanee (tutti noi beviamo acqua, ci muoviamo per andare a scuola o a lavoro, ci curiamo se stiamo male). L’unica prospettiva intelligente è una gestione dei servizi che sia pubblica e partecipata dai soggetti che la utilizzano e che vi lavorano.