Sabato arriverà a Mantova l’architetto Stefano Boeri con il suo progetto “Vesparch” che consiste nel girare in motorino una città soffermandosi nei quartieri maggiormente colpiti da “degrado” e “abbandono” per immaginare (e poi progettare) soluzioni architettoniche.
L’iniziativa si inserirà nella giovanissima campagna elettorale di Palazzi, già sponsorizzato dal responsabile economia del PD, nonché figlio dell’AD di Piaggio, Matteo Colannino.
Finalmente l’idea di città e di politica di Mattia assume dei contorni più precisi e una concretezza sotto la patina del nuovismo.
Siamo già passati alla fase 2 della campagna elettorale, quel breve surrogato di partecipazione condensatosi nelle assemblee di quartiere per lanciare il presidente di Arci Mantova nelle primarie del Partito Democratico, è esaurito e lascia posto al one man band (versione scooter boy) che ti fa “svoltare” il quartiere periferico.
Al netto di quanto si voglia accusarci di essere eccessivamente critici, ci pare palese il passaggio dal confronto pubblico collettivo alla consulenza ad un architetto che è stato responsabile dell’evento speculativo EXPO2015 fino al 2011, creatore dell’inutile bosco verticale nel quartiere Isola e specialista nel recupero di zone portuali o industriali inattive in diverse città europee.
Questo giro in vespa, una versione tamarra de “le mani sulla città” (anche se avremmo preferito il booster) passerà in rassegna zone di Mantova periferiche o che non conoscono più la centralità di un tempo (i negozi sfitti di Valletta Valsecchi, Lunetta, Fiera Catena e piazza Virgiliana).
Non sappiamo ancora se dovremmo rimpiangere i deliri della lista Benedini di 5 anni fa (un continuo strepitare di metropolitane leggere, tunnel sotto i laghi e parcheggi multi-piano che sembrava di guardare un film di Nolan), quella che conosciamo è la filosofia senza futuro del consumo del suolo a cui rispondono Palazzi, Boeri e i gruppi imprenditoriali che hanno alle spalle.
In una fase di crisi di accumulazione il capitalismo rinuncia a proporsi positivamente sottolineando il beneficio sociali dell’investimento e della concorrenza, piuttosto si propone come (finto) risolutore dei problemi che ha creato.
Expo2015 ne è un esempio: l’esposizione universale, evento simbolo del progresso industriale, viene intitolata “nutrire il pianeta” nonostante trovino in essa un ruolo centrale le multinazionali dell’industria alimentare che hanno affamato il mondo.
Allo stesso modo a livello urbanistico, per alimentare la speculazione edilizia c’è bisogno di concetti come “abbandono” e “degrado”, maneggiati dalla casta politica e dai gruppi editoriali, per fare leva e dare senso ai propri progetti. In questo modo a Milano interi quartieri popolari storici sono stati rasi al suolo per dare vita a progetti architettonici accessibili solo alle fasce più alte, mentre gli abitanti storici dovevano spostarsi sempre più in periferia.
Conosciuto come “gentrificazione” da più di vent’anni negli Stati Uniti, questo processo di “rinnovamento” di aree povere e depresse è in realtà un atto di “sostituzione” della popolazione povera con quella ricca.
E così si creano nuove periferie ancora più separate dal centro invece che cercare di risolvere l’impoverimento di alcune zone con un’urbanizzazione pianificata e di qualità in cui venga coinvolta direttamente la cittadinanza.
I movimenti per il diritto alla città, nati principalmente nel sud del mondo, zona in cui le differenze tra le zone ricche e povere di una città sono fatte di mura e filo spinato, hanno affermato che le risorse sono distribuite in modo diseguale su un territorio e le popolazioni devono lottare per un’equa re-distribuzione.
La presenza o l’assenza di servizi, il rapporto percentuale di spazi pubblici e privati e le soluzioni architettoniche adottate influenzano profondamente le vite degli individui, le loro possibilità di mobilità sociale e le interazioni sociali che si generano nella collettività.
Pur senza le intercettazioni con soggetti in odore di mafia, Palazzi andrà comunque a rispondere positivamente ad un modello di sviluppo speculativo formato dalla concorrenza tra grandi gruppi di costruttori (tra cui le coop rosse presenti in ogni grande opera del nostro paese). É lo stesso modello perseguito dal Partito Democratico a livello nazionale come nel decreto “sblocca Italia” in cui, in modo più esteso, il territorio nazionale potrà essere traforato intensivamente dalle multinazionali del petrolio.
Nonostante una campagna elettorale di maggiore spessore rispetto a quella dei concorrenti, nella città di Palazzi non ci sarà spazio per un piano di urbanizzazione partecipato dai cittadini.

FAVILLA – communiaMantova
Spazio Sociale La Boje!