130 ANNI DA “LA BOJE!”

INTRODUZIONE

L’Italia l’è malada

L’italia degli anni ’80 del secolo XIX poteva, metaforicamente, essere dipinta con le sembianze di una giovane donna malata; dalle membra stanche e smunte, il viso pallido e dall’espressione triste che lascia trasparire una cocente delusione.

Tale immaggine era un riflesso delle reali condizioni di vita delle classi rurali, falcidiade dalla pellagra e che pagarono il prezzo più alto dei compromessi del processo di unificazione nazionale.

Se all’indomani della proclamazione del Regno D’Italia, il malcontento dei contadini del Sud Italia alimenta il fenomeno del brigantaggio, fomentando una sanguinosa guerra civile; le condizioni dei lavoratori della terra e delle classi popolari della pianura padana non è certo rosea.

In entrambi i casi, l’unità nazionale tradì, in parte, le speranze di riscatto e uguaglianza sociale alimentate dalle rivoluzioni repubblicane del 1848.

E’, forse, da questa cesura che nasce l’idea della “Italia malata” diffusa nelle campagne padane. Contemporaneamente, tra i ceti egemoni composti in larga misura dai propietari terrieri; più che la pellagra, si diffondeva una “grande paura (la grande peur) ” provocata dallo spettro che si aggirava in Europa: il Socialismo. Le rivolte contadine sono state una presenza costante del passato, ma per la prima volta, sembrava esse potessero trasformarsi in rivoluzione grazie alla nuova dimesione ideologica che si andava diffondendo.

La provincia di Mantova è, forse, la realtà più emblematica di tutti i processi in atto in quegli anni, che influenzeranno anche i decenni successivi.

A partire dalla congiura di Belfiore, si era diffusa una coscienza politica che predicava una trasformazione degli assetti sociali come conseguenza della liberazione dal dominio austriaco. I Semi diffusi dall’esperienza della congiura germogliarono nella creazione di un tessuto associativo di stampo repubblicano dal quale nacquero numerose società di Mutuo Soccorso. Queste, prenderanno due strade differenti: da un lato l’influenza mazziniana, con il progetto di una cooperazione tra capitale e lavoro, tenderà a moderarsi sempre di più; ma allo stesso tempo un diversa direzione sarà tracciata da chi prendeva come riferimento l’esperienza di Garibaldi,.all’epoca maggiormente rappresenttivo del pensiero socialista maturato nella I internazionale. Non a caso, l’eroe dei due mondi verrà eletto in parlamento proprio a Mantova nel 1867.

Sarà, però, a partire dal 1870 che si può parlare di un vero e proprio fermento socialista nel Mantovano; grazie alla propaganda portata dalle pagine di periodici quali “La Lucciola” e ” Favilla” e dai loro animatori, in particolare Paride Suzzara Verdi e Francesco Siliprandi, considerato un eroe del risorgimento locale e nazionale. Non vanno dimenticati Eugenio Sartori e un personaggio singolare come Giuseppe Barbiani, raro esempio di “poeta-contadino” il quale univa attese millenaristiche di stampo religioso agli ideali socialisti.

Nel 1876 nascono, per opera di Siliprandi, la Società operaia di Casatico e l’Associazione Generale dei Lavoratori di Città e Campagna che arriveranno a contare ben 7667 iscritti.

È, probabilmente, da questo nucleo che si innescherà il fenomeno del La Boje!, allorquando una congiuntura di vari fattori porterà i contadini del mantovano, del cremonese e del polesine a leggittimare una dura lotta con i sistemi di potere vigenti in quelle società.

Appaiono, quindi, determinanti due fattori: la nascita di organizzazioni di lavoratori e la diffusione di una cultura socialista che si affiancava all’alfabetizzazione popolare delle masse rurali. Tra le attività delle varie Società di Mutuo Soccorso, decisiva era proprio quella educativa delle masse che erano escluse dalla alfabetizzazione in chiave patriottico-piemonteseggiante dei programmi ministeriali di Boncompagni e Casati.

Il quadro sin qui delineato non può, naturalmente, prescindere dalla situazione politica nazionale che viveva la stagione contaddittoria del governo della Sinistra storica (1876-1887) di De Pretis e dei tentativi di modernizzare il Paese senza mutare gli equilibri sociali al suo interno.

Alla politica di protezione doganale in favore della nascente industria fece da contappeso al liberismo in campo agricolo. Quest’ambiguità porterà al crollo del prezzo dei cereali (sostituiti con in prodotti americani) e alla prima forma di meccanicizzazione dell’agricoltura. Una combinazione che impoverirà tutti i settori del lavoro agricolo creando un largo strato di proletariato rurale. Gli unici ad avvantaggiarsi della congiuntura economica furono i grandi latifondisti che videro crescere i propri possedimenti. In questo quadro, la situazione delle masse rurali dell’area si aggravarono in seguito alla disastrosa piena del Po del 1882.

Nel frattempo, il volto dei contadini della pianura padana era sempre più segnato dalla pellagra. Vi era bisogno di dottori che guarissero le malattie del corpo, ma anche di dottori che guarissero le malattie della società italiana.

E La Boje divenne il grido d’allarme che i contadini cantavano per guarire se stessi e l’Italia intera

L’italia l’è malada,

Sartori l’è ‘l dutur,

Per far guarì l’Italia

Tajem la testa ai sciur!