a cura di Favilla – Spazio Sociale La Boje!

Lunedì sera trenta persone si sono incontrate dietro i campi da calcio EX-IACP. L’obiettivo, oltre a formalizzare la nascita del comitato “riqualificare non vuol dire edificare”, era quello di mettere insieme impressioni e critiche  degli abitanti del quartiere al progetto del Palazzetto dello Sport che la nuova giunta comunale vorrebbe costruire nell’area non edificata dietro la zona di BorgoNovo.
Dietro gli stabili della zona commerciale-tecnica che costeggia strada Chiesanuova (la prima ad aggiungersi alle casette che facevano da cintura tra città e campagna), con l’orizzonte occupato dall’edilizia residenziale di DuePini, un cerchio di persone spezzava quello che poteva essere lo scenario abituale di un quartiere povero di relazioni sociali e spazi di comunicazione.
Due settimane fa è arrivata la notizia della trasformazione della palestra complementare ai campi sportivi utilizzati dalla San Lazzaro in un palazzetto da 500 posti, che si è proposto alla regione di ri-collocarlo nell’area dietro via De Andrè, quella che collega i palazzi abbandonati della zona Borgonovo a ridosso della tangenziale.

Molti si chiederanno per quale motivo bisognerebbe fare un comitato, dato che i comportamenti dei rappresentanti politici e le procedure istituzionali sembrano volerci convincere dell’inutilità della partecipazione attiva fuori del periodo elettorale.

Innanzitutto un comitato è uno strumento per smontare alcune narrazioni tossiche sostenute da media e figure istituzionali, che evitano di mettere in discussione lo status quo delle decisioni politiche ed economiche.  Aggirare il processo di critica sociale facendo leva su pensieri largamente condivisi e diffusi (ad esempio “l’opera X porta lavoro”) è la modalità più efficace per sostenere che “non c’è alternativa”, che la giunta non ha responsabilità, al massimo può aggiustare.
Nel caso del nuovo palazzetto, come per l’ipotetico supermercato Esselunga a Porta Cerese, i sindaci delle due differenti amministrazioni hanno utilizzato entrambi gli argomenti: l’utilità dell’opera in modo generico (non si approfondisce per chi, perché, come e con quali conseguenze sul territorio); il ristretto spazio decisionale da parte della giunta rispetto l’opera (perchè inserita in programmi con altri enti pubblici o perché progettata dalla giunta precedente o perché è impotente di fronte ad alcuni diritti di proprietà).

Nonostante questi due appigli retorici molto deboli, il potere politico territoriale si trova di fronte ad un bivio: o accetta le regole del gioco mantenendo lo spazio decisionale ( e le informazioni) tra gli enti preposti per la realizzazione dell’opera (inserendo al massimo un paio di modifiche in modo da caratterizzare il proprio operato rispetto al precedente); oppure mette in discussione le procedure abituali e fa partecipare la cittadinanza alle decisioni, fornendo informazioni altrimenti difficilmente fruibili.

Le giunte tendono a seguire la prima strada, spesso appellandosi al “progresso” e alle “occasioni da non farsi sfuggire”, anche se dopo pochi anni la cittadinanza deve subire i disagi conseguenti alle opere. Il PalaBam e l’ex palazzetto svenduto e abbandonato in modo coatto piuttosto ci dicono chiaramente che i disagi della città non sono causati dal “popolo del no” come la narrazione (tossica) maggiormente diffusa suggerirebbe, ma dalla scarsa attenzione sociale e all’eccessiva delega politica.

La nascita di un comitato dovrebbe essere salutata come una buona notizia, questo può infatti lavorare ad approfondire le singole problematiche di abbandono o speculazione edilizia, rendendo fruibili quelle informazioni tecniche di difficile consultazione e comprensione, promuovendo una contro-AGENDA che parta dai bisogni del quartiere e non dagli interessi dei costruttori.

Oltre all’aspetto dell’auto-politica un comitato, ma più in generale l’attivarsi per gli interessi di una comunità, ha una funzione di garanzia verso le promesse delle istituzioni, gli appalti assegnati e i tempi di costruzione.
Dopotutto il settore dei lavori pubblici e della gestione dei servizi a soggetti terzi (quello consigliato caldamente dal codice neoliberista) è quello che è stato maggiormente investito da inchieste rispetto le infiltrazioni criminali e gli appalti guidati (scandalo grandi opere e Mafia Capitale per citarne un paio).

Come Spazio Sociale La Boje! dopo 3 anni e mezzo a Borgo Chiesanuova abbiamo elaborato qualche ragionamento verso quelli che sono i principali nodi da affrontare rispetto la difesa del territorio, il diritto alla salute e la riduzione delle disuguaglianze che proveremo a sintetizzare in un documento nei prossimi giorni.

Ora pensiamo sia il momento di augurare al comitato una buona partenza, dovrà infatti affrontare passaggi abbastanza delicati. A fianco del lavoro di indagine e classificazione dei problemi del quartiere (la mappatura) c’è infatti quello di reciproca conoscenza e discussione che dovrebbe man mano costruire l’identità di un comitato tra le persone che lo compongono. Tanto più forte sarà l’identità del comitato, comune il suo dibattuto interno e puntuale la sua critica, tanto più sarà libero da influenze istituzionali e interessi particolari.

La partecipazione dei quartieri nella forma “comitato” non è certamente un fatto nuovo e negli anni e nelle latitudini più disparate si sono prodotte forme di partecipazione con forme ed obiettivi diversi, a volte contrapposti. Sono comitati quelli dei paesi della Val Susa, come lo sono quelli dei quartieri ricchi americani che vogliono difendere la loro zona dall’arrivo di poveri che potrebbero abbassare il prezzo delle proprietà immobiliari.

In sostanza c’è un approccio che guarda ai problemi del territorio considerandoli nell’insieme (politico, economico ed ambientale) più generale in cui sono inseriti e un altro definito NIMBY (not in my backyard) che si limita a non voler un’opera in una determinata zona.
Aldilà del fatto che chiaramente pensiamo sia più corretto ed efficace il primo paradigma, nel contesto della periferia sud di Mantova, dove il triangolo della città storica disegnato dai laghi si allarga in spazi verdi, ci sembra dannoso non costruire un’analisi generale sulle possibili speculazioni.

Dopotutto non possiamo restare sereni dato che durante il colloquio con il nuovo sindaco questo ha affermato che la periferia sud non è più campagna e bisogna aumentare i metri cubi di cemento.

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel vedere che gli abitanti di Borgo Chiesanuova lunedì erano particolarmente attenti a discutere del palazzetto non tanto nei termini autistici del volerlo o meno, quanto rispetto al poter valutare il progetto definitivo, alla reale esigenza di strutture sportive, allo stato delle strutture sportive esistenti, al possibile utilizzo di parte del palazzetto come luogo utilizzabile dal quartiere.
Una prova di maturità non scontata da cui può partire un urbanizzazione partecipata e dal basso, l’unico elemento che pensiamo possa realmente risolvere i problemi della periferia sud della città.

Qua sotto proviamo a riassumere alcune delle incognite che sono state sollevate rispetto al palazzetto dello sport, in modo da permettere anche ai più distratti di avere un quadro di quello che si è mosso nelle ultime due settimane.

1- UN PALAZZETTO É LA SOLUZIONE PER L’ABBANDONO PER LA ZONA “BORGONOVO”?  SE L’OPERA RIMANE INCOMPLETA RISCHIA SOLO DI AUMENTARNE LA MARGINALITÁ

2- QUALI INTERVENTI SERVIREBBERO A BORGONOVO NEL CASO IN CUI VENGA COSTRUITO IL PALAZZETTO? (SERVIZI, VIABILITÁ, RIPRISTINO DELLE PALAZZINE VUOTE)

3- CHI COSTRUIREBBE IL PALAZZETTO? É POSSIBILE SFUGGIRE  AL SISTEMA DELLE ESTERNALIZZAZIONI E IMPIEGARE MANODOPERA DISOCCUPATA?

4- CON QUALI TEMPI VERREBBE COSTRUITO?

5- CHI LO GESTIREBBE? SIA PER NON APPALTARLO ANCHE QUESTO A TERZI, SIA AFFINCHÉ LA STRUTTURA SIA UTILIZZABILE DAL QUARTIERE.

6- I COSTI RISCHIANO DI ESSERE PIÚ DEL DOPPIO DEL PROGETTO ORIGINARIO (QUINDI PIÚ DI 1, 3 MILIONI DI EURO), SIAMO SICURI CHE NON CONVENGA RINUNCIARE AI SOLDI DELLA REGIONE?

7- CON I 650MILA EURO IN PIÚ DI PANNELLI SOLARI E COIBENTAZIONE CHE LAVORI SI POTREBBERO FARE PER IL QUARTIERE?

8- NON DOVREMMO INCOMINCIARE A METTERE IN DISCUSSIONE LE MODALITÁ DI QUESTO TIPO DI FINANZIAMENTI PER OPERE PUBBLICHE? QUALI ALTERNATIVE?

9 – PER LE CARATTERISTICHE URBANISTICHE DI MANTOVA, TUTTA LA PERIFERIA SUD RISCHIA DI ESSERE AL CENTRO DELLA SPECULAZIONE EDILIZIA. COME FERMARE QUESTO PROCESSO E PROPORRE INTERVENTI PER RENDERLA A DIMENSIONE DI CITTADINO E NON DI LOTTIZZAZIONE?