Apprendiamo dalla Gazzetta del 9/11 che la giunta mantovana “si è gettata con profusione di grande energia” in una serie di agevolazioni con lo scopo di favorire la presenza di grandi marchi nei locali commerciali rimasti sfitti, in centro e non solo. Il comune di Mantova vuole così rivitalizzare le vie che si apprestano a diventare il salotto della capitale della cultura 2016.

Non possiamo che esprimere perplessità rispetto a tale provvedimento. Modificando i termini del messaggio, si potrebbe tradurre il tutto in altro modo: il comune investe 1 milione di euro per favorire i grandi marchi finanziari che prenderanno i posti lasciati vuoti da piccoli esercenti commerciali impoveriti dalla crisi. È abbastanza chiaro come le politiche neo-liberali non facciano altro che togliere risorse ai poveri e dirottarle verso la ricchezza già esistente.

Chi, se non i grandi marchi escono agevolati dalla crisi in questa faccenda? Perché non si prendono misure uguali per favorire il piccolo e medio commercio o le attività di artigianato che tanto arricchirebbero il tessuto sociale del centro? Quale tipologia di persone si vuole frequentino i luoghi di cui va fiera l’intera città?

Da tempo noi della Boje consideriamo il PD il partito del capitalismo e non ci scandalizziamo, quindi di questi provvedimenti. Quel che ci lascia alquanto meravigliati è la velocità con cui Palazzi rinnega il programma, pur timido, per cui è stato votato da molti mantovani.

Quel che ci separa nettamente dal PD mantovano, che non fatichiamo a definire un partito di destra neo-liberale, è l’idea di città. Alla città del capitale promossa dalla giunta Palazzi noi contrapponiamo la città attraversabile dalla comunità. Alla città securitaria e dell’esclusione, noi contrapponiamo la città dell’integrazione e della condivisione, alla città dell’interesse privato, noi contrapponiamo la città del bene comune.

Una domanda, però, rimane aperta: quale modello preferirebbero gli abitanti di Birmingham?