Pochi mesi fa siamo stati al fianco dei lavoratori della Composad di Viadana, scesi in lotta successivamente alla riduzione dei salari e il mancato rispetto del contratto nazionale di lavoro.

Nei giorni dei picchetti davanti ai cancelli dell’azienda di mobili, nei presidi davanti alla provincia di Mantova e nei racconti all’assemblea di solidarietà che abbiamo tenuto a La Boje! ci è sempre apparso evidente l’altissimo e costante livello di ricatto che colpiva quei lavoratori e le loro famiglie.

La logistica è quel settore dove grossi marchi (mobili, latte,

ipermercati) provano a tagliare il costo del lavoro, attraverso

l’utilizzo di cooperative fittizie, tenute costantemente sotto il

ricatto del mancato rinnovo. La fortissima composizione migrante e l’assenza dei sindacati confederali (che oggi condannano la pratica del “picchetto”) l’hanno reso un settore in cui i lavoratori hanno rialzato la testa. Al blocco dei cancelli sono sempre seguite le minacce dei padroni, le cariche della polizia, le ingiurie dei giornali. Quanto avvenuto a Piacenza, la tragica uccisione di Abd Elsalam Ahmed Eldanf (53 anni 5 figli, operaio presso il magazzino GLS) non un caso, ma la naturale conseguenza di un sistema che non accetta più i diritti dei lavoratori e le loro lotte.

Invitiamo tutt* a partecipare alla mobilitazione nazionale a Piacenza per dimostrare che quanto è avvenuto a Abdelsalam può essere simbolo per non arrendersi al Jobs Act, alla precarietà sul lavoro, all’accettare qualsiasi ricatto, ad un sistema che vuole imporre il silenzio, anche con la violenza!

 

#Piacenza Corteo per Abd Elsalam Ahmed Eldanf, lavoratore della logistica presso #GLS, ammazzato da un TIR mentre lottava per i diritti di tutte e tutti.

Il nostro racconto fotografico dell’enorme corteo di ieri. In migliaia abbiamo attraversato una città deserta e ben intenzionata a non entrare in contatto con le lotte dei lavoratori che da anni caratterizzano questo polo logistico determinante per lo spostamento delle merci in Italia. Un dato da sottolineare, oltre alla rabbia e alla determinazione degli spezzoni dei sindacati di base, era l’altissima percentuale di lavoratori migranti nella composizione del corteo. Le morti sui luoghi del lavoro, ieri un altro operaio di 24 anni è morto all’Ilva di Taranto, sono il frutto di una politica di riduzione dei diritti e dei salari di cui il #JobsAct è l’ultima rappresentazione. Gli strumenti e gli esempi offerti dal sacrificio delle tante persone che hanno lottato per bloccare camion e magazzini negli ultimi anni (al fine del rispetto minimo del contratto nazionale), sono indispensabili per costruire un movimento contro la precarietà e lo sfruttamento che abbracci le varie componenti sociali colpite.

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