Sulle responsabilità della seconda ondata.

Ci risiamo. Come nel gioco dell’oca, siamo tornati al via. Sette mesi di pandemia e di crisi sanitaria, economica e sociale non sono bastati a cambiare il paradigma né tantomeno a impedire ai responsabili di continuare a prendere decisioni senza logica. Dai ministeri alle giunte regionali, tutti gli attori politici e di governo sono riusciti nell’ardua impresa di fare il peggio possibile, scaricando sulla collettività le responsabilità e le conseguenze di una gestione indecente della crisi dovuta al Sars-CoV-2. «Il messaggio piuttosto osceno che oggi circola con insistenza è che i cittadini, per garantire la salute propria e altrui debbano “cedere quote di libertà”. Non pretendere una riorganizzazione razionale della vita produttiva, non prendere per il collo chi li costringe a file di otto o nove ore negli assembramenti obbligatori esposti alle intemperie per ricevere un tampone» [Marco Bascetta, Il Manifesto] Così oggi ci troviamo con nuovi lockdown – pardòn, coprifuoco – senza che in questi mesi di tregua sia stato potenziato un solo strumento di prevenzione. La cosa che più fa rabbia è che si sapeva cosa fare: andava implementato il trasporto pubblico, andavano tutelati i lavoratori delle grandi catene produttive, andava riorganizzata la didattica in presenza. Soprattutto andava potenziato il sistema sanitario locale, con nuove assunzioni e investimenti effettivi in termini di tracciamento, laboratori per l’elaborazione dei test e strutture sanitarie per il trattamento dei malati.Niente di tutto questo è stato fatto. Il risultato è che il virus corre come già sapevamo, e gli unici colpevoli siamo noi. Governo e regioni si appellano – per non dire scaricano il barile – all’iniziativa e alla responsabilità dei singoli. Per usare le parole di Wu Ming, «bisogna nuovamente dire che siamo noi a non essere abbastanza “virtuosi”, per spostare l’attenzione dall’incapacità gestionale di questi mesi e dai risultati catastrofici delle politiche sanitarie degli ultimi decenni, ormai sempre più manifesti. […] È lo stesso diversivo usato per il problema climatico: dev’essere la tua condotta personale a risolvere il problema, e non già quella del potere politico-economico che potrebbe imprimere svolte vere».Invece di intervenire strutturalmente e capillarmente quando il tempo e le risorse c’erano, i governi a tutti i livelli ri-prendono provvedimenti di limitazione delle libertà personali trincerandosi dietro l’urgenza del momento. Se questa dinamica poteva essere comprensibilie lo scorso marzo, quando nessuno si era reso conto di quel che stava succedendo e si è dovuti correre a ripari estremi, è inaccettabile che essa venga riproposta tale e quale oggi, dopo mesi di avvertimenti e indicazioni da parte di scienziati, medici, analisti.Da mesi navighiamo tra disinformazione, malagestione e speculazione (Fontana e i suoi camici, il capo di Confindustria Bonomi che punta i piedi contro i blocchi dei licenziamenti…), ma almeno una cosa si fa sempre più lampante: questa pandemia ci sta ogni giorno confermando che questo sistema economico e politico sta distruggendo il pianeta e i suoi abitanti.

Ci auguriamo di poterlo fermare al più presto.