DAL COMITATO DIRITTO ALLA SALUTE MANTOVA

Sabato 29 maggio saremo in piazza Sordello dalle 16 per rivendicare e per dare voce a tutti coloro che come noi credono in una sanità pubblica, universale e garantita.

Se da un lato l’emergenza pandemica sembra subire una flessione, dall’altro è tutt’altro che conclusa l’emergenza della sanità pubblica, in primis quella lombarda, messa in ginocchio da anni di privatizzazioni e tagli. Per questo e molti altri motivi, il Comitato Diritto alla Salute Mantova invita cittadine e cittadini, organizzazioni politico/sindacali e associazioni a partecipare a una manifestazione provinciale sabato 29 maggio alle 16 in Piazza Sordello, in difesa del diritto alla salute e per un ritorno alla gestione pubblica della sanità.

STOP ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITÁ Il prezzo delle scelte che hanno arricchito pochi investitori privati è stata la riduzione degli organici della sanità pubblica, la ridotta capacità di intervenire capillarmente sul territorio e lo scarico dei costi di cura della medicina generale e di quella d’urgenza a carico del pubblico. Un sanità che ha eroicamente resistito in una condizione difficilissima. Il Recovery Plan ha messo a disposizione della sanità poche risorse rispetto alle necessità, e queste non saranno nemmeno destinate a salvare il SSN, ma saranno messe a disposizione anche dei privati. Occorre cambiare strada e investire sul servizio sanitario pubblico sia per quanto riguarda le strutture sia per il personale, sempre sottodimensionato, precario, lasciato allo sbando. A tutto questo si aggiunge l’urgenza di sospendere i brevetti sui vaccini, al fine di renderli gratuiti e accessibili a tutti. La discussione ha avuto un’accelerazione, ma è tutt’altro che vicina a risolversi data l’opposizione della stessa Unione Europea.

CAMBIAMO LA LEGGE 23 Vogliamo una medicina del territorio pubblica, universale, gratuita, efficiente e capillare. I drammatici errori pagati con le vite di migliaia di persone sono causati anche dallo smantellamento della Medicina del Territorio e dalla trasformazione delle ASL in ATS, mentre le ASST non hanno attuato le apertura dei Pot e dei Presst, oltre a non aver ricevuto personale e fondi per le nuove attività passate alla loro competenza. La legge 23 punta al passaggio di competenze ad imprese private invece che a rafforzare il servizio sanitario pubblico, con ulteriori costi: ad esempio il tentativo non riuscito di passare i malati cronici dal proprio medico di medicina generale ad un gestore. Si tratta di un processo di vera e propria mercificazione della salute: il privato ha trovato profittevole gestire i pezzi remunerativi di singoli interventi specialistici ed ha limitato il proprio raggio d’azione a ciò che è conveniente, non a ciò che serve universalmente. In questa partita la regione Lombardia si è autoproclamata campionessa di efficienza in una partita in cui tutti gli attori in campo avrebbero tratto benefici. Ma ovviamente non è andata così.

DIMISSIONI DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDA La pandemia ha svelato le inefficienze del sistema sanitario lombardo. Ripetuti appelli e lettere e richieste di dimissione avanzate a Fontana descrivono proprio l’ottusità di fronte alla quale un estabilishment politico continua a tutelare la sete di profitto degli operatori privati del mercato della salute. La richiesta di commissariamento della sanità lombarda ha raccolto circa 100 mila firme ed è stata inviata al Governo con relativo dossier. La lettera dei medici e professionisti del Poma che hanno denunciato la mancanza di un piano della sanità pubblica e il tardivo e parziale affiancamento della sanità privata nel fronteggiare l’emergenza parlano di una situazione diventata insostenibile a cui bisogna far fronte con durezza.Crediamo che solo l’unità tra lavoratori e cittadini possa garantire un servizio sanitario pubblico che metta al primo posto il diritto alla salute, come previsto dalla Costituzione e dalla legge istitutiva del servizio sanitario nazionale. La salute è stata trasformata in merce e la malattia fonte di guadagno. Diciamo no a tutto questo e diciamo no al regionalismo differenziato che peggiorerebbe le diseguaglianze già accentuate da molti anni in questo paese.