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Abituarsi all’obbedienza

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d’obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

(F.De Andrè – Nella mia ora di libertà)

A cura di Favilla – CommuniaMantova

Abbiamo seguito con interesse le proteste degli studenti del Liceo Classico contro l’autoritarismo della preside. Oltre ad appoggiarne le rivendicazioni, abbiamo discusso con loro della situazione che si è creata, in quanto attivi nei collettivi studenteschi delle scuole di Mantova qualche anno fa.
Ci sembra utile individuare alcuni nodi per comprendere le cause del comportamento autoritario del dirigente scolastico nel relazionarsi con gli studenti, andando oltre alle considerazioni circostanziali (ad esempio “ha un carattere autoritario” o “è il tipo di scuola che è così”).

Da anni constatiamo (e contestiamo) una progressiva americanizzazione delle scuole superiori. Un flusso culturale sostenuto dalle riforme che negli ultimi 25 anni hanno definito la formazione come una merce.
Da non moltissimo tempo l’accesso universale all’istruzione è un diritto garantito, a partire dalla metà dell’ ‘800 è passata dall’essere un privilegio per pochissimi ricchi al diventare progressivamente un canale di mobilità sociale.
Inizialmente “la scuola” serviva semplicemente ad offrire la formazione delle porzioni di manodopera qualificata necessaria ai primi processi industriali.
Con la formazione dei welfare state e le tragedie delle due guerre mondiali, l’istituzione scolastica si è conformata come luogo di socializzazione delle regole dello stato liberal-democratico, canale di accesso al mondo del lavoro e strumento di conservazione dell’ordine sociale, oltre che come diritto inalienabile.

In modo crescente negli ultimi decenni, la formazione è sempre meno un diritto e sempre più una merce, a cui accedere da un mercato di saperi (o meglio di enti formativi pubblici e privati) in competizione.
Ciò ha sicuramente delle conseguenze sul modo di stare a scuola e sul governo di quest’ultima.

Quello che è avvenuto al Liceo Classico, il rifiuto dell’assemblea d’istituto e il successivo scontro tra gli studenti e la preside (arrivata a minacciare denunce se questi non avessero ammesso i propri errori nella tardiva richiesta dell’assemblea) verrebbe da legarli automaticamente alla Buona Scuola di Renzi.
In questa infatti, nel solco delle precedenti riforme (o proposte di legge), si va  a modificare il ruolo del preside, da coordinatore di una comunità formativa a manager di uno degli “erogatori di saperi” disponibili nel mercato della formazione.
La legge va così a cambiare nel senso di una maggiore gerarchizzazione le relazioni tra preside (manager) e personale docente (i lavoratori) e studenti (prima consumatori del pacchetto di saperi e poi prodotti da immettere nel mercato del lavoro o nella formazione terziaria e specializzante.

La repressione paventata verso gli studenti e i docenti del “Virgilio” ci sembra più che una conseguenza diretta della riforma, qualcosa di connesso allo “spirito” con cui le istituzioni hanno voluto governare il cambiamento della scuola pubblica (l’abbiamo spesso chiamato “aziendalizzazione”) e limitare le voci critiche che questo poteva produrre.
Da anni ormai i presidi (con la complicità di qualche docente) insistono per limitare la possibilità di interazione degli studenti con la scuola (pensiamo all’agitazione che suscita un volantino distribuito all’interno ad esempio) e di discutere dell’attualità aldifuori di momenti pre-impostati e stabiliti.

Consideriamo i collettivi studenteschi come delle forme di partecipazione, di informazione sulle disuguaglianze sociali, di responsabilizzazione rispetto l’istituzione scolastica, di aggregazione aldifuori dei meccanismi competitivi tipici della società dell’apparenza. Nonostante siano stati trattati dai dirigenti scolastici  in modo paternalistico come “agitatori” pensiamo che possano essere l’unico argine per una scuola a misura di studentesse e studenti. Il confronto con gli adulti e gli insegnanti è sicuramente importante, ma difficilmente gli allievi delle scuole superiori potranno sentirsi “propria” ed interattiva la scuola senza “rotture” che mettano in primo piano i propri interessi.

Solo dieci anni fa, quando occupammo il Liceo Scientifico, un atteggiamento del genere da parte di un dirigente scolastico non sarebbe stato ammissibile, sia per come erano ancora conformate le scuole superiori nei rapporti di potere interni, sia per una maggiore dinamicità critica degli adolescenti.
I “perché” del torpore degli ultimi anni lo possiamo trovare sicuramente in una serie di fattori politici e culturali: sette anni di governo senza opposizioni in Italia, la diffusione esponenziale dei mass media e di canali virtuali di socialità, la sconfitta dei movimenti contro le riforme della scuola etc..
Ma l’unica causa realmente significativa la troviamo in ciò che viene dopo la scuola: il mondo del lavoro, ovvero la variabile maggiormente considerata da ogni riforma della scuola dal ’67 ad oggi.
Il potere quando guarda alla scuola vede futuri dirigenti, precari, lavoratori specializzati e non. Dimenticativi le favole sul diritto allo studio.
La scuola deve conservare (e non mutare) una società in cui pochi comandano e tanti obbediscono.

Proprio il mondo del lavoro negli ultimi anni ha visto sparire le garanzie conquistate dalle lotte dei lavoratori, quei fragili meccanismi di tutela del posto di fronte la volatilità del mercato e quelle forme di distribuzione della ricchezza.
Oggi devi essere disposto a tutto: ti possono licenziare senza giusta causa, negarti il rinnovo del contratto perché fai troppe domande, farti lavorare per 1/5 dello stipendio che ti spetterebbe per la tua qualifica, convincerti che il tuo lavoro è una forma di volontariato (gratuita).

La scuola è il luogo dove imparare l’obbedienza necessaria al nuovo mercato del lavoro, progettato dal Partito della Nazione e sollecitato da grandi capitali e agenzie di credito.
Per questo i manager della Buona Scuola dovranno eliminare tutti i germi della contestazione sessantottina, fortunatamente ancora presenti.
Il ’68, spesso descritto come “ideologico”, nasceva in realtà da elementi molto concreti: contro l’autoritarismo condannato da Don Milani nel suo “Lettere ad una professoressa”; contro la visione di una didattica verticale incontestabile; contro una scuola in cui gli studenti erano solo fruitori in vista di una posizione sociale prestabilita e non membri di una comunità formativa in continua evoluzione.

Si contestava il piedistallo della cattedra del docente, le modalità meccaniche di apprendimento e la supposta neutralità del sapere e del potere.
Si richiedevano diritti, trasporti ed uguaglianza nell’accesso all’istruzione.

Nelle scuole-aziende non serve più la dialettica tipica di una comunità, anzi qualsiasi disponibilità al dialogo potrebbe macchiare il marketing del soggetto formativo. La scuola deve essere come un detersivo, un prodotto omogeneo, superficialmente perfetto ed acritico.

Il ’68 a Mantova incominciò con gli studenti dello Scientifico che rimasero nel cortile della scuola una volta finito l’intervallo. Venerdì 18 dicembre gli studenti del “Virgilio” hanno fatto un’azione simile organizzando un presidio critico fuori dalla scuola prima dell’inizio delle lezioni.

I prossimi passi per gli studenti del classico-linguistico saranno quelli di assumersi quanto avvenuto nelle ultime settimane e di convincersi della giustezza del ribellarsi in una scuola così conformata. Gli allievi dei Licei, per rendere ancora più esplosiva la propria critica, dovranno sicuramente tenere a mente la gerarchia occupazionale che andranno ad occupare una volta fatta la maturità. Potranno diventare agenti dell’obbedienza o indispensabili fonti di critica e mobilitazione nei luoghi di lavoro.

[4/10] assemblea pubblica studentesca verso #11ottobre

 

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Venerdì 4

 assemblea pubblica di tutte le studentesse e gli studenti di Mantova

giardini di piazza Virgiliana ore 15.00

 pranzo sociale (offerta libera) ore 14.30

 

Verso l’11 ottobre: organizziamo il corteo collettivamente!

Il corteo studentesco è un momento di discussione e partecipazione collettiva, non un articolo di giornale.

L’ 11 ottobre è fissata una data di mobilitazione nazionale per tutti gli studenti che non accettano i tagli all’istruzione pubblica.

A livello locale un gruppo di studenti si è già mosso contro l’aumento dei trasporti pubblici, lanciando questa data.

A livello generale ogni studente vive un clima che è sempre più insostenibile, sia per la disorganizzazione delle scuola pubblica tagliuzzata, che per una realtà esterna di crisi, licenziamenti e mancanza di servizi.

Ogniuno di noi è costretto da tempi di vita decisi dai tagli ai trasporti (tornare a casa alle 5) e ai piani di studio (con tante nozioni compresse in poco tempo).

Questi tempi imposti hanno l’obbiettivo di renderci disciplinati al sistema, ad assumere ciò che ci viene imposto dall’alto, senza la minima partecipazione ( ad es. i soldi delle scuole ci sono per i computer, ma non per le gite).

Se vogliamo reagire a tutto questo non possiamo organizzare la rivolta fissandola come se fosse un compito in classe.

Usiamo i nostri strumenti: troviamoci in tanti, in cerchio e partiamo da ciò che subiamo ogni giorno, discutiamo dei nostri disagi e capiamo come reagire collettivamente.

Siamo tanti e senza futuro, solo collaborando tra di noi studenti possiamo vincere e cambiare le cose.

Decidiamo insieme che temi portare in piazza l’11: quali striscioni, quali slogan, quali interventi e contenuti.

 

 

 

#14N PER UNO SCIOPERO GENERALE, GENERALIZZATO E PERMANENTE!

MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE ORE 8.00 VIALE RISORGIMENTO

(STAZIONE PASSANTE)

CONTRO I RITI e LE PASSEGGIATE!

STUDENT* e PRECAR* PER UNO SCIOPERO GENERALE, GENERALIZZATO E PERMANENTE!

Cerchiamo di riassumere in questo documento quanto emerso dall’assemblea tra student* e precar* verso lo sciopero generale del 14 novembre, tenutasi ieri allo Spazio Sociale La Boje!.

Siamo già a conoscenza del fatto che saremo presi, da parte di una certa sinistra moderata e dalle burocrazie sindacali come “rompiscatole”, ma forse il difficile compito di “rompere le scatole” è un compito storico per chi vuole cambiare le cose.

L’assemblea nasce da due convinzioni: la necessità di costruire uno spazio di confronto, unione e lotta per i precari, giustamente lontani dai sindacati e spesso lasciati alla solitudine dello sfruttamento; la possibilità di organizzare forme di raccordo tra studenti e precari, che siano in grado di elaborare ragionamenti e mobilitazioni che non si limitino alle scuole o ai luoghi di lavoro come compartimenti a sé stanti, ma che interagiscano tra loro.

Assumiamo ciò non per questioni estetiche, o per fare gli “antagonisti” come spesso veniamo marchiati, ma perchè la crisi del sistema economico capitalista e la conseguente pressione di un debito, che non ci appartiene, sulla spesa pubblica (sanità, scuole, assistenza agli anziani, servizi, contratti lavorativi, salario sociale), rende student* e precar* protagonisti, per continuare il paragone con la favola, dei processi di cambiamento, delle rivoluzioni.

L’unione nelle piazze e nelle strade di mezzo mondo, tra chi sta a scuola o nelle università e chi, nel peggiore dei casi, aspira ad un lavoro precario, deriva da due fattori.

Da un lato student* e precar* sono soggetti “in transizione”, non hanno un futuro certo, un reddito continuo e sicuro, la possibilità di fare sogni a lungo termine, per questo sono i primi ad essere colpiti dai tagli ai servizi e dai disservizi (i trasporti da APAM a TRENORD possono essere da esempio).

Dall’altro siamo bersaglio dell’attacco ideologico della borghesia che ci governa più o meno direttamente.

Dopo averci promesso per anni che con un computer e una laurea potevamo arrivare ovunque, oggi provano a convincerci giorno per giorno che “i soldi sono finiti” (non i loro), che dobbiamo accontentarci, non essere choosy e rassegnarci ad essere più poveri dei nostri genitori.

L’ Italia non è ancora il nord Africa, ma Grecia, Spagna e Portogallo ci stanno mostrando “la vita che verrà” se non proviamo a ribellarci ai piani di austerity con cui stanno rimodellando le politiche economiche, i decrepiti regimi “democratici” e i nostri giorni futuri.

Il 14 novembre è una data di sciopero europeo che ha trovato il suo senso nelle mobilitazioni dal basso che hanno attraversato l’Europa mediterranea, non nelle sedi delle burocrazie sindacali, che stanno più sedute ai tavoli ministeriali che a dimostrare in strada.

Attraverso le reti AteneiNRivolta/RivoltaIlDebito abbiamo seguito, partecipandovi, i meeting tra i movimenti europei che si sono incontrati prima a Francoforte, sede della Banca Centrale Europea, poi a Madrid, pochi giorni fa, nella 4 giorni di dibattiti (Agora99) lanciata dal movimento partito un anno fa dagli Indignados.

Questi incontri sono utili a sedimentare un’ unione tra le lotte in Europa, che sappia proporre scadenze di mobilitazione e sviluppare ragionamenti contro il pagamento del debito. Con questa prospettiva europea vogliamo affrontare le scadenze locali e nazionali, se c’è un’ Europa dei banchieri, delle grandi industrie multinazionali e dei governi che le sostengono, serve un’Europa dei movimenti contro la crisi.

Un’ ultima considerazione bisogna farla sullo sciopero quale strumento di lotta.

Le quattro ore convocate dalla CGIL, sono a dir poco grottesche se guardiamo alla situazione italiana, alla cronaca quotidiana fatta di cassa integrazione, tagli agli enti pubblici e al personale.

Perchè fare sciopero quando questo si riduce ad una passeggiata di poche decine di minuti?

Come si può legare questo a mere questioni contrattuali quando l’esigenza è quella di mettere in discussione un sistema economico che mette il profitto sopra le nostre vite?

Per questo bisogna provare a fare qualcosa di più, a partire dalla stazione passante di piazzale Risorgimento con gli studenti e provare ad andare oltre i comizi finali per toccare tutti quei simboli che, nella città in crisi, hanno costituito punti di lotta e di rottura.

La sfida però è ancora più difficile, lo sciopero per essere ancora uno strumento utile e di massa per cambiare dal basso la società, dovrebbe provare a guardare a tutt* quell* che non possono scendere in piazza perchè “imprigionati” dai contratti precari.

A Oakland, negli Stati Uniti, dove non c’è il diritto di sciopero, l’assemblea di Occupy ha convocato uno sciopero precario che, attraverso blocchi del traffico, delle aziende e del porto, è riuscito ad interrompere lo sfruttamento quotidiano e a coinvolgere tutta la città.

C’ è bisogno di questo, c’ è bisogno di rivolta.

Assemblea student* precar*

Assemblea di student* e precar* verso lo sciopero + Castagnata Beat

 

@Spazio Sociale La Boje! , Strada Chiesanuova 10

dalle 17.00 Assemblea Anticapitalista di student* e precar* verso lo sciopero generale del 14 novembre

dalle 22.00 Castagnata Beat con dj Max Stirner (punk, indie, garage, rock’n’roll) Castagne Socialità e Vin Brulè

 

La CGIL si è finalmente decisa a fissare uno sciopero generale il 14 novembre, solo di 4 ore naturalmente, in modo da non turbare eccessivamente il “governo dei tecnici” nelle manovre di revisione della spesa pubblica.

Quelle “spending review” dove finanziano l’acquisto dei 131 aeri da guerra F-35 (100 milioni di euro l’uno) e opere come il TAV, mentre tagliano le tasse per le imprese, precarizzano il lavoro e tagliano scuole, sanità e trasporti.
Questa data, partendo dalla morbida piattaforma della CES (confederazione europea sindacale di cui fanno parte CGIL, CISL e UIL), sta diffondendosi in vari paesi europei con mobilitazioni autorganizzate in Spagna, Portogallo e Grecia.
Se c’è l’Europa della BCE, dei piani di austerità e dei governi tecnici imposti, c’è anche un’Europa che sta scendendo da mesi nelle strade, , rifiuta di pagare il debito, occupa piazze, edifici e circonda i parlamenti.
Questa Europa si è trovata a Madrid nei giorni scorsi, dopo il contro-vertice di maggio a Francoforte, per costruire legami e reti tra i movimenti nati negli ultimi anni contro i piani di taglio della spesa pubblica e privatizzazione della ricchezza sociale.
La crisi del sistema la stanno chiaramente pagando le classi popolari, ovvero quelle fasce della società che, in mancanza di una solidarietà diffusa e di un solido sistema di welfare, si trovano sole e non riescono a reagire alle difficoltà quotidiane. Lontane anni luce dalle primarie e dagli equilibri sindacali. Il lavoro è totalmente precarizzato e alienante, asservito agli umori dei capitali stranieri e delle tendenze finanziarie, la formazione è dequalificata e impoverita da 20 anni di tagli, i beni comuni e i diritti fondamentali come la casa sono privatizzati e le speculazioni vengono difese dai manganelli della polizia. C’è bisogno di rivolta!
Non siamo interessati alle sigle, alla moderazione, alla responsabilità nazionale per “uscire dalla crisi”, rimaniamo choosy e pensiamo che il 14 ottobre sia un’importante occasione per costruire dal basso una resistenza alle ingiustizie.

CONTRO LA VOSTRA DISTRUZIONE, COSTRUIAMO UN COLLETTIVO STUDENTESCO IN OGNI SCUOLA!

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ASSEMBLEA STUDENTESCA

ORE 15.30

@SPAZIO SOCIALE LA BOJE! (via Trieste 10, Mantova)

L’attacco sferrato negli ultimi anni da governi di vario colore alla formazione pubblica è di dimensioni enormi. I tagli fatti per fa cassa di fronte ad una crisi economica che sposta ancora di più la ricchezza sociale nei profitti privati ha causato un radicale cambiamento nel funzionamento della scuola pubblica e nella vita quotidiana di migliaia di studenti e studentesse.

Classi sovraffollate, presidi autoritari, interessi privati e insegnanti totalmente precari se potevano essere presunti come possibili tendenze della “scuola-azienda” qualche anno fa, ora sono realtà concreta.

Possiamo sì affermare che abbiamo sempre avuto ragione, che ogni lotta, manifestazione e rivendicazione del collettivo studentesco Aca Toro dalla sua nascita nel 2003 fosse cosa buona e giusta, però non possiamo fermarci a contemplare la giusta lettura di una catastrofe imminente.

Abbiamo infatti, in questa fase, lo stringente bisogno di vincere, di ragionare su cosa attaccare e riconquistare, di riorganizzarci in modo da rendere l’autorganizzazione studentesca uno strumento utile a far ‘cambiare il vento’, a riappropriarci delle nostre scuole.

La riforma Gelmini e una serie di politiche di tagli della spesa pubblica (piani di austerity europei) stanno causando disagi e dequalificazioni in ogni scuola, allo stesso tempo ci troviamo in una sorta di medioevo, in una società incapace di immaginare un futuro migliore, senza guerre, nucleare, sfruttamento ed privatizzazione dei beni comuni.

Dobbiamo ripensare a come strutturare il collettivo in modo che questo sia uno strumento utile al cambiamento e alla partecipazione, passando, grazie alle mobilitazioni che l’hanno fatto crescere in questi due anni di mobilitazioni, da collettivo per tutte le scuole ad un coordinamento di collettivi diffusi nelle scuole del territorio mantovano.

Aldilà del ragionamento servirà l’agire costante di ogni compagna e compagno del collettivo, certo è però che dobbiamo incominciare a combattere la riforma Gelmini e le sue conseguenze scuola per scuola, senza alcuna tregua.

Riscaldamenti non funzionanti, classi e strutture non a norma, servizi scadenti e mancanza di corsi pomeridiani scolastici ed extra-scolastici devono diventare piccoli e necessari obiettivi per rendere più attuale una rivolta possibile, per non cadere nella disillusione e nel ricatto quotidiano che quotidianamente vorrebbero farci accettare.

Invitiamo da subito tutte e tutti gli studenti indisponibli ad accettare lo stato di cose presenti a partecipare a questa discussione.

COLLETTIVO STUDENTESCO ‘ACA TORO


WWW.ATENEINRIVOLTA.ORG

Manifestazione Studentesca (Mantova) contro i tagli alla scuola pubblica

anag_3d_glass_wear_student_wsMANIFESTAZIONE STUDENTESCA
venerdì 12 marzo
stazione apam, viale Risorgimento – concentramento ore 8.30

Oggi noi studenti siamo unicamente visti come pezzi sacrificabili di una scacchiera, individui a cui può essere negato un futuro, soggetti a cui si vuol far pagare questa crisi. Al contrario dovremmo essere visti per quello che siamo: la possibilità di riscatto sociale ed economica per il paese.
La riforma delle scuole superiori, varata dal consiglio dei ministri non fa’ altro che rafforzare l’idea già esistente. È vero, come si continua a sentire ai media, che è necessaria una riforma delle scuole superiori (l’ultimo riordinamento risale al 1923 con la riforma Gentile), ma non la si può basare su tagli economici. Il taglio epocale di cui si parla, attuato senza un minimo confronto con le organizzazioni sindacali, prevede la riorganizzazione degli istituti, sfoltendo indirizzi e riducendo gli orari, con l’ovvia conseguenza di   un aumento della precarietà tra gli insegnanti: spariranno circa 17mila cattedre.
In realtà, però, la riforma non si riduce solo a questo : dietro c’è il tentativo di separare il sistema scolastico in due categorie. Da una parte ci saranno i licei, che vengono toccati meno dalla riforma subendo solo un accorpamento. Dall’altra, frequentati per la maggiore da migranti e da studenti appartenenti alla fasce subalterne della società, gli istituti tecnici e professionali, per i quali è prevista una nettariduzione dell’orario scolastico con la ‘promessa’ di più laboratori nei quali trascorrere le ore che non si passano imparando la teoria sui libri. Per queste scuole le ore giornaliere saranno di 60 minuti, e quindi non più divise in moduli da 50, inoltre passeranno da 36 (40 per i professionali) a 32 le ore settimanali.
Grazie a questa divisione in terza in media si dovrà compiere una sceltaancor più difficile: il divario tra i due “settori” rende ancor più complicato il passaggio da un tipo di scuola ad un altra, favorendo la dispersione scolastica. Scegliendo il proprio futuro in questo modo si costruisce una società classista, in cui le forbici tra i figli dei benestanti e quelli degli operai o dei migranti si allargano sempre di più, segnando il proprio futuro già dall’infanzia.La riforma non è altro che il proseguimento del percorso iniziato con Berlinguer e portato avanti sia da centrodestra che da centrosinistra. Noi ci opponiamo a questo taglia e cuci delle riforme precedenti e, decisi a riprenderci il nostro futuro, continueremo a riunirci, a costruire socialità e a lottare dentro e fuori dalle nostre scuole.

Collettivo Studentesco ‘Aca Toro

Mercatino studentesco del libro usato

mercax Il collettivo studentesco ACA TORO, in linea con le rivendicazioni e mobilitazioni d’ autunno proposte dall’ onda studentesca, organizza da
quattro anni a questa parte l’ iniziativa estiva del mercatino del libro studentesco usato.Questo progetto vuole contrastare in maniera concreta e tangibile il caro libri, che ogni anno risulta semnpre più gravoso per le possibilità economiche degli student* e delle loro famiglie.
mercax Il collettivo studentesco ACA TORO, in linea con le rivendicazioni e mobilitazioni d’ autunno proposte dall’ onda studentesca, organizza da
quattro anni a questa parte l’ iniziativa estiva del mercatino del libro studentesco usato.Questo progetto vuole contrastare in maniera concreta e tangibile il caro libri, che ogni anno risulta semnpre più gravoso per le possibilità economiche degli student* e delle loro famiglie.
Di anno in anno le case editrici producono edizioni che di nuovo hanno ben poco se non il prezzo sempre più alto.
I presidi, inoltre, sono complici dell’ inutile dispendio di risorse economiche delle famiglie , non avendo alcun interesse ad adottare libri
usati o in comodato d’ uso.
Per l’ ennesima volta, come lo scorso autunno, le uniche risposte concrete alla difesa del diritto allo studio per un accesso libero e il meno dispendioso possibile al sapere, le dà chi la scuola la vive quotidianamente e sa cosa non funziona. Il ministro Gelmini, tra una messa in piega e l’altra, agisce per continuare lo smantellamento della scuola pubblica e precarizzare gli insegnanti. Lavoratori precari sotto ricatto continuo e un’istruzione dequalificata e non accessibile a tutti sono gli approdi di un lungo percorso iniziato col “processo di Bologna”, attuato da tutti i governi europei(indipendetemente dal “colore” politico), che oggi arriva a compimento.

Il collettivo studentesco ‘aca toro intende dare risposte reali a chi di fronte alla crisi, all’ aumento dei costi e l’annullamento del diritto allo studio si trova sempre più in difficoltà nel proseguire il percorso scolastico e di conseguenza ad inserirsi nella società di oggi.

Per acquistare e/o vendere i libri di testo delle scuole superiori, puoi consultare il sito www.articolozero.org/mercatino e verificare se il libro che cerchi è presente nell’ archivio.

Il mercatino verrà effettuato allo spazio sociale La Boje in via frutta n° 3 ( traversa di corso Vittorio Emanuele ).

Lo spazio sarà aperto per il mercatino al mattino dalle 10.00 alle 12.30
ed il pomeriggio dalle 15.30 alle 18.00 nei seguenti giorni:

GIUGNO: 27
LUGLIO: 18 – 31
AGOSTO: 21
SETTEMBRE: 5 – 12 – 19( solo la mattina )
di ‘aca toro

APERTURA MERCATINO LIBRO STUDENTESCO USATO

Per acquistare e/o vendere i libri di testo delle scuole superiori, consultare il sito www.articolozero.org/mercatino e verificare se il libro che cerchi è presente nell’ archivio ( POTREBBE ANCHE NON ESSERCI QUINDI PASSA AL MERCATINO ).
Il mercatino verrà effettuato allo spazio sociale La Boje in via frutta
n° 3 ( traversa di corso Vittorio Emanuele ).

Lo spazio sarà aperto per il mercatino al mattino dalle 10.00 alle 12.30
ed il pomeriggio dalle 15.30 alle 18.00
Il collettivo studentesco ACA TORO, in linea con le rivendicazioni e le mobilitazioni d’ autunno proposte dall’ onda studentesca, organizza da quattro anni a questa parte l’ iniziativa del mercatino del libro studentesco usato.
Questo progetto vuole contrastare in maniera concreta e tangibile il caro-libri, che ogni anno risulta sempre più gravoso per le possibilità economiche degli student* e delle loro famiglie. Di anno in anno le case editrici producono edizioni che di nuovo hanno ben poco se non il prezzo sempre più alto.
I presidi, inoltre, sono complici dell’ inutile dispendio di risorse economiche, non avendo alcun interesse ad adottare libri usati o in comodato d’ uso.
Per l’ ennesima volta, come quest’ autunno e negli ultimi 15 anni,le uniche risposte concrete alla difesa del diritto allo studio per un accesso libero e il meno dispendioso possibile al sapere, le da chi la scuola la vive quotidianamente e sa cosa non va.
Mentre il ministro Gelmini si arrabatta per tagliare ancora la scuola pubblica e precarizzare gli insegnanti dequalificando l’ istruzione, è di pochi giorni fa infatti la proposta del governo di dare dei bonus a chi vuole accedere alle scuole private; il collettivo studentesco aca toro da una risposta reale a chi di fronte alla crisi e all’ aumento dei costi trova sempre più difficoltà a proseguire il percorso scolastico
e di conseguenza ad inserirsi nella società di oggi.
Il mercatino dei libri oltre che un aiuto diretto è un mezzo per comunicare e diffondere quella controinformazione necessaria per rendersi conto del saccheggio perpetrato dalla Gelmini, perchè siamo convinti che l’ unica riforma che possa migliorare realisticamente la scuola pubblica sia un’ autoriforma che coinvolga student*, docent* e personale scolastico dal basso e in modo diretto. Â

di collettivo studentesco aca toro

[Torino] Va ora in Onda il conflitto

A poche ore dal termine della manifestazione odierna contro il G8 dei Rettori, non è semplice trarre un bilancio della mobilitazione, ma rispetto ad altre volte, questa, e non perchè ultima in ordine cronologico, si è auto-narrata nel corso della giornata. A mesi di distanza dall’autunno che ha visto la nascita di un nuovo movimento degli studenti non era facile riportare in piazza, se non i numeri, la voglia e il protagonismo che hanno caratterizzato la crescita dell’Onda, che fin dai suoi albori ha saputo coniugare la “controriforma dell’università” ad un discorso più ampio sulla crisi, con i suoi costi e le sue responsabilità, sapendo saldare la lotta tra studenti medi e universitari, uscendo dalle scuole e dalle università, interlacciando rapporti di conflitto con le metropoli e la loro produzione fluida.
Non era semplice eppure, oggi migliaia di universitari e universitarie, studenti medi, compagni e compagne, si sono dati appuntamento per contestare fermamente l’ennesimo summit, illegittimo quanto inutile. Uno dei g8 preparativi del g8 dei grandi della terra che si terrà nell’ Abruzzo martoriato il prossimo luglio. La manifestazione aveva l’obiettivo di tentarci, di provare ad avvicinarsi più possibile al Castello del Valentino, luogo quanto mai consono alla fortezza predisposta per i signori rettori, protetto da ogni forza dell’ordine di cui possiede lo Stato Italiano. La differenza da tante altre volte è che quello che il movimento ha detto, alla fine ha fatto, si è dato degli obiettivi e delle parole d’ordine, e li ha perseguiti con coerenza e maturità, sapendo mettere insieme soggettività differenti, che in quest’occasione hanno saputo parlare un unico linguaggio, fondato sulla pratica dell’obiettivo. Per farlo era chiaro che la manifestazione si doveva dotare di tutti gli strumenti utili per tentarci, per non mimare un conflitto, che non aveva, se non inteso concretamente, senso di essere. Ad alcuni farà storcere il naso non aver visto solo gioia e colori al corteo, ma a differenza di altre volte, la gioia è stata incarnata nella rabbia e i colori sono stati quelli della lotta, e non copie sbiadite delle stesse. Il resto viene ed è venuto da se’, mettendo in campo la giusta determinazione di chi non si può permettere di perdere le battaglie senza neanche provare a combatterle con orgoglio. Oggi a Torino questo si è consumato, mettendoci forza senza lasciare sul campo troppi arrestati nè feriti tra l’altro, cosa che descrive la compattezza d’intenti dei manifestanti e la responsabilità degli organizzatori. Ora ci sarà probabilmente la repressione, come è normale che ci sia quando si pratica il conflitto, e va respinta con il senso di una lotta e di una giusta pratica che deve essere base per affrontarla senza gridare più di tanto allo scandalo.
Da Torino viene se non un’indicazione vera e propria, la fattibilità spinta da un’Onda, nella praticabilità di un obiettivo difficile e ambizioso come la mobilitazione contro il prossimo G8 di luglio. In serata giungono le dichiarazioni del ministro Maroni che come normale, dichiara guerra ai violenti, e lo seguono quelle del Pd, che come normale da tutta la sua solidarietà alle forze dell’ordine. C’è poco da riflettere su da che parte stare, se da quella della politica dell’esistente o in quella dell’autonomia dei movimenti del futuro, che quel presente, lo vogliono spazzare via con una grande e determinata Onda.
La nostra solidarietà va agli arrestati. Liberi tutti

di Infoaut.