Si sono finalmente puntati i riflettori sulla grande e terribile macchina liberista che crea disuguaglianze, guerre e terrorismo; si è messo finalmente in soffitta il “pensiero unico” e la dottrina della “fine della storia”. Certo, non si sono fermati nè la guerra e nè il governo più vergognoso dell’Italia repubblicana ma non dobbiamo dimenticarci che i Berlusconi ed i Bush vengono da almeno un ventennio di vuoto politico che non possiamo certo riempire con due anni di manifestazioni.

Abbiamo guadagnato la simpatia della maggioranza delle persone, (probabilmente non si poteva dire lo stesso per i contestatori armati di mazze del ’77) ma dobbiamo ancora guadagnare la loro fiducia. E questo lo si può fare solo mettendo in campo iniziative concrete, iniziando a praticare già da ora l’alternativa, costruendo quell’altro mondo possibile di cui parliamo tanto. Altrimenti rimarremo solo dei simpatici giovanotti idealisti che fanno un po’ di chiasso nelle strade.

E’ finita l’adolescenza del movimento. Nel periodo che ci stiamo lasciando alle spalle era assolutamente necessario costruire una nostra narrazione, una nostra mitologia. Era necessario ricostruire i ponti fra individui e movimenti che il potere aveva sistematicamente distrutto facendoci apparire come mosche bianche.

Nel ’99 a Seattle non è nato nulla nuovo, ci si è semplicemente accorti che le mosche bianche non erano poi così poche e che messe assieme potevano fare un po’ di paura ai padroni del mondo. Una simile scoperta non è una sciocchezza per chi si era ormai rassegnato ad recitare la parte del disadattato a vita (cfr. grunge), perciò non indignamoci troppo se qualcuno ancora ha bisogno di dichiare “noi siamo questo”, “noi non vogliamo quello” come è accaduto nel FSE.

Superare l’adolescenza significa smettere di definirsi esclusivamente attraverso la contrapposizione col nemico, il liberismo/genitore. Significa riconoscerci come poteri, come attori principali anzichè come antagonisti. Farla finita con questa subalternità comporta il ridimensionamento delle forme di protesta come i controvertici ed le manifestazioni in generale. Mettiamoci il cuore in pace: non vedremo mai più le piazze piene come negli ultimi tre anni perchè avremo di meglio da fare. E non preoccupiamoci se qualcuno tenta di storicizzarci, di archiviare il 2002 come l'”anno dei movimenti”, se qualcuno spera che finita la sbornia movimentista tutti ritornino alle vecchie forme di partecipazione politica. Ora si inizia a fare sul serio.

Paolo


Lo si dice da almeno un anno ma non è male ripeterlo: quel movimento che da Seattle a Genova a blabla, quel movimento che ha mostrato di essere la seconda potenza mondiale blablabla deve ora entrare in una nuova fase se non vuole rifluire delle istituzioni o nel lobbysmo.