Questo è ciò che adesso si cercherà di nascondere: la gente non ha votato per il PSOE, ma ha votato contro il Partito popolare. E’ un voto puramente negativo, anche se alcuni credono che adeso si debba vigilare perché il PSOE conservi la sua essenza socialista e operaia (!)

Il PSOE ha beneficiato dell’enorme codardia di Isquierda Unida (soprattutto) durante questi ultimi giorni. Llamazares (coordinatore

generale di Izquierda unida) sfila insieme a Aznar e Berlusconi per la unità di tutti i democratici, invece di unirsi alla società civile che

chiedeva verità e informazione, non manipolazione. Tra l’originale e la copia, la gente ha preferito l’originale. La apparizione di Llamazares dopo le elezioni è stata penosa: niente autocritica. Isquierda Unida ha fatto poco o niente per sabotare i meccanismi che si erano messi in moto con lo scopo di trasformare la molteplicità sociale in una massa timorosa e obbediente che delega la sua parola e la sua espressione ai sovrani. Di conseguenza la gente che rifiutava di interiorizzare questa identificazione con il governo se n’è fottuta olimpicamente di Izquierda Unida.

La vittoria del PSOE significa un ritorno alla normalità, un abbandono della tensione critica degli ultimi giorni, il ripiegamento della gente

dalle strade a semplici funzioni di vigilanza democratica? Dipende da noi che non sia così e molti indizi mostrano che la resistenza e la plasticità del grido non è da poco. In ogni caso un primo momento per dirlo alto e chiaro sarà la manifestazione globale del 20 marzo. I movimenti non sono in messun modo gruppi di pressione al servizio della sinistra né una specie di elettrostimolatore cardiaco per burocrazie e funzionari senza immaginazione. La loro qualità più importante è la mescola di egemonia culturale e autonomia. La egemonia degli immaginari sta in quel che ha deciso la moltiplicazione repentina e insolida del gesto di sfida della gente nelle strade. La autonomia è la crisi dell vecchia politica fondata sulla rappresentazione di soggetti muti, obbedienti e uguali fra loro, la centralità della presa di parola delle masse, la espressione e la iniziativa.

Occorre analizzare pazientemente quel che è accaduto in questi giorni memorabilim, però alcune idee ci vengono in mente: le moderne forme del colpo di stato fondate sulla produzioen e gestione della comunicazione e della paura, diviene debole grazie alla riapproprazione collettiva dei flussi di comunicazione (internet sms, bocca-orecchio in tempo reale), la esistenza di una radicalità latente tra le persone comuni che le strutture organizzate non sanno interpretare e meno che mai esprimere, la infinita povertà delle vecchie forme di politica, il ridicolo dei significanti classici della sinsitra tradizionale, il potere dissolvente di una società civile che sta prendendo gusto alle manifestazioni spontanee e all’espressione senza rappresentazione, la persistenza diffusa dello spirito del 15 febbraio, che tutti davano per sepolto quando la verità è che viaggiava nei sotterranei della materia sociale.

A partire di qui si possono pensare le sfide di una azione politica istituente che sia all’alterzza dei tempi che corrono….. e il resto è

pianto e digrignar di denti…..

Colectivo Editorial Indymedia Madrid

La scintilla che incendia la prateria

[[image:madrid.jpg::left:0]]Colectivo Editorial Indymedia Madrid

Il risultato elettorale di oggi era impensabile una settimana fa, e anche soli pochi giorni fa, quando il golpe di stato mediatico del governo ha tentato di fondere la società civile con lo stato, di vietare la politica e di vuotare di ogni contenuto sostanziale la parola democrazia, di annullare la critica, affoarei dubbi strangolare il dibattito pubblico, paralizzarci di paura. Senza dubbio, questa è stata una fiammella che incendiò la presenza della gente che non si fida ed ha cortocircuitato il partito popolare. In ogni caso le cacerolas sono riuscite a rovesciare un governo.