Avremo eletto un presidente sordo? Un uomo incapace di ascoltare altro che l’eco della sua voce? Sordo di fronte al tuono incessante di milioni e milioni di voci che nelle strade del mondo stanno dichiarando pace alla guerra? Non è stato nemmeno capace di ascoltare l’affettuoso suggerimento di Gunther Grass. Lo scrittore tedesco, comprendendo che Bush aveva bisogno di dimostrare qualcosa di molto importante a suo padre, gli ha raccomandato di consultare uno psicanalista invece di bombardare l’Iraq.

Nel 1898 il presidente William McKinley dichiarò che Dio gli aveva dato l’ordine di tenersi le Filippine, per civilizzare e cristianizzare i suoi abitanti. McKinley disse che parlò con Dio mentre camminava, a mezzanotte, lungo i corridoi della Casa Bianca. Oltre un secolo dopo, Bush assicura che Dio sta dalla sua parte nella conquista dell’Iraq. A che ora e in che luogo ha ricevuto la parola divina? E perché Dio avrà dato ordini così contraddittori a Bush e al Papa di Roma? Si dichiara guerra in nome della comunità internazionale, che delle guerre è stufa. Non è per il petrolio, dicono. Ma se l’Iraq producesse rapanelli invece che greggio, a chi verrebbe in mente di invadere il paese? Bush, Cheney e la dolce Condoleezza avranno veramente rinunciato ai loro alti incarichi nell’industria petrolifera? Perché questa mania di Tony Blair contro il dittatore iracheno? Non sarà perché trent’anni fa Saddam Hussein ha nazionalizzato la britannica Iraq Petroleum Company? Quanti pozzi spera di ricevere Aznar nella prossima suddivisione?

La società del consumo, ubriaca di petrolio, ha il terrore della sindrome d’astinenza. In Iraq, l’elisir nero è il meno costoso, e forse il più abbondante. In una manifestazione pacifista a New York, un cartello chiedeva: «Perché il nostro petrolio sta sotto la loro sabbia?»

Gli Stati uniti hanno annunciato una lunga occupazione militare, dopo la vittoria. I suoi generali si faranno carico di stabilire la democrazia in Iraq. Sarà uguale a quella che regalarono a Haiti, alla Repubblica Dominicana o al Nicragua? Hanno occupato Haiti per diciannove anni e fondato un potere militare che sboccò nella dittatura di Duvalier. Hanno occupato la Repubblica Dominicana per nove anni, e fondato la dittatura di Trujillo. Hanno occupato il Nicaragua per ventuno anni e fondato la dittatura della famiglia Somoza.

La dinastia dei Somoza, che i marines avevano messo sul trono, è durata mezzo secolo, fino a essere cacciata dalla furia popolare nel 1979. All’epoca, il presidente Reagan montò a cavallo e si lanciò a salvare il suo paese minacciato dalla rivoluzione sandinista. Povero tra i poveri, il Nicaragua possedeva in totale cinque ascensori e una scala mobile, rotta. Ma Reagan denunciava che il Nicaragua era un pericolo e mentre parlava, la televisione mostrava una mappa degli Stati uniti che si tingeva di rosso a partire dal sud, per illustrare l’invasione imminente. Il presidente Bush gli ha copiato i discorsi per seminare il panico? Bush dice Iraq dove Reagan diceva Nicaragua? Titoli di giornali, nei giorni precedenti alla guerra: «Gli Stati uniti sono pronti a resistere agli attacchi». Record di vendite per nastro isolante, maschere antigas, pillole antiradiazioni. Perché il boia ha più paura della vittima? Solo per questo clima di isteria collettiva? O trema perché prevede le conseguenze dei suoi atti? E se il petrolio iracheno incendiasse il mondo? Non sarà, questa guerra, la miglior vitamina possibile per il terrorismo internazionale?

Ci dicono che Saddam Hussein alimenta i fanatici di Al Qaeda. Alleva i corvi perché gli strappino gli occhi? I fondamentalisti islamici lo odiano. Il suo è un paese satanico in cui si vedono i film di Hollywood, in molte scuole si insegna l’inglese, la maggioranza musulmana non impedisce ai cristiani di andare in giro con la croce sul petto e non è raro vedere donne con pantaloni e giacche audaci. Non c’era alcun iracheno tra i terroristi che hanno abbattuto le Torri di New York. Quasi tutti venivano dall’Arabia saudita, il miglior cliente degli Stati uniti nel mondo. E’ saudita anche Bin Laden, questa comparsa che i satelliti inseguono mentre fugge a cavallo nel deserto, e che risponde presente ogni volta che Bush necessita dei suoi servigi di mostro professionista.

Sapevate che il presidente Eisenhower disse, nel 1953, che la «guerra preventiva» era un’invenzione di Hitler? Disse: «Francamente, io non prenderei sul serio nessuno che venisse a propormi una cosa del genere».

Gli Stati uniti sono il paese che fabbrica e vende più armi nel mondo. E’, inoltre, l’unico paese ad aver lanciato bombe atomiche sulla popolazione civile. Ed è sempre, per tradizione, in guerra contro qualcuno. Chi minaccia la pace universale, l’Iraq?

L’Iraq non rispetta le risoluzioni delle Nazioni unite? Le rispetta forse Bush, che ha appena finito di assestare la più spettacolare delle pedate alla legalità internazionale? Le rispetta Israele, paese specializzato nell’ignorarle? L’Iraq ha disconosciuto 17 risoluzioni internazionali, Israele 64. Bush bombarderà il suo fedele alleato?

L’Iraq venne raso al suolo nel 1991 dalla guerra di Bush padre, e ridotto alla fame dall’embargo successivo. Quali armi di distruzione di massa può nascondere questo paese massivamente distrutto? Israele, che dal `67 usurpa terre palestinesi, conta su un arsenale di bombe atomiche che ne garantiscono l’impunità. E anche il Pakistan, altro fedele alleato che in più è un noto covo di terroristi, esibisce le sue ogive nucleari. Però il nemico è l’Iraq, perché «potrebbe avere» queste armi. Se le avesse, come dice di averle la Corea del Nord, si azzarderebbero ad attaccarlo?

E le armi chimiche e biologiche? Chi ha venduto a Saddam Hussein gli ingredienti per fabbricare i gas velenosi che hanno asfissiato i kurdi, e gli elicotteri per lanciare questi gas? Perché Bush non mostra le ricevute? In quegli anni di guerra contro l’Iran e guerra contro i kurdi, Saddam era meno dittatore di quanto sia ora? Persino Donald Rumsfeld gli rendeva visita in amicizia. Perché i kurdi adesso commuovono e allora no? E perché sono commoventi i kurdi iracheni e non i kurdi molto più numerosi che la Turchia ha sacrificato?

Rumsfeld, attuale ministro della difesa, annuncia che il suo paese userà «gas non letali» contro l’Iraq. Saranno poco letali come quelli che Putin usò l’anno scorso nel teatro di Mosca, e che uccisero più di cento ostaggi?

Durante alcuni giorni, le Nazioni unite hanno coperto con una cortina il Guernica di Picasso perché questa spiacevole scenografia non perturbasse i tocchi di clarinetto di Colin Powell. Che dimensioni avrà la cortina che nasconderà la macelleria in Iraq, secondo la censura totale che il Pentagono ha imposto ai corrispondenti di guerra?

Dove andranno le anime delle vittime irachene? Secondo il reverendo Billy Graham, consigliere religioso del presidente Bush e agrimensore celeste, il paradiso è piuttosto piccolo: non misura più di 1.500 miglia quadrate. Pochi saranno gli eletti. Profezia: quale sarà il paese che ha comprato quasi tutti i biglietti?

E una domanda finale, che chiedo in prestito a John Le Carré:

– Uccideranno molta gente, papà?

– Nessuno che tu conosca, caro. Solo stranieri

Eduardo Galeano


A metà dell’anno scorso, mentre questa guerra veniva incubata, George W. Bush ha dichiarato che «dobbiamo essere pronti ad attaccare in qualunque oscuro angolo del mondo». L’Iraq è dunque un oscuro angolo del mondo. Crede Bush che la civiltà sia nata in Texas, e che i suoi compatrioti abbiano inventato la scrittura?

Non ha mai sentito parlare della biblioteca di Ninive né della torre di Babele e neppure dei giardini pensili di Babilonia? Non ha mai sentito un solo racconto delle Mille e una notte di Baghdad? Chi lo ha eletto presidente del pianeta? Nessuno mi ha chiamato a votare per questa elezione.

Forse voi sì?