Non si è ancora riusciti a capire bene quante case siano state invase dagli sbirri in quanto molte delle persone sono state coinvolte solo perché contaminate dall’aver sfiorato, incontrandoli per strada o in qualche osteria di Bologna, “i soliti noti”, e quindi non ci è dato sapere chi siano.

Le pesanti prove contro ignoti noti sono: fili elettrici trovati a chi aveva appena rifatto l’impianto, floppy disc, parrucca e baffi che ancora nemmeno si sa se abbiano davvero preso e a chi, lettere personali e soprattutto… una casa. Sì, una casa che attira morbosamente sia la curiosità prezzolata dei giornalisti che quella dei cacciatori di streghe o di nuovi untori per essere stata l’abitazione di un anarchico che non c’è più ma il cui nome non si stancano di usare. Ancora, ci sono, come elementi a carico: cellulari tenuti spenti per qualche ora (attenzione a non perdere o dimenticare i carica-batterie altrimenti qualunque cosa succeda potreste essere stati voi) ed incontri avvenuti tra compagni (anche per questo attenzione ad aver voglia di vedervi per un bicchiere di vino e per fare quattro chiacchiere sul mondo) in quella casa che tanto attizza i diversi inquisitori. Per il resto, la maggioranza delle perquisizioni hanno dato esito negativo.

Ovviamente la stampa si è lasciata andare ad un’orgia di articoli, tirando fuori dai bauli vecchie storie e vecchi nomi sempre utili per le loro fantastiche ricostruzioni e per i loro irrinunciabili schemini ai quali aggiungere il pepe di false novità e presunti nuovi adepti.

Per ora quel che è certo è che l’occasione ha fatto ghiotto lo spettacolo cui partecipano in molti, sempre troppi, e che il centro dell’attenzione viene sapientemente dirottato dai terrori veri, generati dal mondo dei famelici potenti con le loro enormi, recidive e palesi ingiustizie, ai potenziali pericoli causati da agitatori occulti, ma noti, e da coloro che da questi ricevono la peste della ribellione.

Alcuni perquisiti di Bologna e dintorni


Pochi giorni prima di natale, con l’utilizzo del 41 Tulps, sono state effettuate perquisizioni a carico di sei compagni in quattro case di Bologna e provincia. Successivamente, all’alba del 28 dicembre, sono state “visitate” altre case e altre persone, sempre tra Bologna e l’Appennino, per un numero imprecisato che si aggirerebbe intorno a venti o trenta. L’occasione era stata fornita dalle pentole a pressione scoppiate in Strada Maggiore e dal pacco infiammabile recapitato a Prodi.