Nessuno o quasi era partito, più di un centinaio di lavoratori affollavano il deposito, le trattative non si erano concluse, i lavoratori scioperavano e alcuni compagni incominciavano ad affluire, intanto le notizie sulle altre città si accavallavano per tutta la giornata tra radio e cellulari e alcuni andavano a controllare la situazione negli altri depositi.

Sabato e domenica erano state giornate di festa, di discussione, di

solidarietà di altri lavoratori venuti ai picchetti, i giornalisti venuti a sbirciare

erano stati allontanati vista la quasi unanime campagna di diffamazione

a mezzo stampa e televisione, i sindacalisti che premevano per far

smobilitare i picchetti ed andare sotto la direzione ATM erano stati ignorati, i macchinisti dei treni passanti rallentavano salutandoci, alcuni a pugno chiuso. Giunta la notizia della conclusione delle trattative e dell?accordo bidone firmato, una assemblea con una votazione seduta stante aveva respinto

l?accordo e votato, anche se questa era solo una pura formalità, per continuare lo sciopero: poco più di ottanta euro di aumento e meno di mille come una tantum, parametrati su di un livello alto e quindi che in realtà, per la maggioranza dei lavoratori andavano dimezzati, contro i 106 Euro mensili previsti e i 2.900 di arretrati.

I sindacalisti, che hanno le stesse facce di gomma per ogni categoria quando vogliono farti ingoiare i magoni peggiori, vengono contestati: c?è quello che dice che “se i soldi che ci hanno dato sono pochi e allora chiediamo una integrazione all?ATM”, cioè apriamo alla territorializzazione del contratto e frantumiamo la categoria infischiandoci degli altri colleghi che lottano con noi in tutta Italia; quello che vorrebbe fare “una votazione con tutti i lavoratori del deposito”, e non solo con chi è fisicamente a lottare e a presidiare il proprio posto di lavoro, cioè prima smobilitiamo, torniamo al lavoro, e poi con comodo facciamo una assemblea farsa, dopo avere magari intimidito per telefono i più a non votare contro l?accordo e a presentare il piatto di merda fumante offerto da governo, padroni e sindacati confederali come una succulente pietanza per i palati più fini; quelli che facevano circolare notizie false sugli altri depositi e le altre città, dicendo che svariate corse erano riprese, che la mobilitazione era finita e così via, tanto per intorpidire le acque, creare incertezze e rompere il fronte di

lotta. In guerra questi loschi figuri verrebbero considerati spie al soldo del nemico e trattati in quanto tali, gli operai non dimenticano?

Giovani operai in CFL, lavoratori più anziani che prima di lavorare in ATM erano stati operai in grandi concentramenti industriali, compagni e semplici curiosi discutevano e scherzavano attorno al fuoco acceso: Era diventata un po? la lotta di tutti i presenti alla faccia di chi dall?inizio ha contrapposto gli interessi dei “cittadini”, categoria ambigua e reazionaria, a quelli dei lavoratori dell?ATM.

La lotta continuava, pensando a cosa sarebbe successo il lunedì, i

lavoratori venivano precettati dalle 6.

Alle 2.00 siamo lì, ci dicono che il primo autobus che dovrebbe uscire è quello delle 4.00 circa, sostitutivo della metro. Torniamo quindi alle 4.00.

Il clima che si respira è teso ma anche determinato, il ricatto della

precettazione pesa ma pesa ancor di più quello della precarietà selvaggia introdotta con una miriade di nuovi contratti. Una volante della polizia è ferma nel parcheggio già da alcune ore e loschi individui, DIGOS e funzionari dell?ATM, si aggirano nel deposito con quell?inconfondibile aria di avvoltoi. Un delegato CISL comincia a diffondere notizie false, vorrebbe far credere che dagli altri depositi sono usciti i mezzi ma è prontamente smentito da alcuni lavoratori

di ritorno dai depositi e insultato, “questo è lo sciopero dei lavoratori, non dei sindacati”. Il suo è veramente il mestiere più sporco.

Verso le 5.30, qualcuno vorrebbe uscire, ci si mette intorno all?autobus per convincerlo che la precarietà riguarda tutti, che questa lotta ha un?importanza che oramai va oltre l?obiettivo rivendicativo immediato perché parla ai metalmeccanici in lotta, ai giovani precari, a tutti gli altri lavoratori, che nessuno resterà solo davanti alla repressione dello Stato. Nel frattempo i due poliziotti scendono dalla volante e si mettono a spingere, ma un nutrito

gruppo di persone gli va incontro e gli intima di non alzare le mani. Ma nonostante questo, tra gli applausi, uno dopo l?altro quelli in procinto di uscire girano la chiave e scendono, la tensione non gli consente più di lavorare, malattia.

Alle 6.00, soltanto 3 autobus sono usciti, una sempre maggiore condivisione si respira nel piazzale, sembrava di avercela fatta. E? solo allora, dopo averle tentate tutte, i sindacalisti di Stato, esausti da tanto vano lavoro, cedono il testimone ai loro colleghi. Giungono una ventina di celerini, casco e bastone in pugno, qualche funzionario della DIGOS, in pochi minuti liberano il piazzale antistante i cancelli, caricando e spingendo tutti.

Sordi davanti alle richieste di dialogo dei dipendenti ATM che li esortavano a riflettere sulla comune condizione di lavoratori sfruttati, si dispongono, tra i fischi, di fronte ai lavoratori e ai compagni, così da permettere il transito degli autobus. Il livello di intimidazione è forte, la determinazione vacilla. Per i funzionari dell?ATM, all?interno del deposito, adesso è più facile svolgere il compito per cui sono pagati. Gli autobus cominciano ad uscire aiutati fin sulla strada dalla polizia che ferma il traffico per snellire tutta l?operazione.

I lavoratori si riuniscono subito in un?assemblea spontanea, decidono di rispettare alla lettera il codice della strada, così da rallentare il più possibile lo svolgimento del servizio e di non mollare, lo sciopero deve andare avanti.

Di questi tempi, una qualsiasi lotta rivendicativa che metta in campo

strumenti efficaci per la sua riuscita tende a porre nell?immediato una questione oggettiva di potere, quantomeno di chi lo esercita e di chi è costretto a subirlo. Che si tratti di una banale questione pecuniaria, di una ostentata volontà di non retrocedere sul campo delle garanzie acquisite a livello contrattuale, della necessità di avere una qualche ingerenza nella gestione dell?organizzazione del lavoro, nel processo di produzione, nelle relazioni politico-sindacali, il blocco dominante non può e non intende trattare i margini che si sono assottigliati durante questi anni di pace sociale blindata e che ora sono completamente annullati.

La crisi economica crea una forbice che tende ad allargarsi sempre più tra la necessità di valorizzazione capitalistica e le esigenze di riproduzione sociale del proletariato, tra la volontà di mantenere i propri margini di potere politico sulla classe della borghesia e le istanze autonome dei lavoratori.

I CC nelle fabbriche metalmeccaniche in lotta per i pre-contratti e i

reparti mobili della polizia nei depositi degli autobus, come fuori dagli aeroporti, sono solo un anticipo.

Se da un lato questo fa presumere scenari nefasti di una accelerata svolta autoritaria sul fronte interno, rosica anche la possibilità di accettazione dei dettami capitalistici, produce un vuoto pesante nella macchina di consenso e una sorta di esautorazione delle articolazioni statali nel e del movimento operaio tradizionale: dalla precarizzazione sociale può scaturire una accelerazione della polarizzazione politica tra le classi.

Se il conflitto si intensifica e si estende e parla un linguaggio

comprensibile a tutti gli sfruttati e si pone come esempio positivo per la possibilità di lottare e vincere va affrontato frontalmente con l?uso della forza bruta, comunque i lavoratori più attivi vanno filmati, schedati, pedinati, e magari perquisiti, puniti e messi alla gogna dai pennivendoli dell?industria dell?informazione.

22.12.03

Alcuni compagni presenti ai picchetti


Un compagno smontato dal turno di notte sabato mattina, tornando a casa, aveva notato un certo movimento nel depostito di via Palmanova, la gente affollare le stazioni del metro di Loreto e pochi, quasi nessun, autobus e tram in giro a quell’ora, aveva deciso di andare a fare un giro in viale Sarca?