La celebrazione peggiore e più desolante per la Giornata della Memoria che ricorda oggi i sei milioni di ebrei vittime della Shoà è arrivata con un giorno di anticipo. Il risultati del sondaggio italiano ed europeo pubblicato ieri dal Corriere della Sera sono desolanti anche a prenderli con le pinze. Non c’è tara da apportare o diffidenza verso i sondaggi che tenga quando il 5,7% degli europei e il 33,7% degli italiani affermano che «gli ebrei dovrebbero smettere di fare le vittime per l’Olocausto e per le persecuzioni di 50 anni fa». Quando il 40,5% degli europei e il 39,3% degli italiani confessa di credere che gli ebrei «hanno un rapporto particolare con i soldi», e la percentuale sale ancora alla domanda che recita: «Gli ebrei hanno mentalità e modi diversi dal resto degli italiani/francesi, etc.?». Il 46% degi europei la pensa così, ma in Italia la percentuale è più alta, arriva al 50,5%.

Dal pregiudizio antisemita rivelato da queste risposte all’ostilità razziale concretamente agita ce ne passa. Di fronte a domande ancor più delicate le quote di risposte positive scendono, ma restano sempre in area di allarme serio. Sono o non sono gli ebrei veri italiani, o tedeschi, e via eneumerando le nazioni europee? Per il 16,9% degli europei e per il 23,2% degli italiani no, purtroppo non lo sono. Sono il 9% gli europei ai quali gli ebrei «non sono simpatici e non ispirano fiducia», un po’ peggio nel belpaese: qui i sì arrivano al 10,6%.

Il revisionismo, per fortuna, non ha sfondato. Solo il 7,2 degli europei e l’8,2% degli italiani è convinta che la Shoà sia tutta un’invenzione. Non è una percentuale da gettare via, ma il peggio è che ancor di meno si spiegano le percentuali altissime di europei e italiani secondo i quali le vittime di quella mattanza dovrebbero «smettere di fare le vittime». Sono invece realmente basse le percentuali di quelli che pensano che «gli ebrei dovrebbero lasciare la nazione. Il 4,4% in Europa, il 6,6% in Italia.

Secondo Renato Mannheimer «in tutti i nove paesi l’atteggiamento antisemita è strettamente correlato con quello anti-israeliano, pur essendo impossibile capire la direzione del nesso causale. E’ vero cioè che chi è più antisemita è anche più anti-istraeliano e viceversa: ma la ricerca non chiarisce quale dei due atteggiamenti determini l’altro». Chiarisce invece le conoscenze storiche sull’antisemitismo e sul genocidio sono piuttosto scarse e che il pregiudizio, come era facile prevedere, è più diffuso nelle fasce meno istruite.

Efraim Zuroff, direttore del centro Simon Wiesenthal, ha commentato il sondaggio con la dovuta preoccupazione, ma anche invitando a distinguere le diverse risposte. Su alcune non può esistere possibile dubbio. Ma su quella, fondamentale, che riguarda la diversità degli ebrei, Zuroff non ritiene che l’alta percentuale di risposte positive vada interpretata automaticamente come un dato negativo: «La diversità non è necessariamente un fattore negativo». A suo parere la ricetta sarebbe una «maggiore severità nell’applicare le leggi contro l’antisemitismo». Segnala che nel paese più interessato dal nuovo antisemtismo, la Francia, «le pene severe inflitte dai tribunali cominciano a ridurre il fenomeno». Quella di Zuroff, va da sé, è un’interpretazione alquanto discutibile.

Ci sono stati alcuni altri segnali poco consolanti nella giornata di ieri. Il nazional-alleato Italo Bocchino, ad esempio, ha colto l’occasione per assicurare che «il nuovo antisemitismo ha una precisa matrice ideologica a sinistra». Un po’ forte, nonostante il celebre e celebrato pellegrinaggio di Fini in Israele, per un ragazzo che viene dall’estrema destra italiana. Altrettanto spiacevole il silenzio dei massimi leader di Forza Italia, della Lega e di An, solitamente loquaci. Non che il cavaliere sia sospetto di antisemitismo. Si può star certi che troverò modo di farsi sentire oggi, come i suoi colonnelli. Ma all’inizio di una campagna elettorale appena iniziata chi glielo fa fare di commentare un sondaggio che, a dargli credito, fa fare a un certo numero di italiani, che sono pur sempre elettori, una pessima figura?

Ha parlato invece il capo dello stato, in un messaggio ripreso da quasi tutte le tv nazionali: «Ricordiamo affinché l’orrore non possa ripetersi, affinché ogni manifestazione di antisemitismo e razzismo in tuitte le forme venga condannata e messa al bando». Romano prodi, presidente della Ue, ha segmnalato il significatoparticolare che la giornata della memoria riveste per l’Europa: «E’ in Europa che la Shoà si è prodtta. E’ sulla lezione della Shoà che è nata la nuova Europa». Ma nella nuova Europa e nella nuova Italia di smemorati sembrano essercene ancora parecchi


Nel giorno che ricorda la Shoa un sondaggio rivela: più di un italiano su tre pensa che gli ebrei «dovrebbero smettere di fare le vittime». Ma il 50,5% pensa che gli ebrei «hanno mentalità e modi diversi dal resto degli italiani». No comment dai vari leader della Cdl