Dico «dovrebbe», perché si conosce l’avidità degli attuali reggenti: partito per illustrare la filosofia loro, il testo si allarga, esonda e tracima. Ridisegna l’Italia, l’Europa, il mondo, l’universo, la storia, le categorie politiche e morali (in qualche caso pure la sintassi non ne esce indenne). Insomma, in quarantasette paginette si spreme un concentrato di filosofie in una fialetta di pensierini: dai dinosauri a oggi il mondo era una discreta merda, ma poi, per fortuna, è arrivata Forza Italia e tutto è cambiato. Interessante prospettiva, un po’ come mettere tutto Kant e tutto Hegel in un sms e spedirlo a tutti. Autori del nuovo sistema filosofico: Adornato, Biondi, Bondi, Cicchitto, Melograni. Mathieu e Baget-Bozzo, che ha portato il barbera. Rileggete bene l’elenco e fate il gioco del «chi manca». E il petomane? E il giocoliere monco? Anche Timothy Leary, negli anni Sessanta, faceva esperimenti con le droghe chimiche, ma almeno li faceva da solo.Il testo, comunque, non è male. Considerato che dovrebbe porre le basi della convivenza civile e del progresso del paese nei prossimi dieci anni, è bello sapere che si veleggia in uno spazio indefinito e mobile, una specie di quarta dimensione olistica che va da Lao-Tse a Malagodi. Saremo liberal-popolari, ma anche liberal-socialisti, un po’ zen e un po’ laici, ma anche cattolici e naturalmente liberal-liberali, e però anche liberal-solidali eccetera, eccetera. Entusiasmante il passaggio in cui gli autori affrontano in nove righe (pag. 29) gli ultimi tre secoli di storia: la Rivoluzione Francese, la Dea Ragione, il Novecento, finché (finalmente!) arriva Forza Italia e tutti sono più felici. Illuminante invece il capitolo dedicato all’ecologismo che non dev’essere più «verde», bensì «blu», essendo «ecologismo-liberale», e dunque positivo e col sorriso sulle labbra. Insomma: molti giovani si ostinano a predicare un «fondamentalismo ecologista» che mette al centro di tutto la natura. Si chiedono angosciati gli autori: se in mezzo a tutto c’è la natura, io dove passo con la Mercedes? E dunque teorizzano una «società ecologica» che permetta «una nuova rivoluzione industriale», anziché un ritorno alla candela e alla pastorizia (roba da ecologisti illiberali). Stesso discorso per la globalizzazione: perché demonizzare una cosa che, alla fin fine, ci fa fare tanti soldi? Trasformati in blu i verdi, in azzurro i rossi, sconfitti tutti gli estremismi, ammaestrate le opposizioni e placata l’arroganza sindacale, la lezione giunge al suo fine: nella carta dei valori c’è esattamente tutto quanto sia vagamente compatibile e non rompa i coglioni a Silvio. Gli autori, dopo il caffè e l’amaro, si fermano a contemplare il loro lavoro, a rileggere la loro Opera che ridisegna il mondo. E sospirano nell’ultima pagina: «Questi sono i nostri valori comuni (…) valori che pensiamo possano essere condivisi da tutti gli uomini della Terra». Quando si dice la modestia. In più, non mancano tonanti ammonimenti: «Non è purtroppo affatto detto che, per trasmetterli ai nostri figli, non si sia anche noi costretti a combattere ancora». Perbacco, l’idea di Adornato e Baget-Bozzo che lottano strenuamente contro le forze del male che tentano di impedire la diffusione del libretto azzurro di Silvio è agghiacciante, e apre nuovi scenari.

Dunque non tutti i verdi saranno diventati blu? Non tutti i rossi azzurri? Di certo c’è questo: l’intreccio mesmerico che parte da Tocqueville e arriva a Lao Tse per interposto Cicchitto sarà la nostra filosofia prossima ventura. Obbligatoria e soltanto caldamente consigliata, questo si vedrà.

(alessandro robecchi)


Siccome la satira del premio nobel italiano per la letteratura andava in onda senza audio (siamo il paese delle libertà, la libertà di fare a meno delle orecchie), ho dedicato la serata a un altro testo satirico, pomposamente intitolato Carta dei valori. Si tratta di un agile libretto azzurro che dovrebbe contenere la filosofia politico-sociale-umana di Forza Italia, distribuito in migliaia di copie in occasione del decimo geniatliaco del duce.