La prima è sostanzialmente quella di ridurre i costi di produzione, creare cioè un mercato lavorativo dove la forza lavoro sia suscettibile della più totale flessibilità, goda di pochissimi diritti, e sia trattata, più di quanto mai fatto prima, come una merce da usare solo in caso di necessità. In caso contrario, diviene possibile per l’imprenditoria lasciare a casa tutti i/le lavoratori/trici considerati spesa non indispensabile da sostenere per la produzione. Nella pratica? Con un contratto co.co.pro. (tra i tanti, troppi!) l’imprenditore è libero di spendere per mantenere forza lavoro solo quando egli ottiene un appalto per un solo progetto. Alla fine del progetto, il lavoratore assunto viene automaticamente licenziato. In questo modo, il padrone ottiene svariati vantaggi. Quello di poter muoversi liberamente nel mercato, a seconda del richieste. Inoltre, a breve termine la più devastante per i lavoratori, è che li si mette in condizioni tali da farsi concorrenza tra loro per la penuria di posti e quindi li si costringe ad accettare condizioni sempre più misere e contratti sempre meno pagati. Si cerca di creare quindi un progressivo abbassamento del livello medio delle conquiste ottenute da dacenni di lotte dei lavoratori.

A questo concorrono altri fattori: lo sfruttamento dei migranti, quindi le riforme (indiscriminatamente di centro sinistra e destra) che introducono la logica dei flussi, che lega il permanere nel suolo di uno stato al contratto lavorativo, la ghettizzazione e l’inasprimento della repressione.

L’altro fattore generale è la destrutturazione del servizio pubblico di istruzione, e se vogliamo di tutto l’insieme dei servizi. Con la disgregazione del diritto allo studio, la creazione di due differenti istruzioni, si demarca il limite tra futuri sfruttati e futuri sfruttatori.

Possiamo capire l’altra funzione di cui parlavamo, quella del controllo sociale. In condizioni per cui la precariatà, l’instabilità, l’insicurezza e la paura pervadono ogni aspetto della vita, ogni rapporto sociale ed economico, diventa più facile per il potere controllare e mantenere disgregata la capacità dei lavoratori di rivendicare diritti e dignità.

In questo senso la precarietà è un aspetto esistenziale, perché diventa la condizione d’abitudine anche psicologica generalizzata di restare chinati di fronte a tutto questo.

Ecco perché generallizata è la risposta. Quest’anno più delle altre edizioni l’appuntamento riesce a coinvolgere tutta la pluralità di soggetti oppressi. Dai tranvieri ai migranti, dagli studenti agli operai metalmeccanici fino a settori che si pensava intoccabili, quelli degli impieghi pubblici. Inoltre quest’anno l’appuntamento del manifestazione si estende su scala europea, assumendo cioè un ruolo molto forte, dando cioè peso a quel soggetto sociale precario che sta cercando di autorganizzarsi in percorsi unitari.

Infine l’importanza di questa giornata è anche determinata dall’attualizzazione di una festa dei lavoratori che i sindacati confederali hanno trasformato (e con essa tutti i percorsi che promuovono) in poco più di un rito dal sapore un po’ retrò, forse difficilmente comprensibile ai meno esperti.

In ultima analisi, la mayday è un appuntamento centrale di tutti i soggetti sotto sfruttamento (attuale e futuro) per rivendicare libertà dignità, ovvero un reale cambio sociale.

A Mantova, vista la mancanza di un percorso precedente a quest’evento, lanciamo una versione in piccolo della parata che si svolgerà a Milano. Con la festa di Bagnolo, cercheremo di lanciare sul territorio una rete antiprecarietà e con questa effettivi percorsi di emancipazione.

L’europrecariato si è ribellato

[[image:mayday.gif::left:0]]di mangiabimbi

La mayday è una giornata di lotta dei soggetti precari che attualizzano la giornata del primo maggio. E’ cioè l’appuntamento unitario di tutti i soggetti vittime della precarietà, che manifestano in modo estremamente rumoroso contro questa nuova forma che il capitalismo usa per un più profondo sfruttamento del lavoro. Sulla precarietà si dovrebbero dire un sacco di cose, ma quello che ci interessa qui, sono le sue due funzioni, ciò che la rende una condizione esistenziale per l’intera classe lavoratrice.