Un’altro episodio di violenza(?) legato al mondo sempre più malato del calcio. Un segnale da prendere in considerazione, in ottica più generale, per la lotta verso una società migliore.
Mentre la vera rilevanza che meritava la notizia (ovvero la semplice e allo stesso tempo terribile tragicità di una morte sicuramente evitabile) viene via via accantonata, ecco che le istituzioni politiche e rappresentative del settore calcio ricominciano un motivo già fischiettato per parecchi giorni durante i fatti di Catania (omicidio Raciti etc.). Assieme a loro, non mancano gli edificanti(?) interventi da parte dei Politicandi di Governo ed Opposizione. i quali si prodigano per sottolineare come la parte malata del calcio (ovvero l’uomo nero / Ultrà) debba essere assolutamente ed immediatamente repressa ed eliminata dal nostro bel mondo.
Repressione: una parola che, insieme ad altri diktat come Tolleranza Zero, Pacchetto Sicurezza eccetera eccetera, sta pervadendo nuovamente i media di tutto il Paese, nominata chissà quanto e quanto spesso dai pezzi grossi che stanno lassù al Governo. Tali signori, ed insieme a loro i mezzi di informazione e di conseguenza la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica, dimenticano però la dimensione esatta sotto cui inquadrare la realtà dei fatti.
E la realtà sta nei fatti non detti o al massimo sussurrati a pochi intimi: la Repressione operata verso gli Ultras nel calcio, altro non è che la Caccia All’Immigrato sviluppatasi in questi giorni dopo l’omicidio a Roma, altro non è che la richiesta di più di 200 anni di carcere ai 9 indagati per i fatti del G8, altro non è che la moltitudine di forme di violenza fisica, psicologica e politica sttuata contro le donne. E mille altre ancora…
Il problema sta allora nella strumentalizzazione che si fa per quanto riguarda il fenomeno Ultrà/Immigarzione/Violenza: in tutti i casi citati, gli avvenimenti scatenanti Riforme o prese di posizione volte a normalizzare le varie situazioni sono stati stravolti, distorti, in parte addirittura cancellati, allo scopo di dare all’individuo una versione dei fatti che giustificasse l’operato delle Istituzioni, anche a livello generale.
Ne è esempio più lampante l’esito dei fatidici giorni del G8 a Genova. Di fronte all’evidente massacro operato dalle Forze Dell’Ordine in quei giorni, l’unico risultato emerso è stata la condanna di qualcuno tra i manifestantie la promozione dei principali responsabili di quella violenza indiscriminata, tra le forze di polizia.
Questo meccanismo non è tanto diverso da quello avvenuto con la Repressione contro il fenomeno ultrà, a rifletterci un momento: stessi episodi, stessi meccanismi di “difesa”, stessi stravolgimenti della realtà.
Ma a che scopo tutto ciò, per le istituzioni? Semplicemente per far dimenticare. Per far dimenticare alla gente la verità di ciò che accade. Per cancellare tale realtà. E allora, per far sì che la verità non si cancelli, è fondamentale mantenerne vivo il ricordo.
Diventa allora vitale, in quest’ottica, tornare a Genova in occasione della manifestazione del 17 novembre, tornare a far sentire la propria voce, a far capire che Genova non si dimentica, ed anzi, che è dall’idee e dagli obiettivi di Genova che si deve continuare, per riportare almeno un po’ di verità in questo mondo.

di SpazioSocialeBinario