racconto di un tifoso della sud romana di quanto accaduto domenica sera a Roma

da Il Manifesto

Mercoledì 14 novembre 2007
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Giacomo Russo Spena

“Ma quale terrorismo. Il problema vero è che si giudica senza conoscere le cose.
Gli ultras non hanno nessun progetto politico”.
Mauro Lenzi (così lo chiameremo per evitargli problemi), frequentatore della curva sud romanista da 15 anni, “prima bazzicavo la vetrata del gruppo Fedayn ora invece sono un cane sciolto, un libero viaggiatore”, della sua Roma ha fatto una ragione di vita.
Il curriculum calcistico parla per lui: abbonato da sempre, autore di centinaia di scontri anche pesanti con forze dell’ordine e tifoserie avversarie ( “Mi scateno soprattutto nei derby, anche se in quello del “bambino morto” stavo a fianco a loro a confrontarmi con le guardie”).
Ovviamente non si poteva perdere il caos successo domenica sera, anche se ad un certo punto è stato costretto ad abbandonare la guerriglia degli ultras perché temeva di “essere riconosciuto da qualche fascista”.
Infatti in una curva di idee fascistoidi, lui dal punto di vista politico è dall’altra sponda, si dichiara “apertamente di sinistra”.
Lo abbiamo incontrato per fare un punto su tutto il polverone scoppiato dopo la morte di Gabriele Sandri ucciso da un agente di polizia.
Partiamo dai disordini di domenica scoppiati fuori dallo stadio Olimpico.
Già alle 12 in tutto l’ambiente ultras era chiaro cosa fosse successo in quell’autogrill.
Così nella capitale è stato subito convocato dai gruppi di Roma e Lazio, insieme, un appuntamento sotto la curva Nord per fare gli scontri. L’obiettivo era quello di impedire lo svolgimento della partita, così come hanno fatto atalantini e milanisti a Bergamo.
Alla fine la partita è stata sospesa, ma la decisione è stata presa dal Prefetto tardivamente, solo alle 18. E l’orario è un dato rilevante per capire la dinamica dei fatti e soprattutto i numeri.
Infatti a quell’ora già c’erano singoli tifosi presso lo stadio e in quel clima di tensione e rabbia i gruppi organizzati non hanno faticato a coinvolgerli negli scontri. L’indignazione per i fatti della giornata era troppa. Solo così si spiegano le 500 persone presenti nel corteo partito dalla Nord.
Inoltre bisogna dire che la polizia è scomparsa, c’è stata una non gestione della piazza.
A presidiare la zona sono rimasti solo i vigili urbani che infatti sono rimasti coinvolti negli scontri, facendosi male.
E’ vero che la gestione era in mano all’estrema destra?Lo dice il capo della polizia Manganelli che parla di infiltrazione di questi gruppi negli stadi.
Assolutamente no. Il problema è che si parla senza conoscere la composizione della curva, come funziona, chi comanda, quali logiche animano l’ultras.
Domenica sera la gestione è stata fatta da gruppi non direttamente riconducibili ad un partito.
Ad esempio Fiamma Tricolore prova da tempo ad utilizzare la curva come serbatoio di voti e di militanti. Ha anche un suo gruppo in Sud che si chiama Padroni di Casa. Ma non ha raccolto un bel nulla, non ottenendo nemmeno una posizione egemonica al suo interno.
Il movimento ultras sta fuori da quelle dinamiche partitiche, così come i ragazzi che vanno allo stadio sono disinteressati dalle campagne istituzionali. Detto questo, è evidente che il tifo organizzato della Sud è quasi tutto ispirato da una cultura che ha fatto della prepotenza, dell’arroganza e, più in generale, dell’odio verso l’altro il proprio carattere distintivo. E forse è un fatto ancora più grave. Perché sono cani sciolti antipolitici che agiscono in modo spontaneo, in un humus fascistoide.
Come il caso di Renato Biagetti, ragazzo di sinistra, ucciso da un giovane animato da questi valori ma non riconducibile a una sigla politica dell’estrema destra.
La curva è una spugna della società: se nei quartieri, non solo periferici, si respira un clima fascista, nello stadio ciò si manifesta.
Non c’è disagio per uno di sinistra ad andare a fare gli scontri con gente così?
Quello che accomuna tutti i tifosi non è l’ideale politico ma il senso di gruppo, di comunità. Poi in quest ultimo caso quello che ha fatto da collante è l’odio contro ogni forma di istituzione, rea di reprimere i tifosi.
Domenica è uno spartiacque: se prima, causa la dura repressione, lo scontro tra forze dell’ordine e ultras era alto, adesso è arrivato veramente all’apice. Dopo l’omicidio di Gabriele si sta compattando il fronte contro il nemico comune.
Amato non capisce che la repressione fa solo che aumentare gli scontri e alimentare la nostra arrabbiatura.

di mantova antagonista