Dopo 14 anni d’emergenza e commissariamenti, dopo le “ecoballe” della FIBE, Prodi manda il supercommissario De Gennaro, il cui operato a Genova ben ci ricordiamo, un generale come vice, e l’esercito a risolvere il problema dei rifiuti campano. In prospettiva un “autosufficienza” fatta di discariche e tre inceneritori.

L’emergenza rifiuti Napoletana, che ormai è più un dato stabile che eccezionale, è solo l’ultima di una serie d’emergenze rifiuti che si sono verificate in questo paese, a Nord come a Sud. Non vorremmo che, anche questa volta, l’emergenza fosse l’ennesimo espediente per evitare di affrontare il vero problema: la produzione dei Rifiuti.

Sappiamo che, per i rischi alla salute delle popolazioni circostanti e di contaminazione dell’ambiente, le discariche non possono essere la risposta. Nascondere lo sporco sotto il tappeto non elimina il problema.

Ma sappiamo che neanche gli inceneritori sono la soluzione, come invece sostiene oggi la “Sinistra Arcobaleno” per bocca di Pecoraio Scanio, dopo aver contribuito alla creazione dello stato di emergenza , tenendo in piedi la giunta Bassolino per dieci anni in Campania. Bruciare risorse che potrebbero essere riciclate, producendo inquinanti pericolosi per la salute delle persone come diossine e nanoparticelle, creando residui da lavorazione CDR e ceneri e polveri da combustione e abbattimento filtri che necessitano di discariche particolari, non può essere il modo in cui pensiamo di risolvere la questione.

E’ necessario prima di tutto ridurre la produzione di rifiuti, ridisegnando i prodotti in modo da essere riutilizzabili, eliminando gli imballaggi superflui che servono solo alle strategie di marketing pubblicitario, tornando al vuoto a rendere, per fare solo alcuni esempi.

Riduzione – riuso – recupero – riciclo sono gli assi su cui si deve fondare una vera politica dei rifiuti.

Questo vuol dire però affrontare il nodo di come le merci sono configurate, prodotte, e vendute.

La produzione di rifiuti è in continuo aumento ma in realtà gran parte di questi non deriva da un migliore soddisfacimento dei bisogni delle persone ma da scelte precise delle imprese produttrici e della grande distribuzione per massimizzare i loro profitti. Aumento costante della quantità di merci prodotta, sempre minore durata di queste e logica dell’usa e getta ad esse collegata, catene distributive sempre più in mano a multinazionali che non sono interessate al vuoto a rendere, imballaggi su imballaggi a solo scopo pubblicitario. E’ la logica economica della produzione per la produzione e dell’induzione al consumismo che continua a replicare le emergenze.

L’obbligare questi soggetti a farsi carico delle loro merci una volta utilizzate non può essere risolto solo con il farle contribuire al sistema dei consorzi di riciclo obbligatori da una parte e dall’altra sovvenzionando gli inceneritori, comprando l’energia elettrica da loro prodotta ad un prezzo maggiorato come avviene oggi. Non si può pensare di risolvere il problema partendo dalla coda senza affrontarne con forza le cause.

Dall’altro lato è necessaria una reale raccolta differenziata, con sistemi di porta a porta in diverse realtà si arriva sino al 75%di raccolta differenziata e si può andare oltre, finalizzata a recuperare i diversi materiali in modo che possano essere impiegati nel modo migliore possibile, costruita e gestita in modo partecipativo ed una filiera per i materiali recuperati. E’ in questo necessario un forte ruolo del pubblico, non possiamo aspettarci la soluzione solo dal mercato, dal “privato sociale” e dalla privatizzazione delle aziende municipalizzate.

Le popolazioni che si mobilitano contro discariche e inceneritori pongono un problema che non può essere risolto solo tacciandole ipocritamente d’egoismo. Queste lotte chiedono che la salute delle persone e la difesa dell’ambiente siano prioritarie rispetto alla logica del profitto delle imprese produttrici e delle lobby degli inceneritori, delle multinazionali che li costruiscono e delle multiutilities private o in via di privatizzazione che li gestiscono . Chiedono che la gestione di servizi che riguardano la collettività sia fatta sentendo le collettività stesse e non calando dall’alto le soluzioni a colpi di manganello.
Non possiamo non essere al fianco di queste lotte. Non possiamo non dire

LE NOSTRE VITE VALGONO PIU’ DEI LORO PROFITTI.

di Gruppo di lavoro Ecologia e Beni Comuni Sinistra Critica