A Mattarello ( Trento ) due giorni di resistenza per bloccare le prime ruspe. Oggi l’ incontro con il sindaco Pacher.
Mercoledì scorso i cittadini di Mattarello avevano dato vita ad un presidio per bloccare l’inizio dei lavori di costruzione delle nuove caserme militari, fermando di fatto la ruspa che stava spianando la strada per far passare i primi camion.
La volontà è quella di mantenere il presidio e i lavori bloccati fino a giovedì, quando verrà presentata al sindaco la richiesta di sospensione e rivalutazione dei lavori, accompagnata da centinaia di firme.
Ma questa mattina il presidio è stato sgomberato dalle forze dell’ordine in modo violento.
In molti sono saliti in cima alle macchine escavatrici per fermarle con i propri corpi, ma non c’è stato nemmeno il tempo di spiegare che si tratta di una questione politica, che si vuole portare avanti il blocco fino a giovedì, giornata in cui si vogliono portare al sindaco di Trento l’istanza con le centinaia di firme raccolte contro la costruzione delle caserme: la polizia infatti ha violentemente allontanato i manifestanti, tanto che un ragazzo, a causa delle spinte dei poliziotti, è caduto da una ruspa ed è stato portato all’ospedale.
Altri manifestanti hanno raggiunto il presidio e la volontà è quella di resistere e rimanere seduti per terra e sulle ruspe senza abbandonare il presidio. Dopo essere stati sgomberati con la forza e portati in questura; i manifestanti sono stati tutti rilasciati con le ipotesi di reato di manifestazione non autorizzata, violenza privata, invasione di terreno e blocco dei lavori di pubblica utilità. In una nota ai giornalisti la questura di Trento fa sapere che il ragazzo caduto dalla ruspa si è gettato da solo quando in realtà è caduto per le spinte dei poliziotti.
Il ragazzo nel pomeriggio è stato rilasciato dal pronto soccorso con la diagnosi di una contusione alla schiena che verrà rivalutata nei prossimi giorni.

Dopo i fatti di ieri – lo sgombero violento del presidio, il fermo e la denuncia per 36 persone che si opponevano alla continuazione dei lavori – l’Assemblea permanente contro la base militare di Mattarello si è data appuntamento oggi nei pressi del cantiere.
Sulla strada statale che costeggia la futura base militare è stato allestito per la giornata di oggi un simbolico presidio, con gazebo e striscioni, tavolini e bandiere. Un modo per dire che “l’obiettivo è quello di non mollare, di dimostrare che è possibile ritornare a presidiare la zona per impedire che i lavori abbiano veramente inizio”. Quello che le ruspe sono state capaci di fare, infatti, è un pezzo di strada di accesso verso il cantiere per permettere ai camion di depositare materiale, e il tempo per fermare la costruzione è ancora possibile.
Oggi, come gesto simbolico, sono stati piantati tre alberi davanti al cancello del cantiere che chiude l’area destinata alla costruzione della base. Un melo, una vite e un ciliegio. “Rappresentano la speranza – spiega una signora mentre osserva Pierino che scava con un badile. Se mangeremo di quei frutti vorrà dire che la base siamo riusciti a fermarla”. “E questi alberi rappresentano la natura che trenta ettari di base ci sottrarranno, rappresentano la pace che cresce al posto di una base militare.” Antonio porta al collo un cartello. C’è scritto “Contro le basi di guerra, coltiviamo la nostra terra”. Molte le bandiere con scritto “No alla base militare, nè a Mattarello nè altrove”. Su uno striscione vergato al momento con scritte rosse e blu c’è scritto “Contro la guerra e contro lo scempio ambientale non è mai troppo tardi”: la risposta dell’assemblea permanente al sindaco Pacher che nei giorni scorsi ha dichiarato “che l’opposizione alla base ormai è tardiva, che è già stato tutto deciso”.
Dopo aver rallentato momentaneamente il traffico, il presidio si è sciolto per darsi appuntamento stasera al parco di Mattarello, per discutere le prossime iniziative. Già fissato l’appuntamento di giovedì prossimo alle ore 17 in via Belenzani. In quell’occasione si consegneranno al sindaco le firme raccolte in calce all’istanza che chiede il blocco dei lavori, mentre in strada si cercherà di fare rumore il più possibile – con fischietti e padelle – affinché tutti si accorgano che la base militare di Mattarello significa guerra e distruzione ambientale.

di mantova antagonista