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1/1/10 La Gaza Freedom March non finisce qui!

Al Cairo il 2010 inizia come era finito, con un presidio degli attivisti della Gaza Freedom March, stavolta di fronte al consolato israeliano. Il presidio ha colto di sorpresa le forze di sicurezza egiziane,  che avevao lasciato sguarnita la piazza. Intanto dal sindacato dei giornalisti arriva il comunicato stampa dei 13 attivisti che, ispirati dall’ 85 sopravvisuta all’olocausto Hedy Epstein, sono in sciopero della fama da una settimana. Gli attivisti annunciano che lo sciopero và avanti in solidarietà con il popolo di Gaza che è “a digiuno non solo di cibo ma di tutti i propri diritti umani”.  L’obiettivo principale della Marcia, la rottura dell’assedio alla Striscia di Gaza, per ora non è stato ancora raggiunto, tuttavia sono ancora in corso trattative nella speranza che il valico di Rafah si apra nei prossimi giorni ed oggi è giunto anche l’appello del permio Nobel per la pace Mairead Meguire al governo egiziano perchè ci sia finalmente un cambio di rotta. Altri obiettivi della Marcia sono invece stati raggiunti: gli attivisti sono riusciti a risvegliare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica internazionale sull’insostenibile situazione di Gaza, si sono creati spazi di partecipazione anche per la società civile egiziana, si è palesata ulteriormente la complicità del regime del Cairo con quello di Tel Aviv nei giorni in cui l’egitto sta costruendo un muro in acciaio sul suo confine, è nata una grande alleanza internazionale degli attivisti impegnati per la pace e la giustizia in Palestina con la fine dell’assedio a Gaza e dell’occupazione israeliana. Sicuramente ci sono anche delle lezioni da trarre dalla notte di passione che ha seguito l’offerta di Susanne Mubarak di far passare 100 attivisti con gli aiuti umanitari, un offerta nata da una trattativa quasi privata con le americane di Code Pink e che ha seriamente rischiato di creare divisioni tra i militanti, di sicuro si stanno pianificando ulteriori azioni ed altre iniziative internazionali basate sull’esperienza di questa marcia, giunta ormai al suo penultimo giorno, cioè al momento in cui si iniziano a fare i primi bilanci.

Ospiti della puntata:

  • Ahmad Ashraf, pacifista egiziano
  • Michele Giorgio, Il Manifesto
  • Majid Abu Salama, Comitato organizzatore della Gaza Freedom March da Gaza

31/12/09 Capodanno in piazza Tahreer

Siamo arrivati al quinto giorno, quello in cui se le cose fossero andate come programmato la Marcia sarebbe partita dalla Striscia di Gaza per ricongiungersi con migliaia di manifestanti da Israele e dalla Cisgiordania sul Valico di Erez. Invece purtroppo i 1300 attivisti internazionali che dovevano entrare a Gaza si trovano ancora al Cairo, dove sono riuniti in un grande presidio nella centralissima piazza Tahreer (piazza della liberazione) che per loro è diventata “piazza Free Gaza” e dove pensano di trattenersi fino a domani 1 gennaio. In mattinata sono giunte notizie di scontri e tafferugli in cui sono rimasti contusi numerosi manifestanti, tra cui due italiani lievemente feriti, mentre scriviamo il cordone della polizia egiziana in tenuta antisommossa circonda il presidio impedendo l’ingresso alla piazza a chi volesse unirvisi e lasciando invece uscire chi avesse qualunque esigenza, dal mangiare all’andare al bagno, nella speranza di ridurre il numero degli attivisti presenti al presidio.  Sempre stamane si è tenuto un incontro tra rappresentanti della marcia e funzionari del ministero degli esteri egiziano in cui si sono analizzati “gli errori commessi da ambo le parti” al fine di trovare una via d’uscita. Questa “via d’uscita” prospettata dalle autorità del Cairo suona a molti come un segnale che il valico di Rafah aprirà nei prossimi giorni, quando la gran parte dei manifestanti avrà dovuto lasciare il paese: un artificio diplomatico per salvare l’immagine internazionale dell’ Egitto ed impedire di fatto il successo della Gaza Freedom March. Intanto all’interno della Striscia di Gaza la prevista marcia verso il valico di Erez ha visto pochi partecipanti, scoraggiati dall’assenza degli attivisti internazionali e dai tentativi di Hamas di conquistare una specie di patrocinio politico dell’ iniziativa, difatti Hamas ha organizzato un grande corteo che dovrebbe prendere il via subito dopo la preghiera nelle moschee. Sul versante Israeliano e della Cisgiordania si sono invece recati numerosi attivisti verso il valico di Erez, dove hanno manifestato pacificamente insieme israeliani, palestinesi ed internazionali senza che si siano registrate tensioni.

Ospiti della puntata:

  • Michele Giorgio, Il Manifesto
  • Martina Pignatti, Action For Peace
  • Barbara Antonelli, giornalista

30/12/09 100 delegati non possono sostituire la marcia

E’ stata una notte di passione quella tra la terza e la quarta giornata della Gaza Freedom March: nel pomeriggio di ieri l’associazione americana Code Pink, una della capofila del comitato organizzatore, aveva infatti ottenuto un compromesso con la mediazione della first lady egiziana, stamattina sarebbero dovuti partire per Gaza 100 attivisti in rappresentanza della marcia. Nella notte la stragrande maggioranza delle altre organizzazioni coinvolte ha deciso di rifiutare l’offerta del governo egiziano e c’? stato anche il dietro front di Code Pink. Tuttavia i due pulman questa mattina sono partiti ugualmente con a bordo una settantina di persone, molti palestinesi con passaporto occidentale che cercavano di tornare a casa e qualche pacifista in dissenso con il comitato organizzatore. Al momento i pulman sono nel Sinai e a quanto pare gli attivisti potranno davvero entrare a Gaza. Domani 31 dicembre ? la giornata chiave della marcia, quella in cui gli attivisti da Gaza avrebbero dovuto marciare verso il valico di Erez, quello con Israele, per ricongiunersi con decine di migliaia di altri in marcia dalla Cisgiordania e da Israele, invece ci sar? una grande manifestazione al Cairo. Gli organizzatori della GFM tengono a precisare che non era nelle loro intenzioni fare manifestazioni su territorio egiziano, il paese delle piramidi avrebbe dovuto essere di passaggio sulla strada per Gaza, tuttavia ? prevedibile che domani anche il governo egiziano sia duramente contestato dai manifestanti per la sua complicit? nella chiusura della Striscia di Gaza e per aver impedito la GFM. Nel frattempo le organizzazioni di Gaza che partecipano alla GFM hanno espresso la preoccupazione che l’assenza di un rilevante numero di attivisti internazionali alla marcia del 31 possa lasciar campo libero ad Hamas perch? possa trasformarla in una manifestazione “governativa”, cosa ritenuta ovviamente inaccettabile. Solo in serata si avr? un quadro chiaro delle iniziative di domani.

Ospiti della puntata:

  • Michele Giorgio, Il Manifesto
  • Germano Monti, Forum Palestina
  • Martina Pignatti, Action For Peace

29/12/09 Noi da qui non ci muoviamo se non verso Gaza

Secondo giorno della Gaza Freedom March, il governo egiziano sta mettendo in pratica il suo proposito di impedire l’accesso alla Striscia di Gaza e lo svolgersi di manifestazioni politiche attraverso un massiccio schieramento di foze di polizia che stanno bloccando i pulman diretti verso la città di confine di Al Arish ed impedendo agli attivisti anche l’utilizzo dei comuni mezzi pubblici. Stamattina la delegazione del Forum Palestina è stata costretta a raggiungere a piedi dalla periferia del Cairo l’ambasciata italiana dove ha chiesto ai nostri diplomatici di esercitare pressioni sul governo egiziano per consentire il libero movimento dei manifestanti su territorio egiziano e l’attraversamento del valico di Rafah. Gli attivisti francesi, il cui pulman è stato bloccato nella serata di ieri, sono accampati di fronte alla loro ambasciata da ieri con la stessa finalità mentre sono 600 gli attivisti internazionali che si sono invece accampati sotto l’edificio delle Nazioni Unite al Cairo chiedendone la mediazione per facilitare l’ingresso della Marcia in Palestina. Mentre scriviamo è in corso l’incontro tra l’ex presidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini e la senatrice filippina Alice Walker con i responsabili dell’ufficio cairota dell’ ONU.  Nel frattempo in tutto il mondo sono in corso mobilitazioni a sostegno della Gaza Freedom March e proteste contro rappresentanze diplomatiche ed uffici del turismo egiziano, stamattina c’è stato un volantinaggio di protesta anche di fronte all’ufficio del turismo di via Bissolati. Da ieri 27 dicembre sono in sciopero della fame l’ 85enne Hedy Epstein, sopravvissuta della shoa, e degli attivisti del convoglio umanitario Viva Palestina fermo in Giordania perchè l’ Egitto impone un porto d’arrivo che consentirebbe il trasporto dei 200 autoveicoli contenenti aiuti, ma non degli attivisti.

Domani è atteso il premier israeliano Benjamin Netanyahu al Cairo, tra i partecipanti alla marcia c’è chi si augura che al termine della sua visita le autorità egiziane ammorbidiscano la loro posizione.

Ospiti della puntata:

  • Michele Giorgio, Il Manifesto
  • Zyiaad Lunat, comitato promotore  Gaza Freedom March

28/12/09 Siamo al Cairo speriamo che il governo egiziano cambi idea

Primo appuntamento con il diario radiofonico della Gaza Freedom March, una iniziativa internazionale non violenta per interrompere l’assedio che affama il milione e mezzo di palestinesi murati vivi nei 40 chilometri quadrati della Striscia di Gaza da ormai 3 anni. Nei giorni dell’anniversario dell’offensiva israeliana contro la Striscia, che ha lasciato sul campo 1400 morti e la distruzione pressoch? totale di ogni infrastruttura, 1500 attivisti provenienti da 42 nazioni stanno convergendo al Cairo per attraversare in una marcia non violenta il valico di Rafah, l’unico confine tra Gaza ed il mondo esterno se si esclude Israele. Con l’aiuto dell’inviato del Manifesto Michele Giorgio seguiremo quotidianamente le vicende della Marcia fino al 2 gennaio, giorno in cui le delegazioni internazionali comincieranno a far ritorno ai paesi d’origine. La rubrica sar? di circa 15 minuti e sar? disponibile anche attraverso Facebook e Twitter.

L’avventura della Gaza Freedom March è iniziata. Al Cairo si stanno radunando in questi giorni le delegazioni di mezzo mondo, le più grandi quella statunitense, inglese, francese, belga e italiana, coordinate da Code Pink (organizzazione pacifista americana) a cui si aggiunge la delegazione italiana del Forum Palestina. In totale oltre 1400 persone intenzionate ad aprire l’assedio di Gaza.

La striscia di Gaza è sotto embargo internazionale da quando il movimento di Hamas ne ha preso il controllo dopo la vittoria alle elezioni del 2006. Ogni giorno, una lunga fila di camion tenta di attraversare il valico di Rafah e ricevere il permesso di portare viveri e medicinali alla popolazione stremata. La maggior parte delle merci tuttavia entra di contrabbando dai tunnel che passano sotto il confine.

Per bloccare i tunnel, in questi giorni il governo egiziano ha cominciato i lavori per la costruzione di un muro di acciaio che affonda molti metri sotto il livello del suolo. In questo modo, l’assedio contro Gaza compierebbe un nuovo passo in avanti. La situazione lungo il confine è dunque pesante, con Hamas che ha già annunciato manifestazioni lungo il nuovo muro.

Una marcia che sfida gli equilibri internazionali in un gioco complesso. Da una parte Israele, avverso all’iniziativa, che da settimane sta muovendo la propria potente diplomazia per convincere l’Egitto a impedire l’attraversamento del valico di Rafah, che la delegazione dovrebbe attraversare per raggiungere Gaza. Il governo egiziano, pressato da una parte da Israele e dall’altra dall’opposizione islamica interna, ha finora avuto una posizione lunatica. È così che da giorni si inseguono segnali che danno per certa la chiusura del valico (come le dichiarazioni del ministro degli Esteri alle TV egiziane), e altri molto più incoraggianti.

Dall’altra parte, ad appoggiare l’iniziativa e chiedere all’Egitto di aprire il valico sono i palestinesi e le organizzazioni internazionali. Da Gaza e dalla Cisgiordania il FPLP ha chiesto formalmente l’apertura del valico, e un lungo elenco di associazioni occidentali si sono accodate alla richiesta.

Grandi assenti nel panorama delle posizioni sono i paesi da cui provengono le delegazioni. Né gli USA né alcun paese UE ha speso ufficialmente una parola in favore della marcia.

In Egitto da più di 20 anni è in vigore lo stato di emergenza, e in questi giorni, per contrastare le organizzazioni pacifiste, è stato imposto il divieto di riunirsi in iniziative politiche in più di sei persone. Sono stati istituiti dei checkpoint tra il Cairo e il valico di Rafah per bloccare le delegazioni.

Per martedì 29 è previsto un incontro al Cairo tra il Primo Ministro Israeliano Nethanyau ed il Presidente egiziano Mubarak. Questo vertice preannuncia un inasprimento dei divieti imposti dall’Egitto ai manifestanti.

Tuttavia, le delegazioni non hanno cambiato i loro piani, e tenteranno comunque di entrare. Ieri sera (27 dicembre) un gruppo di americani e belgi hanno provato a raggiungere Al-Arish (cittadina vicina al confine) ma sono stati posti agli arresti domiciliari dalla polizia egiziana e bloccati all’interno dell’albergo dove alloggiavano.

Al Cairo, la delegazione americana ha organizzato una manifestazione simbolica: 1400 candele, una per ogni vittima dell’operazione Piombo Fuso, dovevano essere liberate nel Nilo. È stata bloccata dalla polizia egiziana, e ai manifestanti è stato intimato di disperdersi.

Domani sono previste delle assemblee della delegazione italiana.

Avanti per Gaza!

Appello Internazionale per la Gaza Freedom March

L’assedio israeliano di Gaza è una flagrante violazione del diritto internazionale che ha portato alla sofferenza di massa. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, e il resto della comunità internazionale sono complici.

La legge è chiara. La coscienza dell’umanità è scossa. Eppure, l’assedio di Gaza continua. È giunto il momento di agire! Il 31 dicembre 2009 concluderemo l’anno marciando al fianco del popolo palestinese di Gaza in una manifestazione nonviolenta per rompere il blocco illegale.

Il nostro scopo in questa marcia è rompere l’assedio di Gaza. Chiediamo che Israele ponga fine al blocco. Chiediamo anche all’Egitto di aprire la frontiera di Gaza a Rafah. I palestinesi devono avere la libertà di viaggiare per motivi di studio, di lavoro, e di cura e anche di ricevere visitatori provenienti dall’estero.

Essendo noi una coalizione internazionale, non spetta a noi sostenere una soluzione politica specifica a questo conflitto. Eppure la fiducia nella nostra comune umanità ci spinge a chiedere a tutte le parti di rispettare e sostenere il diritto internazionale e i diritti umani fondamentali per porre fine all’occupazione militare israeliana dei territori palestinesi del 1967 e per perseguire una pace giusta e duratura.

La marcia potrà avere successo soltanto se risveglierà la coscienza dell’umanità.

Vi invitiamo tutti ad unirsi a noi.

La Coalizione internazionale per la fine dell’assedio illegale di Gaza

Le iniziative in Italia
A sostegno della Gaza Freedom March si tengono in questi giorni decine di iniziative anche in Italia.
A Varese, oggi, si terrà una manifestazione a partire dalle ore 15, con partenza da piazza Monte Grappa e corteo per le vie della città;
a Torino presidio in piazza Castello dalle ore;
Cagliari, alle ore 10.30 troviamoci a Cagliari davanti alla chiesa di Bonaria;
a Bergamo, dalle ore 14,30 si terrà un presidio in piazza Venet mentre
a Roma una due giorni di iniziative si terrà domani, 28 dicembre, con presidio dalle 11 alle 13,30 davanti all’ufficio del turismo egiziano, in via Bissolati mentre il 29 dicembre in via Ostiense alle ore 18 ci sarà una iniziativa e un collegamento telefonico con la delegazione italiana della Gaza Freedom March.
Il 31 dalla mattina Radio Città Aperta si metterà in collegamento con la manifestazione a Gaza.
Sempre domani, la comunità palestinese di Lombardia invita tutti a partecipare ad una serata dedicata alla commemorazione delle vittime di Gaza presso la Camera del Lavoro di Milano.
A Bologna, mercoledì 30 dicembre alle ore 17 presidio davanti al supermercato Pam di via Riva Reno, via Marconi e
a Nettuno, dalle 10.00 alle 18.00 all’interno della stazione, Giornata di solidarietà con il popolo palestinese.

Per seguire la marcia, news e dirette radiofoniche da AMISnet