Raccontare di neofascisti a Mantova d’estate è come raccontare dei nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers: è difficile rimanere seri. Abbiamo già inquinamento, speculazione edilizia, privatizzazioni, tagli allo stato sociale, un terminator burlone in consiglio comunale e adesso pure Forza Nuova. A metà luglio è stato dunque necessario fare antifascismo balneare: con le pinne, fucile ed occhiali.

Il movimento politico di estrema destra Forza Nuova è scomparso da Mantova all’inizio degli anni 2000 quando aveva anche una sede,sebbene poco attiva, ma quell’esperienza era finita nel peggiore dei modi. Dopo la recente scissione interna a livello nazionale, Forza Nuova ha perso molta della sua forza rifluendo verso un neofascismo di matrice cattolico-integralista e puntando tutto sul contrasto all’omosessualità e all’immigrazione. Proprio sull’immigrazione il movimento di estrema destra ha pensato di lanciarsi a Mantova tentando di lavorare alla destra della lega nord per rosicchiare qualche militante e qualche voto. I neofascisti hanno prodotto un gazebo poche settimane fa in cui distribuivano materiali contro l’immigrazione a Mantova, contro la Lega Nord e per l’Italia buttando dentro tutto quello che nella nostra provincia non funziona o è direttamente colpa degli immigrati:  tra questi la richiesta, nella bassa, di costruire un pericoloso tempio induista.
La ricetta è però la stessa della Lega Nord, ovvero quella di fomentare la guerra tra poveri e soffiare sul fuoco della xenofobia che in tempi di crisi può diventare un combustibile pericoloso per nuovi autoritarismi facendo un favore a tutto il sistema economico e imprenditoriale che regge questo paese secondo i propri interessi.
Il primo compito di antirazzisti e antifascisti è dunque quello di contrastare queste tendenze pericolose e di abbattere questo clima di guerra tra poveri perché chi subisce la crisi economica non ha differenze di sesso, razza o religione.
Sono venuti a Mantova per un gazebo per la prima volta dopo anni, hanno lasciato che frange giovanili vicine al movimento provocassero dei ragazzi mantovani di origine straniera e hanno poi aspettato una reazione fisica che non si è fatta attendere. In seguito hanno raccontato con fare vittimista di “ belve straniere che hanno assalito e devastato il gazebo quando stavano smontando ed erano rimasti in pochi(non che prima fossero molti di più…)”, ma dalle foto pubblicate da loro stessi si vede come il banchetto all’arrivo dell’ambulanza fosse perfettamente stabile e in piedi.
E poi hanno rilanciato dicendo “torneremo” il 16 luglio. A parte notare che a Mantova sono apparse scritte sui muri come “16 luglio= vendetta” e “Heil Hitler”, alcune firmate FN, i più interessati possono facilmente reperire anche contatti web locali e nazionali per capire riferimenti ideologici, teorie politiche e proclami più o meno personali della comunità militante del movimento neofascista che a Mantova è appena rinato: saltano fuori, rivendicati, lo squadrismo, la dittatura, la scelta di campo della seconda guerra mondiale dall’olocausto( considerato un falso) all’alleanza con Hitler; del neofascismo degli anni settanta non parliamone nemmeno visto che da lì proviene il leader, Roberto Fiore, ex appartenente a Terza Posizione e condannato per banda armata e associazione sovversiva. Rifacendosi al ventennio fascista cosa ci può essere di democratico e moderno nel programma del partito? La riconferma del concordato del 1929? la formazione di corporazioni per la difesa dei lavoratori al posto di libere organizzazioni sindacali?

Dinanzi a tutto questo, tante cittadine e tanti cittadini hanno reagito subito: si è innestato un meccanismo di discussione assembleare autorganizzato, dal basso e senza bisogno dell’intervento di partiti o organizzazioni, con cui parte della cittadinanza mantovana ha deciso di mobilitarsi per contrastare questa iniziativa, e per riavviare la condivisone di riflessioni su una tematica ancora e sempre più fondamentale come quella dell’antirazzismo e della lotta a tutti i fascismi. Si tratta di un processo appena cominciato, ma che non vuole certo fermarsi alla giornata del sedici, anzi: proprio da quella giornata ha intenzione di partire.
Sabato 16 luglio la Mantova antifascista e antirazzista, insieme ad alcuni/e della reta antifascista bresciana, ha deciso di scendere in piazza per testimoniare l’indignazione dovuta alla presenza di movimenti neofascisti e razzisti sul nostro territorio: all’estrema destra  è stata concessa, dopo infinite trattative, una piazza minuscola, marginale e blindata in cui i “capi” avevano ordinato di arrivare vestiti in modo rigoroso e non “fascista” per non turbare i giornalisti (vedi lo spassoso allegato) e la città.
Gli/le antifascisti/e e antirazzisti/e, circa una ottantina, hanno manifestato in Piazza Broletto per tutto il pomeriggio con musica e distribuzione di volantini ribadendo che per chi fomenta la guerra tra poveri chiamando alla discriminazione tra esseri umani, che esibisce una concezione autoritaria del potere e che si ispira al nazismo e al fascismo non c’è spazio in questa città.

Viene inoltre da chiedersi perché il loro concetto di legalità e di italianità non vada a documentarsi su come funzionano l’economia ed il capitalismo italiani al momento: scoprirebbero che il sistema economico ha bisogno di lavoratori a basso costo a scapito dei lavoratori italiani che hanno lottato negli “anni d’oro”(mentre i neofascisti, casualmente stavano dall’altra parte…) e conquistato diritti importanti. Detto questo è chiaro che il padroncino X dei campi di raccolta di meloni della bassa, il padroncino Y e la sua piccola ditta edile o ancora il padrone W della fabbrichetta scelgono manodopera di riserva, ricattabile e sfruttabile; tanti di questi padroncini pretendono poi “legalità e ordine” dagli stessi migranti che sfruttano e, già che ci sono, sostengono i partiti politici che dicono agli italiani “eh, si sta male, è colpa dell’immigrazione”. Per carità niente di nuovo sotto al sole: negli anni venti imprenditori e agrari davano soldi ai fascisti di Mussolini perché stroncassero le ambizioni di cambiamento della classe operaia e contadina dell’epoca( e nel mantovano devastazioni e pestaggi non mancarono).

Siamo tutti antifascisti e antirazzisti.