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SHARE – SPAZIO CONDIVISO

#ribelli contro le privatizzazione della società

#riprendiamoci ciò che è nostro: narrazioni, territori, beni comuni, reddito

 

Il 12 ottobre si terranno in tutta Italia iniziative in difesa del territorio e dei beni comuni contro la privatizzazione della società, promosse dai movimenti ambientali e anticapitalisti.

Abbiamo deciso di occupare questo stabile per mettere le nostre vite davanti ai meccanismi di competizione, profitto e speculazione attraverso cui il sistema neoliberista si sostiene.

Il mercato ha colonizzato ogni ambito della nostra esistenza, dall’alienazione lavorativa, alla commercializzazione del tempo libero e delle relazioni umane, fino alla cementificazione dei quartieri in cui viviamo. Questo mondo non è guidato dalle necessità della popolazione, ma dallo scontro tra potenti interessi privati per mangiarsi le risorse collettive. Le briciole che rimangono ce le spartiamo tra noi in una guerra tra poveri che rafforza odio, frontiere, razzismi e fascismi.

Non abbiamo nessuno che ci rappresenti, in una sfera politica che ormai è mera esecutrice delle richieste delle banche e degli “umori” dei mercati finanziari.

L’approccio dei “tavoli sindacali”, della “politica dei piccoli passi”, delle riforme è schiacciato nel voler negoziare una fetta sempre più piccola, con un rapporto di forza sempre piú sfavorevole.

Tutto ciò ci porta a pagare individualmente il costo della crisi, senza riuscire a reagire collettivamente alle politiche di austeritá, attuate in nome della crisi stessa, che inaspriscono le condizioni lavorative, prosciugano i beni comuni, disciplinano i modi di vivere togliendo diritti.

Non ci riconosciamo come figli della stessa rabbia, non ci percepiamo come oppressi dal medesimo male.

Dentro questo stabile vorremmo organizzare tre giorni di iniziative, momenti di confronto e socialità per tutte quelle persone che in vario modo si sentono coinvolte in un’indispensabile resistenza alla messa a profitto di tutte le cose.

Una 3giorni utile a condividere le esperienze di lotta presenti sul territorio e gli strumenti per vincere e per rafforzare le reti di solidarietà e mutuo soccorso.

Abbiamo occupato per dimostrare la forza che le collettività possono avere nel contrastare i processi di privatizzazione delle risorse e quindi l’estromissione delle popolazione dall’accesso ai beni comuni.

Piazza Taksim, piazza Tahrir, la Casbah di Tunisi, piuttosto che Puerta del Sol o Wall Street c’ hanno insegnato quanto sia importante l’occupazione dello spazio pubblico, per rafforzare le reti, e caratterizzarlo secondo le necessità della lotta e non quelle del profitto e del mercato.

Share è solo un primo passo per condividere strumenti di mutuo-soccorso e riappropiazione, da diffondere e moltiplicare nei prossimi mesi su tutto il territorio.

 

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IL COMUNICATO

Mantova: occupato l’ex ufficio di collocamento, in piazza Virgiliana, da militanti dello Spazio Sociale La Boje!, per la tre giorni di iniziative “spazi condivisi territori autogestiti”.

Vicino ad una delle case della Marcegaglia, lo stabile, vuoto da 5 anni, é tra i beni pubblici in vendita per fare cassa di fronte alla riduzione di spesa sociale imposta dalla troika.
La cassa depositi e prestiti, invece di amministrare il denaro pubblico accumulato dai risparmi dei lavoratori dal dopoguerra ad oggi, lo utilizza per privatizzare ulteriormente.
Per il triennio 2013-2015 sono stati investiti 23 miliardi di euro pubblici per rendere più appetibili 350 immobili demaniali in vendita.
Questi spazi, come altri beni collettivi, dovrebbero essere affidati alla gestione partecipata, dal basso, della popolazione.
Non vediamo nel mercato la soluzione per risolvere il problema del diritto alla casa e la necessità di un lavoro degno per tutti, connesso alla garanzia del reddito.
Le nuove generazioni sono schiacciate da una precarizzazione esistenziale stabilita dalle esigenze del mercato del lavoro.
Solo a Mantova, in dieci anni, la cementificazione ha alterato il 12,4% del suolo. L’ambiente, nella lettera della Deutsche Bank ai governi, é considerato una risorsa da sfruttare fino all’ultimo.
Nonostante i 5.500 appartamenti sfitti, negli ultimi 3 anni sono aumentate del 30% le richieste di sfratto.
A livello lavorativo la situazione é ancor più deprimente, con la zona industriale che sta diventando archeologia da bonificare e le cooperative trappole di sfruttamento.
La tragedia si realizza quando questa quotidiana schiavitù pretende di erigere barriere, facendo morire uomini in mare e alimentando la guerra tra poveri del razzismo istituzionale.

Per mettere in connessione tutto questo, e dargli un nuovo volto, quello della rivolta e della dignità, occupiamo per 3 giorni l’ex ufficio di collocamento.

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