Una settimana fa è scattata l’operazione dei carabinieri contro l’ ndrangheta in tutto il nord Italia. 117 arresti e 46 stato di fermo per personalità legate al mondo imprenditoriale e politico, a pubblici ufficiali e a personaggi da sempre sospettati di mafia. A Mantova addirittura è indagato il sindaco di Forza Italia e si è palesato ciò che condanniamo da anni, la totale dipendenza dei piani di urbanizzazione a reti formate da imprenditori e uomini delle ‘ndrine.

di Favilla – CommuniaMantova // Spazio Sociale LaBoje!

Al di là di ogni interpretazione, la recente indagine “grande Aracri” ha messo in evidenza gli stretti rapporti che intercorrono, da anni, tra la politica locale e le cosche di una o più “ndrine”(clan) della ‘ndragheta; naturalmente il dibattito pubblico mantovano si focalizza su questo tema.
In strada ci si divide tra scandalizzati, indignati, moralisti e garantisti; di conseguenza i politici non mancano di far pervenire il proprio punto di vista sulla stampa, anche in prospettiva delle prossime elezioni comunali. Le accuse che i vari esponenti della politica locale si stanno vicendevolmente scambiando, fanno assomigliare la ricerca di un colpevole all’immolazione di un capro espiatorio che, una volta cacciato, faccia tornare la sana armonia cittadina.
Tuttavia, appare chiaro come l’intero sistema di poteri (politici, sociali, economici) siano ormai totalmente invischiati con la malavita organizzata, a Mantova come nel resto del territorio. Non molto tempo fa Maroni, all’epoca ministro del governo Berlusconi, ed oggi a capo della regione Lombardia, si prodigò in una vergognosa esibizione di omertà dichiarando dalle aule del parlamento  che “al nord la mafia non esiste”. Se, forse,  il presidente della regione non  considera il mantovano parte del nord,  certamente  il segretario della Lega conosce bene il territorio ed i suoi rappresentanti politici, tanto da intervenire personalmente per salvare la giunta Sodano solo tre mesi fa. Ad essere maliziosi si potrebbe immaginare che lo stesso Antonio Muto avrà esultato dopo il rocambolesco teatrino di quei giorni ed abbia pensato con affetto a Salvini ed alla Lega!
Anche in casa PD, passando per le giunte Brioni e Burchiellaro (quando tra i banchi dei consiglieri c’era il giovane Mattia Palazzi) c’è molto imbarazzo, pensando che il nodo gordiano della vicenda sotto indagine risale, più o meno direttamente, a quei tempi.
Tutti collusi, dunque? Eppure, volendo prestar fede alle dichiarazioni dei nostri politicanti, sembrerebbero tutti innocenti. Come se la lottizzazione di lago-castello si sia prodotta da sola tra i verbali dell’assessorato all’urbanistica; come se gli appalti per la costruzione a piazzale Mondadori, con i connessi sgravi fiscali (al 70 %) concessi a Muto siano il frutto di una innocente partita a briscola, e come se le foto che ritraggono il sindaco ed il “costruttore” sullo stesso piazzale siano figlie di un abile fotomontaggio.
La  verità, forse, andrebbe considerata da un altro punto di vista.
Le cosche malavitose non si infiltrano nel tessuto politico a causa della corruttibilità di questo o quell’altro amministratore. Le connessioni tra mafie e politica non sono altro che la naturale conseguenza dei rapporti di potere che esistono nella nostra società. Se la politica si riduce ad amministrare il reale, ovvero perpetuare l’interesse del capitale sul lavoro, la comunità ed i territori; è logico che le più produttive aziende italiane, ovvero le mafie, siano tutelate e salvaguardate dalla politica stessa.
Non vi è una sostanziale differenza morale tra chi decide di chiudere uno stabilimento come la IES (lasciando alla comunità un territorio inquinato e devastato nonché disoccupazione) e chi deposita rifiuti tossici nel sottosuolo campano (devastando il territorio e creando povertà); oppure tra chi decide di chiudere una realtà come la Burgo trasferendone la produzione (per sfruttare al meglio lavoratori all’estero) e tra chi chiede il pizzo alle attività economiche in Sicilia ed in Calabria.
Da sempre le mafie prosperano nelle intercapedini amorali del neo-liberismo. Se i rapporti di potere nelle nostre società continueranno a modellarsi sullo sfruttamento acritico delle risorse, delle persone, dei lavoratori e delle lavoratrici; nella logica del consumo e nel primato etico del guadagno economico, non potranno che essere gli sfruttatori a governarci. Se davvero si vuole cambiare rotta, si deve iniziare a ripensare la legittimità delle istituzioni cosiddette democratiche.
Solo se le società rinunceranno, nel loro interesse, al modello capitalistico si potranno sconfiggere quelle realtà, come le mafie, votate al potere prepotente del dio denaro.

Maggiori info sull’inchiesta Aemilia e le indagini nel mantovano:

1) http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/04/ndrangheta-mantova-200-villette-inguaiano-sindaco-fi-scontro-nel-pd/1394898/

2) http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/ricerca?tags=ndrangheta