Premettiamo, prima di tentare una breve analisi, che riconosciamo a pieno tutte le difficoltà nel promuovere oggi mobilitazioni studentesche e che queste parole vogliono solo essere una provocazione rispetto lo stato dei movimenti. Premettiamo inoltre che quando parliamo del coordinamento studentesco di milano, ci riferiamo in realtà alla situazione più generale dei movimenti all’interno delle scuole.

Dopo il corteo studentesco per l’anniversario della strage e dei successivi fatti del dicembre ’69, dobbiamo cercare di fare il punto della situazione sia sulla lotta antifascista che sul movimento studentesco (ammesso che si possa definire tale) stesso.

Apre il corteo, il furgone di un fantomatico coordinamento dei collettivi studenteschi milanesi, che si sforzava di dimostrare, in modo sommario, la validità di collegamenti dai toni pindarici, che questa giornata doveva avere con il COP9, vertice filo-governativo sull’ambiente.

Dietro a seguire il furgone di global radio, il centro sociale Vittoria, un gruppo di sparuti giovincelli che è difficile chiamare anarchici, vista la loro ostentazione di atteggiamenti di autonomia dal resto del corteo, dentro cui però erano. In coda l’UDS, che non merita alcuna attenzione, visto che loro non ne avevano affatto in quel momento, preoccupati come erano a starsene tra le nuvole.

Durante il corteo, qualche invettiva, diversi cori e canzoni, il cui unico risultato, non è stato quello di colpire i cittadini (di lasciarli attoniti magari), ma è stato quello di far salire nostalgia tra i compagni che più di altri hanno una memoria storica.

Si è accennato alle vecchie e nuove bombe, che affliggono tuttora i movimenti e le classi lavoratrici. Dunque qualche spunto di riflessione, tra l’altro difficilmente recepiti da molti impegnati a caricare cyloom, ma niente di più. La cosa che appariva lampante era la mancanza di un minimo lavoro organico che preparasse i partecipanti ad affrontare l’evento. Se non basta infatti fare un corteo per affrontare la lotta antifascista, quindi quella anticapitalista, è perché appuntamenti come questo sono in funzione di campagne in prospettiva, cioè utili per lanciare progetti costanti nel tempo. Si dice infatti che “il 12 dicembre non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza”. Ma come si pensa di farla questa resistenza, se non si affrontano le questioni delle nuove bombe. Davvero era necessario aprire, in questa giornata, il corteo con uno striscione sugli ogm come bomba del presente? Senza togliere nulla al capitalismo e alle sue necessità di fare della vita un brevetto, forse non era il caso di incentrare la giornata sulle repressioni di oggi? Continuano gli oscuramenti e le censure ai siti delle realtà antagoniste, un esploi di sgomberi di aree occupate, di arresti e incriminazioni di compagni e compagne, anche per fatti di 2 o 3 anni fa. Se c’è una cosa necessaria nella giornata per la strage a piazza Fontana, è attualizzare le bombe di tutto quel periodo. Oggi si riceve poco ascolto parlando di fatti di più di 30 anni fa e di conseguenza si ottengono relativamente pochi risultati. La repressione continua ma in modo differente. Questo è ciò che dobbiamo far sentire. Oggi il padronato non ha bisogno di stragi per seppellire il movimento. Per il semplice motivo che questo movimento non rappresenta affatto una minaccia. E’ più un soggetto a cui attribuire il ruolo di nemico con cui giustificare le proprie manovre di reclusione dell’intera società. Più o meno una delle tante cose che viene fatte contro i migranti. Per affossare il movimento, non hanno più bisogno dei fascisti di ordine nuovo, sono al governo, sono legali e ci pensano da soli. Usano metodi striscianti che colpiscono in modo mirato, come gli sgomberi e gli oscuramenti dei siti (purtroppo unica fonte efficace di informazione). Poi i compagni vengono uccisi comunque, come a Genova, ma sollevano più indignazione che altro e non sortiscono più i risultati di un tempo.

Una cosa su cui non possiamo che essere tutti d’accordo, è che governo e industriali fanno passare un po’ per volta le loro misure, per mantenere più basso possibile il livello del conflitto sociale. Così avviene sul campo della repressione: ci tolgono un po’ per volta spazi vitali di aggregazione e di comunicazione. E’ più utile zittirci che non uccidere qualcuno. E se così deve essere, facciamolo passare per una rissa tra ubriachi, come successe con Dax.

Le necessità delle persone sono sempre più impellenti. E’ vero come si diceva in corteo, che le nuove bombe del precariato, del razzismo, della mercificazione e le guerre, sono molto forti e sono lanciate tutte dalla stessa forza. Ma per rispondere a questo, i movimenti devono agire con un forte senso identitario e in modo mirato. Il fenomeno in cui si incorre ogni volta che la politica si riduce a mera esibizione (quello che più o meno è stato questo corteo), è quello che, mancando di contenuti, la base mobilitata paradossalmente si allontana, nel tempo, dalle questioni sociali. Ovviamente ci riferiamo alla base studentesca, orfana di ponti con le passate esperienze.

Qualche esempio: cosa sarebbe delle lotte dei disoccupati se non fossero caratterizzate proprio dal ruolo dei disoccupati. Oppure, cosa sarebbero le lotte dei migranti senza i migranti?

Per l’occasione, un coordinamento avrebbe dovuto piuttosto organizzare una due giorni di occupazione, in una delle numerosissime “aree dimesse”, con interventi degli scioperanti dell’atm, di global project, di indymedia e di radio gap sulle attuali repressioni. Molto più utile dal punto di vista del dibattito interno, della visibilità e del coordinamento.

O questo, o la genericità ci porterà alle squallide mosse paternalistiche e di propaganda, che i sindacati confederali esibiscono per non perdere terreno e faccia, dopo troppo evidenti collaborazioni con il fronte politico neo-liberista. Che sia il centro “sinistra” a cui la CGIL porge tutto il suo zelo, o il “centro” destra del patto per l’italia.

L’antifascismo sta perdendo perché non riusciamo a rinnovarlo come impegno. Non possiamo negarlo. Occorre creare una forza che sia in grado di portare questo rinnovamento, basato sull’attualizzazione dei fatti passati attraverso le nuove repressioni. Senza, non possiamo stupirci del fatto che la gente non ricordi e che non ci sia neanche un minimo di coscienza anche tra molti giovani compagni/e.

mangiabimbi


Venerdì mattina arriviamo in largo Cairoli, il concentramento della manifestazione studentesca, io e un compagno che quei giorni e quel periodo li ha vissuti. La prima cosa che mi fa notare è come il movimento sia rimasto sguarnito. Dice proprio così,come se un paragone tra il movimento di allora e oggi fosse possibile. Ciò che dice è piuttosto ovvio e ci suggerisce che i padroni oggi continuano a vincere.