Manifesto Rete Antirazzista Mantova

La rete è nata per connettere il lavoro dei soggetti che nel territorio di Mantova sono attivi a contrastare il razzismo istituzionale del modello “fortezza Europa” e le oppressioni generate dal “sistema di accoglienza”.
Quest’ultimo, creato dal precedente ministro leghista Maroni, è sospeso tra speculazione e controllo grazie alla gestione esternalizzata ai soggetti terzi, generando così tensioni nei territori, lo sfruttamento degli operatori sociali precari e l’alienazione dei migranti.

La necessità di costruire la rete però non proviene solo dalle esperienze a fianco dei migranti o dei lavoratori sociali percari, ma anche per avere un ambito ampio di confronto ed informazione su un quadro europeo ed internazionale che nonostante stia precipitando rimane nascosto dai media principali.
Non si parla mai di come il nostro stile di vita occidentale sia garantito dallo sfruttamento lavorativo, politico ed ambientale del sud del Mondo, o di come i processi migratori, o le speculazioni politiche come la differenziazione tra migranti politici ed economici, siano funzionali ad alzare muri di filo spinato sulle frontiere e garantire un bacino di manodopera sostitutiva a basso costo.

Lo sgretolamento del welfare europeo (diritti essenziali ed accesso ai servizi sociali) e la sua traduzione nel “mercato dei servizi” ci dice che dobbiamo schierarci con LA LIBERA CIRCOLAZIONE DI DONNE E UOMINI e lottare per conquistare dal basso nuove forme di cittadinanza e distribuzione della ricchezza.
Dall’altro lato infatti la LIBERTÁ DEI CAPITALI, come mostra il tentativo di costruire un mercato unico tra UE ed USA (TTIP), impoverisce i territori e il livello di diritti e garanzie sociali sollecitando di fatto delle migrazioni forzate.

Pensiamo sia indispensabile costruire la rete attorno a 3 obiettivi e 3 livelli di lavoro.

Vogliamo proporre a chi è interessato alla rete:

1- del materiale comune per smontare gli slogan del razzismo di media e fascisti e costruire dei percorsi antirazzisti in tutto il territorio provinciale;
2- mettere in rete le iniziative dei singoli soggetti e costruire insieme delle campagne comuni;
3- continuare a diffondere, produrre e discutere le alternative all’attuale modello di accoglienza, prendendo spunto dal dibattito nazionale ed internazionale.

La Rete Antirazzista di Mantova vorrebbe attivarsi in 3 modalità che i soggetti possono valutare di volta in volta:

1- intervenire con materiali e attività antirazziste dove si presenta il tentativo di speculare politicamente sulle migrazioni;
2- attivare dei percorsi di mutuo-soccorso e riconoscimento tra migranti e territorio in modo da dissipare la continua separazione del “noi” e “loro”;
3- supportare le rivendicazioni di migranti ed operatori sociali in situazioni di sfruttamento.

L’antifascismo non si delega

Alla fine di Agosto la città di Mantova ha assistito alla prima manifestazione importante del comitato, sedicente apartitico, “Mantova ai Virgiliani”. In quella occasione la calata di gruppi neofascisti di Forza Nuova, e l’adesione non trascurabile di cittadini mantovani ha testimoniato un dato lampante: l’unica invasione che vive la nostra città è quella dell’odio!
Chi, come noi dello spazio sociale La boje e Mantova Antifascista e Antirazzista ha compreso fin da subito la gravità dell’episodio, non ha esitato a scendere in piazza, a contrapporsi alla sfilata dell’intolleranza e della violenza questa, sì, realmente odiosa
Il 21 Novembre “Mantova ai Virgiliani” inscenerà le sue menzogne nel cuore stesso della città, quel centro che si appresta a diventare la vetrina della capitale della cultura 2016 ma che, per ora diventerà la kermesse di gruppi neofascisti e razzisti.
Come in Virgiliana abbiamo difeso la periferia, non esiteremo a difendere il centro città! Siamo ben consapevoli che il consenso che questi gruppi sembrano riscontrare è una reale minaccia al progresso civile e sociale della comunità; e se si concederà loro ulteriore spazio, nuovi luoghi di rappresentazione, si alimenterà il loro legame con gruppi politici istituzionale come la Lega e la lista De Marchi; ebbene l’unica cultura che Mantova rappresenterà il prossimo anno sarò quella dell’odio, dell’intolleranza, e della nostalgia fascista.
Per questi motivi invitiamo chiunque, singole e singoli nonché associazioni, gruppi politici veramente antifascisti ed antirazzisti, a costruire una risposta chiara e determinata contro l’ennesima invasione fascista sul suolo mantovano!

Restiamo Umani

Piangiamo le vittime di Parigi e solidarizziamo con i loro cari.
Proviamo odio per chi disprezza l’umanità a tal punto da eseguire un orrore come quello visto nella capitale francese. Vogliamo però con altrettanta enfasi denunciare lo sciacallaggio mediatico in corso. Non possiamo lasciare alcuno spazio a chi oggi a poche ore da un dramma che coinvolge tutte e tutti fomenta napalm sul Mediterraneo, fuoco e fiamme su pretesti razziali, rappresaglie basate sul colore della pelle piuttosto che sull’intimità religiosa e cerca di indirizzare l’indignazione collettiva e la rabbia di tutti verso una Guerra.
Vogliamo capire, analizzare, riflettere le dinamiche e i moventi.
Vogliamo in tal proposito socializzare alcune considerazioni.
Le organizzazione terroristiche islamiche esercitano guerre e genocidi a danno di milioni di persone che vivono in Medio Oriente. E’ dalla repressione, dalle torture, dai genocidi per mano di terroristi e di alcuni regimi, Assad in primis, che i migranti scappano e cercano rifugio in Europa. Dall’Egitto alla Rojava, passando per il martirio del popolo siriano per opera di Assad. Purtroppo le resistenze laiche e socialiste che si contrappongono alle organizzazioni integraliste islamiche devono anche combattere contro l’appoggio dei governi occidentali ai regimi Islamici, come vergognosamente accade nelle operazioni militari in Turchia tra Erdogan e Isis avvallate dall’Onu. I Governi occidentali hanno strette relazioni economiche per l’approvvigionamento e il possesso di risorse energetiche, soprattutto gas e petrolio dei regimi Mediorientali che appoggiano incondizionatamente le falangi fasciste e terroriste dell’Islam. La barbarie imperialista e la barbarie islamista si alimentano vicendevolmente per il controllo delle risorse. A pagare il prezzo di questi conflitti siamo tutti noi. Sono i 140 morti a Parigi, sono i 30 morti a Beirut sempre ieri per mano della stessa Isis, sono i migranti che scappano e che forse hanno travato morte nella capitale francese. Siamo tutti noi a pagare con i nostri morti le loro guerre imperialiste. Hollande e Assad sono due facce della stessa medaglia. Vogliamo nei prossimi giorni raccontare realtà diverse da quelle che fomentano odio, guerre e razzismo, perchè esse sono esattamente la stupida conseguenza del problema che li genera.

Spazio sociale LaBoje!

Regalare Mantova ai grandi marchi?

Apprendiamo dalla Gazzetta del 9/11 che la giunta mantovana “si è gettata con profusione di grande energia” in una serie di agevolazioni con lo scopo di favorire la presenza di grandi marchi nei locali commerciali rimasti sfitti, in centro e non solo. Il comune di Mantova vuole così rivitalizzare le vie che si apprestano a diventare il salotto della capitale della cultura 2016.

Non possiamo che esprimere perplessità rispetto a tale provvedimento. Modificando i termini del messaggio, si potrebbe tradurre il tutto in altro modo: il comune investe 1 milione di euro per favorire i grandi marchi finanziari che prenderanno i posti lasciati vuoti da piccoli esercenti commerciali impoveriti dalla crisi. È abbastanza chiaro come le politiche neo-liberali non facciano altro che togliere risorse ai poveri e dirottarle verso la ricchezza già esistente.

Chi, se non i grandi marchi escono agevolati dalla crisi in questa faccenda? Perché non si prendono misure uguali per favorire il piccolo e medio commercio o le attività di artigianato che tanto arricchirebbero il tessuto sociale del centro? Quale tipologia di persone si vuole frequentino i luoghi di cui va fiera l’intera città?

Da tempo noi della Boje consideriamo il PD il partito del capitalismo e non ci scandalizziamo, quindi di questi provvedimenti. Quel che ci lascia alquanto meravigliati è la velocità con cui Palazzi rinnega il programma, pur timido, per cui è stato votato da molti mantovani.

Quel che ci separa nettamente dal PD mantovano, che non fatichiamo a definire un partito di destra neo-liberale, è l’idea di città. Alla città del capitale promossa dalla giunta Palazzi noi contrapponiamo la città attraversabile dalla comunità. Alla città securitaria e dell’esclusione, noi contrapponiamo la città dell’integrazione e della condivisione, alla città dell’interesse privato, noi contrapponiamo la città del bene comune.

Una domanda, però, rimane aperta: quale modello preferirebbero gli abitanti di Birmingham?

La cattiva scuola di Renzi-Giannini

Per i precari della scuola l’estate è sempre stato una stagione piena di contraddizioni e dubbi. Il lungo periodo di inattività farcito dall’assegno di disoccupazione (che arriva spesso tra ottobre e dicembre) non è mai stato libero da preoccupazioni che proiettano la mente all’inizio del futuro anno scolastico: avrò un contratto favorevole? Riuscirò a lavorare tutto l’anno? Andrò in una scuola favorevole alle mie aspettative?

La domanda più assillante rimane, comunque,la stessa di sempre: sarà la volta buona per andare di ruolo?

L’estate 2015, tuttavia, sarà ricordata dal variegato mondo del precariato scolastico in modo diverso da tutti gli altri, è infatti l’estate della “buona” scuola! I mesi precedenti si sono chiusi con le mobilitazioni sindacali che sono riuscite a manifestare un primo segnale di opposizione all’Italia renziana che sembrava fondarsi su un granitico consenso. L’altro risultato importante delle mobilitazioni di fine primavera è stato l’aver ricompattato il fronte dei docenti in passato diviso, schematizzando un po’ la realtà, tra i docenti di ruolo ed i precari. Sarebbe più che logico aspettarsi un autunno caldo sul fronte scolastico, visto che coinciderà con l’introduzione dei provvedimenti osteggiati e, bisogna riconoscerlo, realizzati dal duo Renzi-Giannini.

Saltiamo, dunque, tutte e tutti sulla grande barca contestatrice che vede finalmente uniti sindacati, precari, famiglie e studenti?

A ben guardare, la situazione è più sfaccettata e rischiosa.

Le prime contraddizioni nel fronte dei docenti si stanno già manifestando durante le iniziali convocazioni di Agosto per il personale della scuola.

Le problematiche sono emerse per i docenti delle scuole dell’infanzia e delle primarie. Queste nomine sono state effettuate al di fuori del piano di assunzioni della riforma (che partiranno dal 15 Agosto) e si sono rivolte a chi era già inserito nelle graduatorie permanenti, ovvero quelle dove si trovano i candidati in possesso di abilitazione titolo che non coincide con la laurea o il diploma ai quali è successivo. Una sentenza del consiglio di Stato ha accolto un ricorso dell’ANIEF (un’associazione pseudo-sindacale attiva nel promuovere qualsiasi forma di ricorso e petizioni, anche se in contraddizione tra di loro) che equiparava i titoli di alcuni docenti in possesso del diploma abilitante come abilitazione vera e propria e inserendoli nelle GAE. Questa sentenza ha determinato che alcuni docenti si sono visti scavalcare da altri che possederebbero un titolo in meno, non molti per la verità in quanto la sentenza aveva in sé parametri stabiliti (età, anni di servizio ecc.). Sono scattate immediatamente le proteste che hanno visto gli insegnati e le insegnanti coinvolte andare a prendere la tanto agognata nomina a tempo determinato in abiti neri da lutto.

Qualcosa, a ben vedere, non torna. Per quale motivo una persona che sta per essere assunta a tempo indeterminato, oggi come oggi, lo fa vestendosi a lutto? Semmai avrebbe dovuto protestare chi quel posto non lo ha avuto per “colpa” di altri che hanno vinto un ricorso. Naturalmente è arrivata puntuale la solidarietà dei vari sindacati che, mesi prima, avevano anche favorito il ricorso tanto vituperato.

I veri nodi, però, sono in arrivo a partire da metà Agosto.

Gli insegnati di scuola secondaria,medie e superiori, inseriti nelle GAE e/o i vincitori dell’ultimo concorso si sono divisi in chi ha avuto la fortuna di essere assunto prima del 15 Agosto(circa 27mila) con i contingenti e le norme in vigore precedentemente alla buona scuola e coloro che dovranno affrontare il calvario emotivo delle fasi A,B,C,D; ovvero step di accesso alle assunzioni che dividono e classificano il già parcellizzato mondo del precariato scolastico.

È a partire da questa fase che emergono le novità della riforma. Agli insegnanti abilitati che non sono stati immessi in ruolo nelle fasi precedenti (circa 80mila) è stata fornita la possibilità di inserirsi in una grande graduatoria nazionale in cui ogni candidato deve esprimere preferenze sulle province in cui desidera lavorare. Il sistema informatico predisposto dal ministero incrocia i dati e indica la cattedra di titolarità assegnata. Fin qui sembrerebbe tutto liscio, anzi, molto positivo; ma è in agguato una clausola ereditata dai passati sistemi di reclutamento: se rinunci alla nomina vieni depennato dalle graduatorie. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Fino ad oggi gli insegnati abilitati erano iscritti in graduatorie provinciali e questo sistema si basava sul presupposto che un lavoratore avesse un interesse a vivere in una determinata provincia. Come è noto, ciò ha determinato spostamenti considerevoli da zone a forte calo demografico (specie nel Sud Italia interno) a zone a buoni livelli di crescita demografica (sopratutto le aree industriali del Nord Italia interessate prima di altre a processi di immigrazione interna o extra-nazionale). Questi fattori hanno portato a dislivelli considerevoli di presenza nelle GAE e tempi di permanenza diversi. Facendo degli esempi, i tempi di immissione in ruolo in province della pianura padana si attestavano, in media 5-10 anni; al sud i tempi si allungavano di ulteriori 10 anni circa. Il risultato è che, ad oggi, i posti disponibili sono quasi esclusivamente in nord Italia e, con la graduatoria nazionale ci sarà un esodo di massa di persone comprese tra i 30 e i 40 anni o più dal Sud al Nord. Circa il 25% dei candidabili alla graduatoria nazionale non ha presentato domanda di inserimento, valutando che il trasferimento sarebbe stato troppo problematico (come conciliare il lavoro di un membro della famiglia con la salvaguardia dell’integrità della stessa?). Per questi insegnanti rimane la possibilità di poter fare delle supplenze annuali o a tempo breve; in pratica una retrocessione da aspirante docente di ruolo a supplente precario a vita, o quasi. Il messaggio di fondo del ministero e del governo sembra essere questo: “caro/a precario/a sei tu disposto a spostarti dove il cervellone elettronico ti assegnerà la cattedra? Bene puoi lavorare…..non sei disposto perché hai famiglia, figli piccoli da crescere, genitori anziani da accudire, affetti emotivi a cui non vuoi rinunciare? Bhè, ci pensavi prima e ora non rompere le scatole con queste sciocchezze sentimentali e non economiche!

Anche in questo caso si è alzata la protesta, formale, dei sindacati. Peccato che la graduatoria nazionale sia stato un cavallo di battaglia di tutti i sindacati che la indicavano, ai tempi della riforma-tagliola Gelmini come una soluzione al precariato. La stessa ministra Giannini non ha nascosto la propria irritazione per le critiche mosse dalle organizzazioni dei lavoratori dopo che non aveva fatto altro, di fatto, che applicare quanto esse suggerivano da anni.

Sia chiaro fin da subito che non esiste una formula magica che elimini i problemi del reclutamento del personale docente in maniera indolore e positiva per tutti e tutte; specie se non si interviene su nodi reali capaci di creare nuovi posti di lavoro e sopratutto maggiore qualità nel sistema scolastico per gli studenti. Ciò che, invece,sembra stia avvenendo è una sovrapposizione a tratti caotica di norme, riforme, provvedimenti giudiziari che destabilizzano l’immagine che il lavoratore ha di se stesso all’interno del gruppo e che faccia interiorizzare il concetto che il lavoro non sia un diritto e neanche una conquista ma piuttosto una concessione.

Si può tranquillamente sostenere che sia proprio questo il nodo reale della questione, sul quale si ritornerà in seguito. Scuole ora, sviscerare il problema delle successive fasi di reclutamento, denominate fasi C e D.

La riforma Giannini prevede ulteriori provvedimenti di assunzione che rappresentano, forse, il nodo più spinoso seppur e si collega con i cosiddetti “poteri della dirigenza”.

Nell’ottica di realizzare la piena autonomia scolastica, introdotta fin dagli anni ’90 con le riforme Berliguer ma poi, nel bene e nel male, ampiamente disattesa; ogni istituto scolastico può destinare parte del proprio bacino di lavoratori a progetti speciali. Questi sono orientati da griglie ministeriali e si pongono l’obiettivo di facilitare il rapporto tra scuola e territorio. Tali progetti erano, in precedenza, finanziati con i fondi di istituto mentre ora vengono direttamente traslati dal monte orario settimanale di lavoro in classe (18 h.); in pratica se un insegnante viene destinato a svolgere 9 ore settimanali al progetto x, andrà in aula nelle 9 ore restanti, svolgendo sempre le sue 18 ore da contratto ma non realizzandole esclusivamente in aula. Sono le dirigenze ed i consigli di Istituto a stabilire quali progetti mettere in piedi e il personale da destinare agli stessi in base al curriculum personale di ogni insegnate o personale tecnico-amministrativo. A questo punto si liberano ore di insegnamento che dovranno essere coperte da nuove assunzioni dette “di autonomia”. È la fase C di assunzioni che coinvolge chi non ha avuto l’assunzione in ruolo nelle tre fasi precedenti ed è inserito nelle liste nazionali; il personale abilitato che non aveva fatto domanda di inserimento nelle suddette liste nazionali ed è rimasto nelle Graduatorie Ad Esaurimento provinciali; gli abilitati non inseriti nelle GAE (in genere gli abilitati TFA e chi è oggi inserito nella 2° fascia provinciale). A conti fatti un bel po’ di gente.

Ma quali sono, realisticamente, i numeri di queste assunzioni? Si presume che saranno molto esigui nei primi due anni di introduzione della riforma (tempo che si prevede coincida con la fine delle fasi precedenti) e che i primi effetti reali si vedranno nell’A.S. 2017/2018, mentre per l’A.S. In corso bisognerà attendere Novembre

Il 14 Ottobre si sono completate le operazioni di assunzione che hanno coinvolto il normale avvio delle attività scolastiche, con le nomine dei primi supplenti nominati da ogni graduatoria possibile.

Si può, quindi, cercare di trarre un bilancio per pensare e prevedere delle prassi politiche.

Sommando le varie fasi di assunzione (a tempo indeterminato o precarie) con quelle che avverranno con tutele crescenti (fase C) si capisce come la situazione lavorativa degli insegnanti prima precari, sia migliorata, o almeno non peggiorata dal punto di vista contrattuale. La stessa preoccupazione per le nomine dalla graduatoria nazionale si è, di fatto, rivelata poco fondata se guardiamo i numeri di chi non ne ha usufruito. Tale miglioramento non è dovuto esclusivamente ai piani di assunzione di Renzi, ma anche e sopratutto per via del blocco delle abilitazioni che conducono all’immissione in ruolo iniziato nel 2010 con la fine delle SISS (scuole di specializzazioni post laurea abilitanti all’insegnamento della durata di anni e parificate ad un dottorato).

A completare il quadro vi è stata l’assegnazione di 500 € in busta paga per finanziare le attività di aggiornamento individuale preventivamente elargiti sui conto corrente degli insegnanti nominati fino al 14 Ottobre. Rimane inesplicato le modalità con cui ogni insegnante sarà tenuto a fruirne.

La Debolezza delle mobilitazioni sindacali

Le mobilitazioni del corpo docenti avvenute tra fine primavera ed estate, sembrano aver perso spinta ed energia nell’autunno. Se in Maggio, come si accennava precedentemente, gli insegnanti (mobilitati sopratutto dalla FLC-CGIL) hanno dato prova di notevole combattività, la categoria stessa sembra, ultimamente, essere scomparsa dal dibattito pubblico. L’unica manifestazione prevista nei mesi di Settembre-Ottobre ha manifestato più limiti che potenzialità.

Da un lato si pone la FLC-CGIL in particolare (e il resto dei confederati in generale) che vive la contraddizione di imbastire una lotta contro il governo del PD, a cui è legato ancor più di altri settori della CGIL; d’altro canto i sindacati di base non riescono più a mobilitare e gestire i propri iscritti.

Ad una lettura più intima delle mobilitazioni recenti, senza dimenticare quelle più lontane intraprese dal 2008, si potrebbe affermare che si è arrivati ad una fase conclusiva, poiché le tematiche e le piattaforme portate avanti hanno, in parte trovato risposta dalla riforma Renzo – Giannini. Sia chiaro, le richieste hanno sempre avuto un carattere più rivendicativo che vertenziale, accomunando un poco tutto nello slogan “Immissione in ruolo di tutti i precari”. A ben vedere, però, essendo quello salariale l’unico binario sul quale ha viaggiato il treno della contestazione; esso si perde nel vuoto man mano che la situazione salariale stessa migliora o, sarebbe meglio dire, non peggiora alla stessa velocità che colpisce il resto del lavoro dipendente, pubblico o privato che sia.

La questione salariale ha portato, ad avviso dello scrivente, più problemi che alto, in quanto è un ostacolo ad un allargamento della mobilitazione verso il protagonismo degli studenti nonché al resto della società. Perché mai gli studenti dovrebbero sostenere la lotta salariale di una categoria che non percepiscono, a volte giustamente, come vicina alle proprie rivendicazioni? E perché mai una famiglia, magari in difficoltà economica, dovrebbe sostenere una lotta salariale di un lavoratore che non sempre è più povero di tanti altri, pur intellettualmente preparati?

Quel che è mancata è stata un’idea progettuale di rinnovamento radicale dell’istituzione scolastica. Questo grande assente, pur se da molti rincorso, non è stato mai al centro delle discussioni. Sta probabilmente qui la grande differenza con le mobilitazioni del passato (che non sono partite dagli insegnanti) e, oggi, si paga totalmente il conto di questa situazione.

Di fatto il modello si scuola neo-liberista, che Renzi media dal modello anglosassone del suo idolo Tony Blair non ha trovato nessun reale ostacolo al suo affermarsi. La scuola che oggi si disegna è una scuola prettamente classista, (non priva di elementi razzisti e xenofobi) in cui viene presentato alle generazioni in formazione un modello basato sul concetto di lavoro=concessione. Come spiegare, infatti l’isterico riferimento agli stage formativi in azienda che coinvolgono anche per 600 h. Gli studenti e le studentesse? (200 facoltative per i licei, 400 per i tecnici, 400+200 facoltative per i professionali).

Quale altro motivo se non l’appropriazione della ricchezza prodotta dal lavoro è alla base di una pianificazione in cui i giovani sono portati ad interiorizzare l’obbligatorietà di essere solo ed esclusivamente lavoratori dipendenti?

La buona scuola sta marciando a ritmi veloci, ma ancora più rapido è il tentavo del “partito della nazione” di mutare il carattere ed il volto della società, a partire proprio dalla scuola, il nuovo e più pericoloso laboratorio del dogmatismo neo-liberista.

La strategia delle intimidazioni fasciste

Dopo l ‘aggressione di matrice neofascista del 13 Agosto che ha visto coinvolto un attivista di ARCI Casbah nel comune di Pegognaga, le intimidazioni rivolte a realtà antifasciste del territorio si sono intensificate. Ronde notturne ed atti di vandalismo davanti alla nostra sede diventano sempre più frequenti e gli autori, già identificati, sono gli stessi che da mesi insistono con le medesime provocazioni.

Da insulti e lancio di fumogeni nel cortile dello spazio sociale, a inseguimenti che hanno lo scopo di intimidire gli avventori casuali; il disegno politico che ne esce è chiaro: attaccare i protagonisti delle lotte contro l’impoverimento sociale e delle mobilitazioni per l’estensione dei diritti.
Basterebbe ciò a testimoniare il vero volto delle organizzazioni nazifascite protagoniste dei raid notturni sopra citati; lo stesso ruolo che sempre hanno rivestito: altro non sono che i cani da guardia del capitalismo e delle sue politiche repressive.

In questo momento storico e politico, in cui spazi di auto-organizzazione popolare come La Boje!intensificano le proprie iniziative in difesa dei diritti e di ricerca di nuovi ambiti di protagonismo socio–politico, allo scopo di smantellare ogni diktat del neoliberismo, il livello dello scontro si sta drammaticamente alzando.
A questo punto ci troviamo a riflettere sulla valenza della parola “sicurezza” sempre più schiacciata su posizioni xenofobe, rivendicata tanto dalla destra istituzionale che dai movimenti politici chiaramente nazi-fascisti.
Entrambi adottano un uso strumentale di tale termine ed entrambi vorrebbero ergersi a paladini  in difesa dell’ordine, della nazione e della razza.

L’esempio più inquietante di tali processi è, nel territorio mantovano, il consigliere comunale Luca De Marchi che, pur avendo impostato la sua intera campagna politica sull’odio etnico e lo scontro tra civiltà, paradossalmente si trincera dietro la posizione di “uomo delle istituzioni” prendendo le distanze da atteggiamenti e provocazioni da lui stesso alimentate.
Qual è, dunque, il significato del termine  “sicurezza”, di cui tanto parlano questi personaggi, se non quella di essere liberi di odiare il “diverso” impunemente?

Come se non bastasse la stessa stampa democratica, nella persona del direttore, se da un lato non perde occasione per strumentalizzare ed oscurare le nostre iniziative, dall’altro c’è una banalizzazione nel descrivere l’attività neofascista nel territorio e il revisionismo della storia contemporanea dell’ultimo secolo, dando così ossigeno ad azioni come le scritte e gli striscioni nostalgici attaccati nell’ultimo anno (tra cui l’ultima “Sabbioneta è fascista”).

Nonostante tutti i tentativi di boicottaggio subiti di recente, le nostre iniziative e l’attività politica proseguiranno, confidiamo perciò in una partecipazione larga ed interessata dei mantovani che credono nella libertà, nell’uguaglianza e nella vera democrazia.

A questo proposito comprendiamo quanto sia necessario tessere sempre nuove relazioni con i quartieri e le periferie in cui gli strati sociali più deboli sono sempre più vittime di speculazione e strumentalizzazioni politiche.

IL BUSINESS DELLA LOTTA ALL’ACCOGLIENZA

La melma nera su Mantova e l’artifizio mediatico del razzismo che non c’è

di  Favilla – CommuniaMantova
Spazio Sociale La Boje!

La frazione Virgiliana è una formata da un paio di strade che si intersecano ai capannoni dell’area industriale a est di Mantova.
Ci abitano diverse famiglie di migranti, ma la scarsa densità abitativa e l’assenza di piazze e spazi pubblici di socialità, la rendono una tranquilla zona dormitorio dove ognuno pensa a sé.
Due settimane fa arrivano 45 profughi da Bangladesh, Pakistan e Afghanistan presso un hotel dismesso da 7 anni, gestiti dalla cooperativa Olinda (esterna alla rete SOL.CO, che domina gli appalti nel settore sociale nel mantovano, settore segnato da una situazione di precarietà e appalti al ribasso, aggravatasi ulteriormente dopo i tagli al welfare).  L’amministrazione del nuovo sindaco Palazzi (al cui interno SOL.CO ha un buon peso politico) polemizza con la scelta della prefettura e si impegna per trasferire parte di quei profughi in altre strutture, con la scusa della destinazione d’uso che stabilisce quanti richiedenti asilo possono essere ospitati.

Approfittando del polverone mosso dalla stessa giunta di centro-sinistra, Forza Nuova organizza un presidio sotto l’ hotel attraverso la pagina, creata ad hoc, “Mantova ai virgiliani”.
Il fratello della coordinatrice provinciale dell’organizzazione neofascista organizza l’evento Facebook, che argomentando in sole 35 parole i motivi della protesta, raccoglie a fatica in una decina di giorni 50 partecipanti.
Ricordiamo che a Mantova Forza Nuova è formata da pochissime persone unite da legami affettivi o parentali che vivono in provincia, lontani dalla città. Hanno provato a candidarsi a maggio a Mariana Mantovana (paese di 721 abitanti noto per la discarica provinciale), in linea con la strategia del loro partito di strappare consiglieri comunali in comuni microscopici, ma non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie.

Mentre la pagina facebook campanilista pubblicava foto di tortelli e agnolini, evitando accuratamente di produrre un’ analisi sulla questione dei flussi migratori, i collettivi dello Spazio Sociale La Boje! hanno convocato un’assemblea a cui hanno invitato tutte le forze antirazziste.
Nonostante la ristrettezza di tempo, abbiamo pensato fosse necessario convocare un presidio in contemporanea con quello di Forza Nuova in modo da allontanarli dall’hotel Maragò ed entrare in contatto con gli abitanti della Virgiliana.
In più occasioni nell’ultimo anno abbiamo provato ad aprire percorsi di reciprocità e solidarietà tra territori e migranti, basterebbe ricordare il presidio meticcio “Je suis antiraciste” contro l’attentato a Charlie Hebdo e le sparate razziste dei giorni successivi oppure il progetto dello sport antirazzista nelle periferie. Pensiamo che queste campagne a costo zero abbiano prodotto e stiano producendo strumenti e legami sociali per arginare il razzismo nelle periferie della nostra città.

Uno dei momenti dei Mondiali Antirazzisti a cui ha partecipato l'Atletico Langafia, squadra di antirazzisti e richiedenti asilo nata dallo sport popolare in periferia

Mercoledì ci siamo trovati verso le sei per parlare con gli abitanti della frazione, dare la nostra solidarietà ai profughi e agli operatori sociali che vivevano con preoccupazione le ore precedenti al presidio razzista. Abbiamo trovato un quartiere rilassato, ancor più isolato dopo la chiusura delle fabbriche attigue, in cui pochi sapevano della presenza dei profughi e non valutavano negativamente il riutilizzo della struttura alberghiera.

Dalle 19.00, prima dei reparti antisommossa della polizia, sono arrivati i furgoni delle televisioni (rete 4 e sky tg) appostandosi nella corte in cui era previsto il presidio contro i migranti.
Singolare che a Mantova ci sia stata la presenza di televisioni nazionali, dove di solito manifestazioni ben più numerose hanno visto la sola presenza di teleMantova e MantovaTV.
Questa copertura mediatica si può spiegare solamente con quanto avvenuto dopo, con la calata di fascisti da altre città del nord Italia e con la scaramuccia con le forze dell’ordine da consegnare a fotografi e telecamere.

Quello che è avvenuto mercoledì è uno spettacolo di teatro siglato dal patto tra imprenditori della notizia e teatranti fascisti. Non siamo complottisti come chi sostiene che ci sia un progetto plutocratico per abbronzare la pelle degli europei, ma ci sono interessi materiali in comune.
Da un lato i fascisti provano a sfondare in piccole città di provincia, povere di strutture militanti antirazziste di base, facendo calate da altre città (nei video si sentono esclusivamente dialetti di Verona e Brescia) e usando le curve degli stadi, impoverite socialmente dalla repressione, per stringere relazioni. Cercano di riprodurre artificialmente (ad uso dei media), anche quando non c’è, la rabbia razzista che abbiamo visto esprimersi in altre città, importando megafonatori e agitatori.
Dall’altro i media, alla ricerca di un’audience facile, parlano delle migrazioni celando i fattori strutturali (economici, politici, ambientali) e puntando unicamente su quelli emergenziali e allarmistici. In parole povere sui tg ( che formano l’opinione del 70% degli italiani) il migrante o muore affogato o delinque.

Pensiamo che i veri responsabili della situazione che si è creata siano i rappresentanti delle istituzioni. Ci sembra assurdo che i gruppi razzisti possano organizzare manifestazioni sotto le case dei soggetti che vogliono colpire, limitandone la libertà e la sicurezza. Evidentemente la sicurezza di queste persone è un fattore di serie b.
Lo stesso sindaco, il primo a creare agitazione per non essere stato informato dell’arrivo di quei richiedenti asilo, sicuramente avvertito dal prefetto dell’arrivo di neofascisti da fuori da Mantova, avrebbe potuto esprimersi tempesticamente.

La “valla” e il campo da golf di Melilla

Il modo in cui la giunta ha reagito alla calata nera sulla città ci sembra vergognoso perché presta il fianco ai razzisti.
L’assessore al welfare Andrea Caprini (che da sempre lavora tra Pantacon, Arci, festival letteratura) ha dichiarato «Adesso sposteremo altrove anche gli altri stranieri rimasti al Maragò, ma poi stop. Profughi a Mantova non ne vogliamo più. Adesso bisogna coinvolgere anche gli altri Comuni». Curioso che siano stati spostati in case prese in affitto a CoopCase e affidati alla cooperativa La Cosa (formata da collaboratori della nuova giunta comunale).
Ancor più singolare che Caprini possa stabilire che a Mantova non arrivino più “profughi” o “stranieri”, uno slogan più volte sentito dai sindaci leghisti e lontano da una prospettiva solidale e di attivazione della cittadinanza.
Il quadro si completa con l’autorizzazione al consigliere comunale (ex lega nord) Luca De Marchi, un soggetto che si è presentato alle elezioni con una campagna incentrata contro migranti e sinti, a  visitare la struttura della Virgiliana. Ci chiediamo con quale tipo di specializzazione e conoscenza possa valutare quella soluzione all’accoglienza dei migranti.

Insomma il piano è parecchio inclinato e se alcuni potevano credere che questa giunta potesse arginare gli sfoghi razzisti, è prontamente rimasto deluso.
Non aiuta certamente il qualunquismo con cui tanti a sinistra leggono i processi migratori, traducendoli come qualcosa che non gli interessa, un problema che non è il loro.
Ci chiediamo dove fossero mercoledì sera, nonostante i ripetuti inviti, gli attivisti di CGIL, equal, FIOM, SEL e dell’ ARCI.
Possiamo tranquillamente affermare che se non ci fosse stata la celere i fascisti sarebbero arrivati all’ hotel, ma il razzismo non lo combatterà certamente la polizia. Serviva una presenza massiccia della città per falsificare sul nascere, con lo spessore di un’eterogeneità politica antirazzista, la pagliacciata mediatica allestita dai vertici nazionali di forza nuova.

L’azione dei fascisti (che poi la scorsa notte hanno pure attaccato lo striscione alla cooperativa Alce Nero, inserita in Sol.Co), disinformata e stereotipizzata ha paradossalmente favorito le stesse imprese sociali che dominano il welfare mantovano.
Non sappiamo se la nuova sistemazione sarà meglio dell’hotel Maragò, quello che sappiamo è che lo spostamento non ci è sembrato frutto di una visione politica ampia, ma di intrecci oscuri tra politica e cooperative e di passività verso le vaghe sparate dei razzisti.

il fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l'occasione avendo rinforzi da fuori Mantovail fumogeno lanciato dentro La Boje dopo il presidio, i fascisti hanno colto l’occasione avendo rinforzi da fuori Mantova

L’unico modo per svelare le speculazioni, combatterle e imbastire un sistema di accoglienza efficace, virtuoso e capace di coinvolgere migranti, operatori sociali e comunità è quello di coinvolgere direttamente questi soggetti a partire dallo sfruttamento che subiscono.
I migranti sballottati come merci su cui lucrare, gli operatori sociali sottopagati e alienati dalle loro funzioni lavorative e le periferie impoverite di servizi sociali, strutture e possibilità decisionale.
Pensiamo che sia necessario fissare un’assemblea per mettere in rete a livello provinciale chi la pensa in questo modo e non ci sta a lasciare le strade e la critica all’accoglienza ai fascisti.

Chiedilo ai cocchieri

una risposta sul tentativo di polemica sull’invito di Curcio alla festa de La Boje! per presentare il libro “La Rivolta del Riso”.

di Favilla – Spazio Sociale La Boje!

Marco Carra non ritiene opportuna la visita di Renato Curcio alla festa de La Boje!, per presentare il libro “La rivolta del riso”, il prodotto di un laboratorio di analisi sociale e narrativa che ha coinvolto educatori, animatori ed operatori sociali impegnati in una riflessione sulle condizioni di lavoro nel cosidetto terzo settore. Condizioni di lavoro che sono state coinvolte dalle radicali trasformazioni che sta vivendo questa realtà a seguito dei tagli al welfare e dello smantellamento dello stato sociale e mercificazione del lavoro di cura – la responsabilità dei quali ricade quindi anche sul Partito Democratico.

Da 25 anni Renato Curcio, dopo aver scontato le pene connesse al suo passato politico, svolge la sua attività di ricerca su questi temi, ed il collettivo di operatori sociali di Mantova ha ritenuto che il libro da lui curato possa essere di stimolo ad un dibattito sulla realtà del settore. Secondo Marco Carra questo lavoro pluridecennale invece non merita di essere discusso. Ci auguriamo che questa sua posizione sia dovuta ad una ignoranza della produzione letteraria di questa casa editrice e ad un desiderio di raccogliere consensi, rivangando vicende legate ad una persona della quale non sottovalutiamo il passato politico, dal quale peró il lavoro successivo si discosta completamente.

Se parliamo di precarietà lo facciamo esclusivamente dalla parte dei precari, ci scuserà se non abbiamo chiamato il suo collega di partito e ministro del lavoro Poletti, sembra più interessato a stare alle cene con i Casamonica che nei luoghi dello sfruttamento.  O forse, se vuole indagare i rapporti tra criminalità e politica oggi, dovrebbe rivolgersi lei alla sezione romana del PD e ai loro amici cocchieri dei malavitosi.

REFUGESS WELCOME TO MANTOVA

DIFFIDA DEI RAZZISTI, LA SOLIDARIETÁ TRA POVERI É L’UNICA SOLUZIONE ALLA CRISI!

Mercoledì il quartiere periferico della Virgiliana vedrà comparire l’ennesimo travestimento dell’organizzazione neofascista forza nuova, “Mantova ai Virgiliani”.  Utilizzando impropriamente la figura di Virgilio, passata alla storia dell’epica letteraria per il poema sulle vicende del profugo Enea, in fuga da Troia distrutta dai greci, provano ad imitare simili operazioni messe in campo a Brescia e Bergamo.
Lo schema è semplice, nascondere il razzismo con il campanilismo, pubblicare interventi sui monumenti della città e le specialità culinarie del territorio, condendoli con propaganda razzista in cui i migranti sono la base di qualsiasi problema.
L’estrema destra nell’ultimo anno ha provato a rendere sistemico il suo intervento contro l’arrivo di migranti, esasperando l’allarmismo dei media (definendo INVASIONE l’arrivo del corrispettivo dello 0,2% degli abitanti italiani), speculando su episodi di cronaca nera e provando a fare presa su una classe media impaurita per il costante impoverimento causato dall’austerità economica.
Casa Pound e Forza Nuova provano ad imitare i camerati tedeschi che con la creazione di PEGIDA (Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente) hanno aggregato persone partendo dagli attacchi ai migranti e dalla paura verso l’Islam.
Ciò che viene rimosso dal discorso razzista e dai media, che ne parlano solo in modo allarmistico, sono le cause economiche, politiche ed ambientali delle migrazioni.
I governi occidentali hanno diverse relazioni con le dittature di Africa e medioriente e ruoli ibridi nei contesti bellici.
L’ inquinamento da noi prodotto ha causato cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno messo in ginocchio intere regioni agricole e la conseguente sussistenza alimentare di diverse popolazioni.  La stessa appropriazione delle risorse naturali attraverso l’estrazione intensiva, lo sfruttamento di manodopera, le mono-culture coatte e la sottoscrizione di accordi commerciali vantaggiosi per l’Europa sono tutti elementi che precarizzano la sovranità alimentare e la stabilità di milioni di persone. In quei territori come si può distinguere tra “clandestino”, “rifugiato politico” e “migrante economico”? Sembrano distinzioni utili ad aumentare la speculazione.
In Italia mancano delle leggi serie sulle migrazioni e il diritto d’asilo. La stessa Europa in crisi di legittimità non riesce a darsi delle regole comuni, una divisione dell’impegno dell’accoglienza e una gestione condivisa delle frontiere e la creazione di corridoi umanitari.
I politici che parlano di “affondare i barconi” sono i primi che propongono false soluzioni per continuare le loro campagne politiche sulla pelle dei migranti e promuovere speculazioni di tipo di assistenzialistico e repressivo.
Non per niente l’attuale disegno dell’accoglienza fu creato da Maroni (attuale presidente della Regione Lombardia, lega nord) quando era ministro dell’interno.
Di fronte a questa situazione i fascisti dicono di voler contrastare il business dell’accoglienza, eppure attaccano i migranti che sono le vittime e non gli imprenditori del sociale. Nell’inchiesta MafiaCapitale infatti diversi personaggi dell’estrema destra erano inseriti nelle speculazioni sui campi rom e sui centri d’accoglienza.
Ma cosa ci guadagnano i rifugiati? Facciamo un po’ di chiarezza:
chi è inserito in questi progetti è obbligato ad aspettare in strutture spesso sovraffollate quasi due anni per aspettare il responso delle commissioni che valutano la richiesta d’asilo (poche e spesso poco formate sui contesti geopolitici, da Mantova devono recarsi a Milano);
i 35 euro al giorno provengono da un fondo pubblico europeo (per gli SPRAR), e da fondi governativi i centri più grossi, che può essere destinato solo a progetti d’accoglienza ed è creato dalle tasse per il rinnovo dei permessi di soggiorno (quindi sono gli stessi migranti a pagare per l’accoglienza);
I 35 euro non vanno al singolo migrante, ma alla struttura che li ospita, è vero che questo ha creato diverse speculazioni (non vengono garantite ai migranti le attività di alfabetizzazione ed inserimento sociale), ma spesso ha anche permesso di trovare un’occupazione per tanti disoccupati italiani.
Quindi i migranti sostengono un’accoglienza i cui soldi finiscono nelle tasche degli italiani, spesso indebitamente. Invece che inseguire le sparate razziste dovremmo provare a proporre progetti di mutuo soccorso nelle periferie tra rifugiati e abitanti del quartiere. La solidarietà è una delle poche armi in mano ai poveri.

Solidarietà Antifascista agli attivisti della Casbah

In seguito ai fatti dell’aggressione di stampo neofascista ,avvenuti lo scorso martedì 4 agosto, vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà al nostro compagno e a tutti gli attivisti dell’arci Casbah.
L’ episodio non è isolato ma è il più grave di una lunga serie di provocazioni a realtà fisiche che portano avanti una radicata politica antifascista.
Nel mantovano, queste aggregazioni neofasciste oltre ad essere piccole sono socialmente emarginate, difficilmente individuabili e poco conosciute ma praticano una strategia fatta tutta di istigazione e sfida, ponendo come unico obbiettivo lo scontro fisico violento.
Agendo nell’ombra non vengono riconosciuti come minaccia reale ma cavalcano astutamente l’onda incalzante di una retorica xenofoba e sempre più razzista e sessista su cui, scaltri leader dell’ultimo minuto, hanno costruito una politica di soppraffazione.
Partiti istituzionali come la lega nord, promotrice di innumerevoli campagne per la sicurezza e la legalità, si schiera in piazza con nuovi movimenti di estrema destra come Casapound che più organizzati e politicizzati non differiscono dai piccoli gruppetti di “neonazisti da paese”, nelle modalità di azione violenta.
Poniamo, dunque, uno spunto di riflessione per quanto riguarda l’ambiguità di alcuni temi come legittimità e giustizia, facendo riferimento alla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”), detta anche Legge Scelba, all’art. 4 che sancisce il reato commesso da  « un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista. ».
Non tutti rispettano le leggi e non tutte le leggi vengono rispettate ma episodi di aggressioni come quello avvenuto martedì non avevano solo scopi intimidatori, a questo proposito la solidarietà, l’informazione e la partecipazione sono le uniche risorse con cui contrastare questa bieca tradizione fatta di violenza, ignoranza ed attacco ai movimenti sociali.
La storia ci ha insegnato e ci insegna che la lotta è un esercizio quotidiano e che l’antifascismo è un valore che deve vivere ogni giorno.

Favilla_CommuniaMantova

Spazio Sociale La Boje!